Interporto di Padova, record storico per i container

Nel 2021 movimentazione delle merci per la prima volta vicina a 400 mila Teu. Il presidente Pasqualetti: «Investiamo sul trasporto dei semirimorchi su rotaia»

PADOVA. Interporto Padova archivia il 2021 con numeri ancora una volta in crescita: la piattaforma logistica della zona industriale ha registrato infatti un incremento dei treni in entrata ed in uscita dai suoi terminal del +13% raggiungendo gli 8.040 convogli merci caricati e scaricati. Il traffico complessivo movimentato ha sfiorato, per la prima volta nella sua storia, i 400 mila Teu (unità di misura dei container).

La struttura conferma così, anche in un anno reso difficile dalla pandemia, dall’aumento esponenziale dei costi dei noli marittimi e da una serie infinite di difficoltà legate al sistema della logistica, un trend di crescita di lungo corso che fa di Interporto un punto di riferimento europeo per il trasporto delle merci dal Nordest verso il resto del mondo.

Un trend che non si è arrestato neppure nell’anno più difficile della pandemia. Anche nel 2020 nonostante il lockdown e l’emergenza, Interporto Padova aveva segnato il record di sempre come numero di Teu movimentati: oltre 360.000, circa il 10% in più rispetto al 2019.

«Il Covid ha cambiato il mondo e anche un settore difficile come quello della logistica intermodale» spiega Franco Pasqualetti, presidente di Interporto di Padova, reduce proprio in questi giorni da una missione commerciale a Dubai.

«La paura del contagio, il blocco delle frontiere anche tra i Paesi dell’Unione europea e il fermo sempre più frequente dei mezzi su gomma in transito attraverso valichi strategici come quello del Brennero, hanno nei fatti favorito il trasporto intermodale, quello che associa ad esempio la gomma alla rotaia. Interporto sta investendo molto sul trasporto dei semirimorchi su rotaia, lasciando alle motrici dei Tir solo la distribuzione dell’ultimo miglio. Di fatto ciò evita alle merci di transitare per l’intero continente su camion e sfrutta invece la rete ferroviaria europea, garantendo comunque la distribuzione capillare dei prodotti. Un modello, molto più sostenibile in termini di ambientali, perché riduce le emissioni di inquinanti dovute al consumo di carburante dei camion, perché libera tratti autostradali fortemente congestionati, perché offre servizio puntuale e rapido, quando questo viene gestito con professionalità ed efficienza».

È proprio "efficienza" la parola d’ordine che ha fatto scattare, con l’innesto delle prime gru a portale nel 2018, un intero processo evolutivo digitale presso l’Interporto Padovano, riconosciuto ad oggi come uno dei più innovativi dell’intero continente.

«Già ora il gate di accesso per i camion alla piattaforma intermodale di Interporto è completamente automatizzato» spiega Pasqualetti «e questo è stata ed è una carta vincente in questo periodo di emergenza sanitaria perché azzera il contatto tra il nostro personale e gli autisti, che non scendono mai dalle loro cabine».

Le cinque gru a portale attualmente attive presso i terminali 21 ore su 24, tutte già pienamente automatizzate, garantiscono un significativo recupero di produttività ed efficienza. Nel frattempo Interporto sta lavorando ad un progetto complesso che mira, per step successi, ad automatizzare tutte le operazioni di carico e scarico ed eventualmente di stivaggio su piazzali dei container sia sui camion che sui treni.

«La presenza contemporanea dei camion e treni è una delle complessità maggiori con le quali ci stiamo confrontando» continua il presidente di Interporto. «Lo facciamo anche andando a vedere in Nord Europa come sono risolti questi problemi nei loro grandi terminal. All’automazione delle operazioni si affiancherà anche un software gestionale sviluppato da noi che ottimizzerà ogni movimento delle gru e ogni posizionamento dei container evitando spostamenti inutili lungo i binari e tiri passivi delle gru. Tutto questo senza scarificare l’occupazione che anzi in Interporto Padova è destinata a crescere. Aumenteremo così movimentazioni e stoccaggi, senza avere la necessità di consumare nuovo suolo».

Negli ultimi cinque anni la piattaforma logistica padovana ha investito nel suo sviluppo infrastrutturale e tecnologico oltre 50 milioni di euro e la progressiva automazione delle attività, lungi da produrre ricadute negativa a livello occupazionale, ha dato nuovo slancio alle assunzioni.

Nel 2017 infatti i dipendenti complessivi della struttura logistica della Zip di Padova non superavano le 70 unità, ora sono 93 (con un incremento di poco inferiore al 30% in 5 anni) e si guarda ad eventuali nuove assunzioni.

«I risultati complessivi che Interporto è stato in grado di portare anno dopo anno», conclude il direttore di Interporto Roberto Tosetto, «sono la dimostrazione che con investimenti mirati ed efficacia gestionale si possono ottenere risultati estremamente positivi in termini di crescita dei volumi, sostenibilità economica e, non da ultimo, rispetto dell’ambiente, un tema sempre più centrale per un economia che anche a causa del Covid-19 guarda al proprio sviluppo con priorità diverse rispetto al passato».