Coronavirus e lavoro, da Benetton sette dipendenti su dieci in smart working

L’azienda di Ponzano: «Il lavoro da casa ci tutela e fa bene al business». Anche Permasteelisa incentiva il fenomeno

TREVISO Nell’ultimo decreto non c’è una sola riga che parli di smart working, ma le imprese private hanno capito l’antifona prima che diventi legge: il governo vuole più lavoratori possibile a casa, in telelavoro, per ridurre i rischi di contagio.
 
Tra le più reattive, ieri mattina, Benetton Group: il gigante di Ponzano ha annunciato che la quota di dipendenti “smart” salirà al 70 per cento, dall’attuale 25 circa. Prima dell’ultimo decreto, quindi fino a sabato, la media di lavoratori in smart working nelle aziende trevigiane si attestava tra il 30 e il 40%: alla Geox 30%, stessa percentuale alla Inglass di San Polo, Benetton era al appunto 25%, Osram al 30: numeri più bassi rispetto a qualche mese fa, ma destinati a salire nuovamente.
 
benetton group
 
A marzo si respirava un po’ di ostilità nei confronti del telelavoro. Non è il caso di Benetton, che fin dall’inizio dell’emergenza ha puntato forte sul lavoro a domicilio. L’ultimo decreto di Conte ha convinto il marchio di Ponzano a fare ancora di più.
 
«Sin dall’inizio dell’emergenza Benetton ha fatto un ampio utilizzo dello smart working, uno strumento che ha messo in evidenza opportunità organizzative utili ed interessanti: ha contribuito a proteggerci, ha consentito al business di non fermarsi e ha impattato positivamente anche sull’ambiente» sottolinea la società.
 
«Ora l’azienda vuole continuare e affrontare questo nuovo momento di prevenzione e tutela aumentandone l’utilizzo rispetto ad oggi: l’obiettivo è raggiungere intorno al 70% di lavoro in smart working garantendo al contempo un’adeguata rotazione tra presenza e lavoro da remoto. Ulteriori dotazioni informatiche sono in assegnazione ai dipendenti per agevolare questo processo. Agire con responsabilità e con fiducia per porre al centro la continuità del business e la tutela della salute».
 
geox e permasteelisa
 
L’azienda della “scarpa che respira” ha in media il 30 per cento dei suoi seicento lavoratori a casa in “smart”. L’azienda fa sapere che la quota resterà grosso modo questa, non sono previste grandi variazioni. E sottolinea che le attività di prevenzione per i dipendenti della sede di Montebelluna, e dei magazzini di Signoressa, passano anche per lo screening continuo attraverso tamponi e test sierologici.
 
Per concludere il podio delle aziende trevigiane di dimensioni maggiori, Permasteelisa a Vittorio Veneto: la quota di addetti in telelavoro è variabile, ma l’azienda oggi ha in programma una riunione con il Ceo Klaus Lother e il general manager del gruppo per definire nuove misure che incrementino le ore di smart working per i dipendenti e, allo stesso tempo, incentivino la sensibilizzazione sui buoni comportamenti da tenere in azienda (e non solo) per abbassare i rischi di contagio.
 
Tra Spa e corporate, a Vittorio Veneto lavorano circa 500 impiegati, destinati sempre di più a dividersi tra la presenza fisica in ufficio e il lavoro tra le mura domestiche. Era una modalità completamente nuova rispetto alle tradizionali dinamiche imprenditoriali trevigiane, oggi è la prassi.