Nasce il polo nazionale del compressore: al fianco di Acc la piemontese Embraco

Il piano pensato dal commissario Castro piace anche al Governo: tra Mel e Torino saranno salvati 700 posti di lavoro

BORGO VALBELLUNA. Un polo industriale nazionale del compressore che vedrà il cuore pulsante nello stabilimento dell’ex Acc di Mel e nell’ex sede di Embraco a Riva di Chieri a Torino.

È questo il piano industriale che ha in mente il governo per rilanciare un settore che sta dando dei segnali molto positivi, dopo il lockdown per il coronavirus. La notizia è apparsa ieri su Repubblica anticipando l’annuncio che il governo avrebbe dovuto fare a breve, al termine di un vertice che si svolgerà in Prefettura a Torino con gli esponenti politici locali e la presenza del commissario straordinario di Acc, Maurizio Castro. Del piano si era discusso mercoledì scorso a Roma, tra la sottosegretaria al ministero dello Sviluppo economico Alessandra Todde e il commissario Castro. E presto se ne dovrà parlare a un tavolo romano con tutti gli attori coinvolti.

Il piano

Per i più esperti quello ideato dal governo per l’ex Acc è un piano che da mero salvataggio quale doveva essere, diventerà un vero e proprio rilancio industriale. Nel progetto, infatti, la fabbrica di Mel dovrebbe “caricarsi sulle spalle” anche lo stabilimento piemontese, diventando il cuore pulsante di questo asse nazionale.

Tutto ciò dovrebbe portare a una crescita significativa del sito zumellese che, tramite un primo sostegno dello Stato italiano, dovrebbe essere in grado di trasformarsi in un campione europeo del compressore, anche quello commerciale. Mentre i tempi e i modi sono ancora tutti da definire, quello che è certo è che questo progetto farà da traino all’intero polo del freddo che, in gran parte presente nel territorio bellunese, potrebbe essere ridisegnato attorno alle nuove esigenze.

Lo spunto per questa operazione è arrivato in gran parte dal piano del commissario Castro che ha visto nel compressore una nuova leva di crescita e sviluppo. La pandemia di Covid-19, infatti, ha fatto capire alle imprese che è meglio tenersi fuori dalla porta di casa i fornitori, onde evitare altre chiusure e pesanti crisi. E definito che lo stabilimento di Borgo Valbelluna ha le carte in regola per un rilancio importante, il governo ha deciso un’operazione che potrebbe dare stabilità a 700 lavoratori: i 300 di Mel e i 400 della fabbrica di Embraco, chiusa da quattro anni.

Embraco

Negli anni ’90 l’Italia, grazie a società come Acc, Necchi ed Embraco, rappresentava la capitale dell’elettrodomestico e dei suoi componenti. Poi Necchi è fallita ed Embraco è stata acquistata da Whirpool, che quattro anni fa ha chiuso la fabbrica torinese. Nidec ha così acquistato il gruppo Embraco, portandosi via tutte le apparecchiature e lasciando vuoto lo stabilimento di Riva di Chieri. I governi che da allora si sono succeduti hanno affidato a suon di milioni il piano di reindustrializzazione alla società Ventures, che è poi finita al centro di un’inchiesta.

Come fare

Come si comprende si tratta di un piano ambizioso e positivo per Mel, ma per arrivare al traguardo serviranno risorse finanziarie che dovrebbero arrivare dallo Stato italiano (70%) e in parte da un socio privato (30%). Socio che, al termine dei cinque anni previsti per queste operazioni, subentrerà al 100%.

I soldi dovranno servire non solo a sostenere Acc, ma anche a fare in modo che quest’ultima si occupi del rilancio di Embraco. Come dicono gli esperti, sarà importante garantire che ad Acc arrivino i soldi promessi per il prosieguo dell’attività. Occhi puntati, quindi, sulla Commissione europea che entro i primi di ottobre dovrebbe esprimersi sul prestito di 12,5 milioni di euro.