Il porto di Venezia resiste agli hacker: Federlogistica critica il governo sulla cybersecurity marittima

La Polizia Postale e delle Comunicazioni sta indagando per identificare i responsabili, e forti sono i sospetti che sia stata opera del collettivo di hacker filo russi Killnet che aveva annunciato nei giorni precedenti l’intenzione di colpire l’Italia

VENEZIA. È stata ripristinata, dopo l’attacco hacker della scorsa settimana, l’operatività del sito web dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale. Secondo quanto dichiarato ad Adriaports da fonti dell’Ente che gestisce i porti di Venezia e Chioggia, l’azione non ha provocato furti di dati o danni gravi al sistema ma solo una temporanea impossibilità di accesso alla piattaforma web per gli utenti.

L’Autorità portuale ha fatto sapere che l’attacco, di tipo DDoS (Distributed Denial of Service) e che ha interessato anche altri porti italiani, era atteso e non ha colto di sorpresa gli uffici competenti.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni sta indagando per identificare i responsabili, e forti sono i sospetti che sia stata opera del collettivo di hacker filo russi Killnet che aveva annunciato nei giorni precedenti l’intenzione di colpire l’Italia.

Altissima in generale nel mondo è l’allerta sulla sicurezza informatica degli scali marittimi, infrastrutture che negli ultimi tre anni hanno subito un aumento del 900% di questo tipo di attacchi, secondo i dati dell’IMO (International Maritime Organization) dell’ONU e della società israeliana Naval Dome specializzata in cybersecurity. Ma in Italia questa minaccia sarebbe stata sottovalutata dal governo, secondo il presidente di Federlogistica-Conftrasporto, Luigi Merlo.

Il governo ha in realtà istituito un’agenzia ad hoc per la sicurezza informatica nazionale e la Polizia Postale ha un’area di professionisti dedicati, ma secondo Merlo gli appelli sui rischi specifici per le attività marittime rivolti al Ministero competente per le infrastrutture sarebbero rimasti inascoltati.

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«Di fronte a questo pericolo reale e a un numero sempre più rilevante di Autorità di Sistema Portuale, fra cui quelle di Genova e Savona e quella di Venezia, nonché di alcuni terminal, bersaglio di offensive di hacker, il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili continua a comportarsi come se nulla stesse accadendo e si dedica, in maniera monotematica, al tema legittimo e certo importante della sostenibilità», dichiara il presidente di Federlogistica-Conftrasporto.

E a tal proposito Merlo sottolinea il diverso approccio adottato in questo comparto in altri Paesi: «Mentre i principali porti europei sono stati inseriti dai rispettivi governi nella direttiva NIS (Network and Information Security), il nostro dicastero competente non si muove e le Autorità di Sistema Portuale, che avrebbero immediatamente bisogno di disporre di un Cyber Manager, sono costrette a navigare a vista».

I porti italiani, insomma, non sarebbero sufficientemente protetti rispetto al rischio di attacchi che possono far collassare la gestione di infrastrutture logistiche strategiche. «Reagiamo a un’offensiva proiettata verso il futuro con mezzi e tecnologia avanzati con tempi, volontà e metodologie ottocentesche, – è la denuncia di Federlogistica-Conftrasporto – dimenticando una volta di più che la sfida della competitività, nei porti come nell’intero Paese, si gioca e si vince non solo sulle infrastrutture materiali, ma anche e, forse, specialmente sulla digitalizzazione».