Rivoluzione rete elettrica a Trieste: «Raddoppierà per porto e crociere»

AcegasApsAmga controllata dal gruppo Hera, sta elaborando uno studio col Politecnico di Milano per trasformare Trieste in una smart city sempre più digitale. Ne parla Giovanni Piccoli, responsabile direzione reti della multiutility. 

TRIESTE. Banchine elettriche per alimentare le navi da crociera e stazioni di ricarica per i bus in vari punti della città, elettrificazione delle attività del porto, comunità energetiche (anche nei condomini), che l’energia la consumano ma anche producono.

Giovanni Piccoli, responsabile direzione reti di AcegasApsAmga controllata dal gruppo Hera, disegna la mappa della transizione energetica di una Trieste ad alto voltaggio che sta cambiando: «Non ha senso rinnovare tutta la rete elettrica, sarebbe troppo complesso e logisticamente ingestibile. Bisogna creare un governo intelligente della rete».

La multiutility controllata da Hera sta elaborando uno studio col Politecnico di Milano per trasformare Trieste in una smart city sempre più digitale: «La crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina sta accelerando la necessità di dire addio ai combustibili fossili, petrolio e metano, a vantaggio della produzione di energia dalle fonti rinnovabili. I Paesi dell’Unione si sono impegnati a produrre almeno il 40% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Stiamo lavorando a Trieste e Gorizia per sviluppare una rete più flessibile, anche consumando più energia di notte».

Trieste città elettrica e digitale?

«Il paradigma dell’energia prodotta da centrali periferiche alle città è cambiato. Oggi non proviene più da grandi impianti di produzione ma è lo stesso cliente consumatore che diviene anche produttore. Nei prossimi dieci anni non sarà più possibile inseguire la domanda energetica attivando centrali elettriche. La rete diventerà flessibile e digitale. Fondamentale sarà lo sviluppo del fotovoltaico nelle aree urbane».

Come ci riuscirete?

«Attraverso un’importante pianificazione della rete assieme a Terna che gestisce la rete nazionale. Per raggiungere questo obiettivo Acegasaps ha aderito al bando del Ministero della Transizione Ecologica, che ha stanziato 3,61 miliardi di euro per il rafforzamento delle smart grid, le reti elettriche intelligenti in attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

E per la digitalizzazione della rete?

«Abbiamo lanciato un programma di installazione di 162 mila nuovi contatori elettronici 2G con telelettura e controllo remoto, in sostituzione dei misuratori tradizionali, entro il 2025. Serviranno a conoscere i consumi domestici e industriali in tempo reale. Entro la fine di luglio ne distribuiremo 20 mila a Gorizia. Fra il 2023 e il 2025 completeremo la distribuzione di altri 140 mila contatori a Trieste».

Nell’era delle rinnovabili come cambiano consumi e produzione di energia?

«Con la diffusione dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili nasceranno piccole comunità energetiche. Attraverso il coinvolgimento di cittadini, attività commerciali, imprese sarà possibile produrre, consumare e scambiare energia. Ad esempio per rendere autosufficiente il fabbisogno energetico di un condominio».

Come?

«L’energy storage, letteralmente stoccaggio o immagazzinamento di energia, è un sistema che consente di raccogliere l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili per renderla fruibile anche quando gli impianti non sono in funzione. Pensiamo di utilizzarlo nei punti della rete dove si pensa di produrre energia green».

Ma più banalmente come AcegasAps cerca di ridurre la stangata sulle bollette di luce e gas?

«Gli aumenti che si stanno purtroppo verificando nelle bollette dipendono dall’eccezionale crescita dei costi internazionali delle materie prime energetiche e del prezzo della CO2, che sta creando significative ripercussioni in tutta Europa aggravati dal crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina. Per risparmiare sarebbe necessario ridurre i consumi e gli sprechi».

Come?

«Le fonti rinnovabili segnano il passaggio da centrali di grandi dimensioni a una produzione diffusa. Le reti smart nascono anzitutto per questo, davanti alla necessità di avere un sistema che non si limiti a distribuire l’energia, ma che si appoggi ai singoli cittadini per produrla, che la raccolga senza sprechi e gestisca infine la discontinuità inevitabile quando si parla di sole e vento. Servono sistemi di accumulo anche per rispondere ai picchi dell’attività industriale o di quella portuale. Pensiamo alle motrici dei treni intermodali».

Nella transizione energetica verso le fonti rinnovabili c’è anche la scommessa dell’idrogeno e del biogas.

«Il biogas sostituto del metano è un importante vettore energetico. Stiamo collaborando, con la forza industriale del gruppo Hera che ha in gestione un impianto modello per l’ìdrogeno a Modena, al progetto di Hydrogen Valley transfrontaliera messo in campo dalla Regione, Autorità portuale, Confindustria e università, nell’ambito del Pnrr. L’idrogeno è un vettore energetico, non una fonte per produrlo è quindi anche qui sarà necessario l’uso di energia elettrica. Possiamo mettere a disposizione il termovalorizzatore di Trieste».

Dire addio al carbone significa anche energia elettrica per il trasporto pubblico e privato. Pensiamo ai bus o alle auto elettriche..

«La mobilità sostenibile è uno dei punti cardine del piano. Con Trieste Trasporti stiamo disegnando la futura rete delle centraline di ricarica elettrica dei mezzi per il trasporto pubblico locale».

A Trieste il ritorno delle crociere imporrà grande consumo di energia. La città rischia di entrare in emergenza?

«Per questo stiamo studiando un progetto di elettrificazione delle banchine (cold ironing) del porto di Trieste da 80 Mva (megavoltampere) e per alimentare le navi da crociera ormeggiate a terra per altri 80 Mva. É un progetto fondamentale anche sul piano della tutela ambientale».

Quale sarà il fabbisogno di energia per “attaccare” le navi alla spina elettrica a Trieste?

«Trieste dovrà raddoppiare il suo fabbisogno. Considerando la presenza contemporanea di più navi bianche nel porto, si capisce come lo scalo elettrificato diventerà altamente energivoro, con consumi che potrebbero arrivare a un fabbisogno di 80 Mva che raddoppierebbero a 160 con i consumi necessari a far funzionare la piattaforma logistica. Oggi Trieste già consuma circa 150/160 megawatt. Questa è la più importante sfida che la città dovrà affrontare per adeguare la sua rete elettrica». 

p.fiumano@gnn.it