Il colosso tedesco Hhla sfida la crisi dei container: «Più forti in Europa»

I conti semestrali del terminalista di Amburgo guidato dalla ceo Angela Titzrat che ha investito nella piattaforma logistica triestina

TRIESTE. «È la più grande crisi dall’avvio del trasporto di container 65 anni fa. Attualmente ci sono 353 navi portacontainer bloccate fuori dai porti di tutto il mondo, più del doppio rispetto all’inizio dell’anno»: carenze di scorte, ritardi nelle consegne e aumenti dei prezzi sono la conseguenza di un sistema che non riesce a fronteggiare il boom degli acquisti online in tutto il mondo innescato dalla pandemia. «Le restrizioni alle frontiere, le regole di distanziamento e le chiusure di molte fabbriche a causa dei lockdown hanno messo in ginocchio le tradizionali catene di approvvigionamento, portando a un’impennata delle tariffe di trasporto sulle principali rotte di navigazione tra Cina, Stati Uniti ed Europa», spiega il Financial Times.

Grandi gruppi di navigazione come la danese AP Moller-Maersk, la più grande compagnia di navigazione di container e operatore navale al mondo, la tedesca Hapag-Lloyd e la francese Cma Cgm hanno faticato a consegnare le merci in tempo, con i container bloccati in mare. Durante la pandemia i porti hanno dovuto stringere la cinghia: «Il Covid ha provocato un aumento dei costi per introdurre nuovi processi di automazione e costringendo alcuni porti a tagliare le spese riducendo il personale.

Un’emergenza cominciata quando c’è stato l’incidente che ha bloccato una delle navi più grandi del mondo nel canale di Suez». Alcune compagnie di navigazione però hanno preso in mano la situazione. Si spiegano così anche gli investimenti dei tedeschi di Hhla International a Trieste. Il colosso terminalista di Amburgo, guidato dalla ceo Angela Titzrath, ha rilevato la maggioranza della Piattaforma logistica e sta progettando lo sviluppo del terminal di terra e i lotti del futuro Molo VIII: un impegno che vale centinaia di milioni e che Amburgo comincerà a discutere con l’Autorità portuale dall’autunno.

Ma come i porti si adatteranno ai possibili cambiamenti nella domanda dei consumatori dopo la pandemia? Angela Titzrath, presidente del comitato esecutivo di Hhla, proprio in questi giorni ha diffuso i conti semestrali del colosso terminalista di Amburgo. Numeri sostenuti dal boom del trasporto container (+16%) e con ricavi di gruppo a quota 709, 2 milioni (+12, 8%): «Le catene di approvvigionamento globali –commenta Titzrath nella nota che accompagna i conti semestrali– sono state condizionate dalla pandemia e da eventi come il blocco del Canale di Suez. Ciò ha comportato enormi ritardi nelle spedizioni. Tuttavia, siamo consapevoli della nostra responsabilità per l’approvvigionamento costante per i consumatori e le aziende in Germania e in Europa. Stiamo compiendo grandi sforzi per garantire una movimentazione affidabile presso le nostre strutture e un rapido trasporto dei container. I numeri del semestre dimostrano che abbiamo saputo adattarci a queste nuove sfide».

Durante i primi sei mesi del 2021, al terminal container di Trieste sono state lavorate solo navi RoRo e nessuna portacontainer, precisa il gruppo tedesco. Amburgo ha rilevato il 50, 01% della Piattaforma logistica, che ha iniziato con i traghetti ro-ro ed evolverà nel tempo nel secondo molo container dello scalo, con un potenziale da investire di un miliardo. E proprio sui traffici intermodali lo sviluppo del colosso terminalista tedesco pone molte aspettative. In questo segmento, secondo i conti diffusi in questi giorni, il trasporto di container è aumentato del 16% a 832 mila Teu: «È stato principalmente il trasporto ferroviario –rileva una nota di Hhla-che ha continuato a beneficiare della ripresa dei volumi di merci a partire dalla seconda metà del 2020 con un aumento del 19, 3% su base annua a 678 mila Teu (568 mila Teu l’anno precedente). —