Metalmeccanici, scatta la mobilitazione per il rinnovo del contratto

Rocco Palombella, segretario nazionale Uilm: "Dobbiamo difendere il contratto nazionale". Confermato lo sciopero nazionale del 5 novembre, altre due ore di sciopero da articolare a livello territoriale e aziendale, e il blocco degli straordinari e della flessibilità

UDINE - Respinto al mittente «l’attacco di Federmeccanica e di Confindustria al contratto nazionale. Su questo i metalmeccanici saranno inflessibili». La piattaforma con le richieste, a partire da quelle «relativa all’aumento salariale, pone delle rivendicazioni giuste», mentre resta “irricevibile” l’idea di «rinnovare un contratto che non abbia costi e che, magari, consenta i licenziamenti».

Da Piazza Venerio a Udine l’attivo dei delegati di Fim Fiom e Uilm del Friuli Venezia Giulia, con il segretario nazionale Uilm Rocco Palombella, hanno dato il via alla mobilitazione scattata pochi giorni fa a quasi un anno dalla scadenza del precedente contratto, e dopo 11 mesi di trattativa «inutile». L’iniziativa prelude alle due ore di sciopero già proclamate a livello nazionale da declinarsi azienda per azienda, e le 4 ore dello sciopero nazionale del 5 novembre prossimo.

Trattativa sempre in salita per i metalmeccanici «che fanno da apripista a rinnovi contrattuali che coinvolgono oltre 10 milioni di lavoratori - spiega Palombella - e che si trovano oggi a dover contrastare, ancora una volta, un disegno mai esplicitato fino in fondo ma chiaro nelle finalità, che è quello di eliminare il contratto nazionale di lavoro».

È vero - riconosce Palombella - che esistono due livelli contrattuali. «Ma in questo Paese dove ormai pochissimi sono i grandi gruppi, tra le Pmi e le micro imprese, quante fanno contrattazione di secondo livello? Cancellare il contratto nazionale, che assicura minimi contrattuali e diritti che valgono in Fvg come in Sicilia, significherebbe cancellare garanzie e sicurezze che, invece, sono i pilastri che oggi, anche a causa della pandemia, dovremmo consolidare».

La prima risposta di Fim Fiom e Uilm all’assenza di controproposte da Federmeccanica e Assistal - sempre dopo 11 mesi di trattativa vana - è stato il blocco degli straordinari e della flessibilità; la contromossa delle associazioni datoriali e far cadere il tavolo di confronto. Un tavolo che - hanno ribadito i delegati dal palco - deve ripartire.

Nel merito la piattaforma sindacale - approvata dal 97% dei lavoratori - chiede un aumento dell’8% corrispondente 136 euro a regime. 45 euro circa l’anno, contro un’ipotesi di 40 euro nei tre anni data dal solo recupero del tasso di indicizzazione Ipca. Ma sul punto le tute blu non demordono: vanno recuperati livelli salariali accettabili dopo le erosioni da cassa integrazione e inflazione. «Vogliamo salario, non un obolo», è stato detto. «E vogliamo lavoro, non ammortizzatori». —
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