Interporto Rivers Venezia, la banchina Volpi a Marghera riparte con 20 milioni di investimenti

Il rilancio dell’area e dell’infrastruttura prevede un miglioramento dell’informatizzazione dei servizi ma anche un impatto positivo sull’occupazione rispetto agli attuali circa quaranta dipendenti

VENEZIA. Rendere lo scalo di Marghera un polo logistico di eccellenza del Nord-Est e un punto di riferimento per l’intera area economica del Triveneto e non solo.

Sono queste le ambizioni di rilancio e sviluppo prospettate da Interporto Rivers Venezia, il terminal portuale (ex Terminal Intermodale Adriatico) recentemente acquisito dal magnate Gabriele Volpi che ha appena presentato pubblicamente, inoccasione del convegno intitolato “Interporto di Venezia: sfide e opportunità” il proprio piano di sviluppo industriale. La società è stata rilevata lo scorso anno da una procedura fallimentare con un investimento di 20 milioni di euro attraverso Rivers Docks, società del Gruppo Orlean Invest Holding.

Ospiti del panel sono stati, fra gli altri il presidente di Interporto Rivers Venezia, Bruno Savio, il vertice dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Settentrionale, Fulvio Lino Di Blasio, l’Ammiraglio Piero Pellizzari, Direttore marittimo del Veneto e Comandante della Capitaneria di Porto di Venezia e Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia.

L’attività svolta dal terminal (già avviata nel corso dell’ultimo anno e mezzo) sarà rappresentata da imbarco, sbarco, stoccaggio e movimentazione di rinfuse (cereali, sfarinati, clinker, carboni, sabbia, cemento, minerali, ecc.), prodotti siderurgici (ghisa, ferrocromo, proler, coil, bramme, billette, vergella, tondoni, tubi, rottami metallici, ecc.), carpenteria pesante e project cargo.

Tra i vari servizi saranno possibili gli imbarchi e sbarchi dei carichi anche su camion e su vagone ferroviario, così come lo scarico a silos tramite nastro trasportatore direttamente collegato con le gru di banchina o pipe-line con impianto pneumatico.

Fra i servizi ausiliari il terminal propone lavorazioni di alcune tipologie di merci alla rinfusa, quali insacco big bags, setacciatura, miscelazione, deferizzazione e macinazione.

Interporto Rivers Venezia ha “l’obiettivo di diventare un terminal multiuso di riferimento sul modello internazionale, offrendo una gestione integrata dell’intera catena logistica sul modello di quanto consolidato da oltre quarant’anni in Africa”.

Il rilancio dell’area e dell’infrastruttura prevede un miglioramento dell’informatizzazione dei servizi ma anche un impatto positivo sull’occupazione rispetto agli attuali circa quaranta dipendenti.

“Tutto questo avverrà con una rigorosa attenzione ai temi della sostenibilità ambientale, attraverso la riqualificazione di aree portuali ormai da tempo dismesse, il progressivo aumento della percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili e la progressiva automazione” ha spiegato il presidente di Interporto Rivers Venezia, Bruno Savio.

Lo stesso ha presentato i dettagli del piano d’investimenti avviato fra cui spiccano l’acquisto di una gru Liebherr M550, di una tramoggia, di nuove benne a cui si aggiunge anch il revamping del parco mezzi di sollevamentodel terminal.