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Interporto Pordenone, crescita da record. In due anni i treni quintuplicati

Nel ’20 la media era 362 collegamenti l’anno, oggi sono 1.572. L’Ad Alfredo De Paoli: «Per il ’23 l’obiettivo sono i 5 mila convogli»

Paola Dalle Molle
2 minuti di lettura

Rafforza la propria leadership in Europa Interporto Pordenone, il cui Terminal oggi è gestito da Hupac, il colosso svizzero specializzato nel trasporto combinato gomma-ferrovia. A illustrare i dati, che testimoniano la crescita dell’hub logistico pordenonese, l’incremento dei collegamenti ferroviari verso l’estero ma anche diretti verso altri centri nazionali, confermando l’ottimo trend del mercato domestico grazie alla forte spinta degli operatori nazionali verso l’intermodalità, è l’Ad di Interporto spa, Alfredo De Paoli.

Dottor De Paoli, possiamo fare una stima di come sono andati questi ultimi anni in termini di traffici? E con quale risparmio di camion su strada?

«Partiamo dai numeri. Siamo partiti nel 2020 con 362 treni/anno pari a 211.570 tonnellate /anno (stimate) e corrispondenti a circa 13.032 camion all’anno. Nel 2021 abbiamo registrato un incremento pari a 1250 treni/anno pari a 731.250 t /anno che corrispondono a circa 45.000 camion all’anno. Nel 2022 abbiamo queste destinazioni: Rotterdam con 3 coppie di treni a settimana, Duisburg con 6 coppie di treni a settimana, Trieste, 1 coppia di treni ogni settimana, La Spezia, che conta 6 coppie treni, Genova Voltri 2 , Gliwice, che ha esordito pochi giorni fa, con 3 coppie treni di treni settimana. Complessivamente raggiungiamo 1.572 treni per 919.620 t/anno di merci e circa n. 56.592 camion».

Quali sono le previsioni per il 2023 che per molti aspetti, dal punto di vista economico e finanziario, di prospetta come un anno complicato?

«Di sicuro i tempi sono complessi, ma contiamo di progredire aggiungendo fra l’altro, una nuova destinazione italiana molto importante: Livorno, destinandole 2 coppie di treni la settimana. Nel complesso prevediamo 2600 treni pari a 1,52 milioni di tonnellate/anno e 93.600 camion. Inoltre, con la realizzazione della stazione elementare e l’installazione delle gru a portale si punta ad arrivare a 5 mila treni all’anno con una capacità di 180 mila Uti (Unità di trasporto intermodale)».

Nel complesso, avete percezione di un rallentamento dei traffici? Registrate un calo della domanda?

«Questo incremento dei servizi intermodali si sviluppa nonostante la grave situazione economica del momento legata a molteplici fattori: la guerra in Ucraina, il caro-energia, l’inflazione. Ora a limitare lo sviluppo del trasporto merci contribuisce anche il calo della produzione del settore manifatturiero conseguente ai rincari energetici. Si tratta di una scelta importante che comprova le indicazioni progettuali avviate in questa direzione da Interporto. Infatti, l’aumento delle frequenze dei viaggi intermodali si dimostra in linea con i programmi di sviluppo previsti dal gestore del terminal Hupac. Inoltre, vorrei segnalare, l’inserimento dell’Interporto di Pordenone nella lista per le nuove reti TEN-T/Comprehensive europee».

La spinta verso la sostenibilità sta agevolando l'intermodalità?

Certamente. Ricordo che gli obiettivi europei sono di arrivare al 30% di merci trasportate su rotaia entro il 2030 (vedi anche Mou siglato tra il gruppo FS e Hupac Group».

E con il Porto di Trieste sono stati fatti passi avanti?

«Prevediamo di incrementare nel ’23 la relazione con il Porto di Trieste che ora conta una coppia di treni settimana, salendo a 3 coppie di treni/settimana. Con la realizzazione dell’allacciamento lato Udine (trasformazione del terminal in stazione elementare) si otterrà una sensibile riduzione dei costi di trazione e si prevede di raggiungere almeno una coppia di treni al giorno».

nordesteconomia@gedinewsnetwork.it

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