I porti come motore di sviluppo, volumi da record per Trieste

Nel ’21 è al vertice in Italia per tonnellaggio di rinfuse liquide e numero di treni movimentati Zeno D’Agostino: «Guardiamo a produzione energetica, insediamenti industriali, agricoltura»

TRIESTE. A volte i numeri parlano, ma non sempre dicono tutto. I dati di Assoporti riferiti al ’21 vedono Trieste al secondo posto, dietro a Genova, per merci movimentate con oltre 58 milioni di tonnellate (63,7 quelle del porto ligure), e al primo per le rinfuse liquide, con 37,4 milioni di tonnellate.

Registrano l’avanzata di Trieste nel settore crociere, lo stesso in cui Venezia, viceversa, patisce lo stop alle grandi navi bianche in laguna e sconta le difficoltà degli approdi alternativi. Quel che i numeri non raccontano è la vision che sta dietro alle Autorità portuali «di sistema», definizione cara a Zeno D’Agostino, alla guida dell’Adsp Mare Adriatico Orientale.

«I dati e i trend sono importanti - spiega - ma non è il solo traffico che può dare l’idea di un sistema portuale in salute». E un porto è sì «un sistema a servizio dell’economia, ma è esso stesso economia. Abbiamo lavorato per costruire un mondo in cui il successo non si misura con una tonnellata in più o in meno o col numero dei container - rimarca -. Facciamo molte altre cose, basta pensare ai cantieri di Bat o alla piattaforma per il fresco a cui sommiamo trasporto e logistica».

Il focus sull’attività rileva il trend delle crociere «che si presentano con numeri importanti» sia a Trieste che a Monfalcone. Nel Ro-Ro nel ’21 «abbiamo raggiunto un record storico e ora, ad aprile, registriamo +16% il che significa - prosegue D’Agostino - che supereremo quel record». Incremento a doppia cifra per i container e cresce l’intermodalità ferroviaria (Trieste è primo in Italia per treni movimentati).

La stima è che l’area portuale mobiliti oltre 1 miliardo di euro di investimenti, e non solo italiani: quelli di tedeschi e ungheresi sono un altro elemento di valutazione dell’attrattività di Trieste e certificano la nascita «di un nuovo baricentro europeo che finalmente ribalta - ancora D’Agostino - la visione di un’Europa portuale che ha un solo punto nodale situato a nord, mentre invece ce n’è un altro più a sud».

Si può parlare di competizione con Venezia? «Io non credo ci sia un altro porto che fa le stesse cose che si fanno oggi a Trieste e a Monfalcone - risponde Zeno D’Agostino -. Stiamo ragionando in termini di produzione energetica, di insediamenti industriali, di agricoltura in porto franco... con chi dovremmo competere? Forse la competizione può declinarsi su alcuni anelli della catena più tradizionali legati al porto, ma non credo che il numero dei container sia l’unità di misura della competitività del nostro porto. Se invece guardiamo ad altro credo siano pochi i porti che riescono a stare al passo con Trieste, sulla base di quel che facciamo e faremo da qui a 10 anni».

Disegni strategici di medio periodo puntano a ridisegnare il modello di portualità anche in Veneto, come spiega Fulvio Lino Di Blasio, presidente dell’Adsp del Mare Adriatico Settentrionale, «un modello caratterizzato dalle specificità del nostro porto, che dev’essere integrato, regolato (in stretto coordinamento con l’operatività del Mose per una sincronizzazione del coordinamento delle navi in ingresso e in uscita), innovativo, digitale, green, connesso e in continuo dialogo col territorio». Traffici in ripresa anche a Venezia e Chioggia e nuove regole per le concessioni demaniali marittime.

«Ma il porto mira anche a evolvere sviluppando la sua vocazione di hub energetico - prosegue Di Blasio -: ci stiamo muovendo sui fronti dell’efficientamento energetico dei nostri asset, del cold ironing delle banchine, dei carburanti alternativi (Gas Liquefatto Naturale) e dell’Idrogeno».

Sul tema crociere e il passaggio dello “scettro” da Venezia a Trieste, De Blasio rimarca gli impegni, e il lavoro, per garantire un futuro al settore a Venezia, che resta meta ambìta delle compagnie, e fra questi il presidente ricorda il varo del primo degli approdi temporanei per le navi da crociera e il relativo terminal per’accoglienza e gestione dei passeggeri.

La stima, dopo l’entrata in servizio del secondo ormeggio, è di accogliere nel 2022 circa 200 navi (tra Venezia, Marghera e, da ultimo e in fase di studio, Chioggia). E no, non competizione bensì «sinergie» con Trieste. Confermando la vocazione di Venezia ad essere «uno dei nodi fondamentali della rete trans-europea di trasporto», De Blasio richiama gli investimenti previsti nel piano strategico dell’Autorità: quasi un miliardo di euro «da destinare a quella che abbiamo definito la rigenerazione del sistema portuale veneto, nell’ottica della creazione di un hub intermodale e logistico».