Smart Working durante il lockdown l'88% dei dipendenti della Regione Veneto

Una sperimentazione massiccia e imprevista, dai numeri enormi (2.208) rispetto ai 69 dipendenti coinvolti dal progetto pilota interregionale Vela (lavoro agile) e ai 32 in telelavoro autorizzati in precedenza in Regione. Il dato emerge da un questionario svolto dalla Direzione Organizzazione e Personale e la Direzione Ict e Agen

VENEZIA. Nei mesi del lockdown l'88% dei 2.500 dipendenti degli uffici della Regione Veneto ha lavorato da remoto, in modalità agile o con il telelavoro. Una sperimentazione massiccia e imprevista, dai numeri enormi (2.208) rispetto ai 69 dipendenti coinvolti dal progetto pilota interregionale Vela (lavoro agile) e ai 32 in telelavoro autorizzati in precedenza in Regione. Il dato emerge da un questionario svolto dalla Direzione Organizzazione e Personale e la Direzione Ict e Agenda Digitale, insieme alla consigliera regionale di parità e al Comitato unico di Garanzia della Regione Veneto.

«Il lavoro agile in Regione - osserva la consigliera di parità del Veneto, Sandra Miotto - ha coinvolto più le donne che gli uomini, più i dipendenti di comparto che i dirigenti. Anche se questa modalità organizzativa è stata apprezzata dai più, non mancano le 'ombrè. Analizzando le risposte del questionario emerge il divario culturale sui temi del digitale, la mancanza di strumentazioni adatte e sicuramente la promiscuità dell'operare a domicilio con altri componenti della famiglia sugli stessi dispositivi e sulla stessa rete. Il punto di forza di questa modalità organizzativa sta nella possibilità di conciliare meglio i tempi di vita con quelli di lavoro. L'applicazione dello smart working potrebbe evitare di arrivare a scelte estreme come dimissioni e risoluzioni consensuali, un fenomeno che lo scorso anno ha interessato quasi 5 mila donne in Veneto».

Tra i rischi evidenziati da Miotto «quello di essere considerati dipendenti di serie B, quasi dei lavoratori in vacanza, con pesanti conseguenze dal punto di vista relazionale, nelle dinamiche tra dipendenti, nel riparto delle attività e, quindi, con pesanti ricadute sulla produttività».

Per l'assessore regionale al Lavoro, Elenza Donazzan «grazie agli investimenti digitali fatti, e al grande senso di responsabilità messo in campo da dipendenti e dirigenti che nei mesi di lockdown hanno lavorato da remoto, la Regione ha dato continuità ai propri compiti istituzionali. Ora questa esperienza, che ha scalfito luoghi comuni e contribuito a superare molti pregiudizi, va studiata e analizzata con attenzione, al fine di poterne valorizzarne i punti di forza, le zone grigie e i rischi. Il primo passo, imprescindibile, non può che essere un solido investimento sulle persone - conclude - per far crescere la cultura digitale dei nostri dipendenti».