La Cgil analizza i dati 2018 di 91 società trentine: fatturato aumentato per 56

Il segretario provinciale Grosselli: “Il Trentino è entrato nell’emergenza sanitaria già più debole sul piano economico, anche rispetto a quando nel 2009 abbiamo dovuto affrontare la Grande Recessione”

TRENTO. Fatturato 2019 in calo, rispetto all’anno precedente, per le aziende trentine. La Cgil ha infatti analizzato i dati dei bilanci 2019 relativi a 91 società e gruppi vari estrapolando dati utili per capire l’andamento dell’industria locale.

Per il 2019 dunque il fatturato si attesta a 4,9 miliardi di euro, rispetto ai 5,5 miliardi del 2018. Un calo rispetto all’anno precedente, anche se qualche segnale di decrescita era già stato segnalato lo scorso anno: il campione 2018 aveva infatti visto una crescita dell’3,8% mentre il campione 2017 aveva visto un incremento dell’8,7% rispetto all’anno precedente.

La crescita c’è stata nelle costruzioni (+15,3%, ma risulta poco significativa in quanto sono solo due le aziende edili del campione), nell’alimentare (+ 6,6%), in pieno recupero rispetto agli effetti della gelata del 2017; il metalmeccanico è stabile ( + 1%); il tessile segna un - 2,8 %; il cartario/grafico un -8,3 % , il chimico -4%. I grandi gruppi continuano nella crescita con un +12,2%.

In sintesi, 56 società su 91 hanno visto una crescita del fatturato rispetto all’anno precedente, mentre per 35 c’è stata una riduzione. Le aziende in utile nel 2019 sono 78, quelle in perdita sono 13. Buone le notizie sul fronte occupazionale: le aziende del campione hanno avuto un incremento degli occupati pari all’5,7%, da 14.635 del 2018 a 15.466 del 2019.

Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria le ore autorizzate nell’industria sono state 261.562, rispetto a 162mila ore del 2018 e a 1,3 milioni di ore nel 2017. Dati che però nulla hanno a che vedere con quelli dei primi 7 mesi del 2020: secondo le stime in possesso del sindacato, nell’industria sono state erogate 9,3 milioni di ore di cassa integrazione, senza contare tutte quelle relative al settore servizi.

Il Trentino è entrato nell’emergenza sanitaria già più debole sul piano economico, anche rispetto a quando nel 2009 abbiamo dovuto affrontare la Grande Recessione. I dati dello scorso anno segnano un rallentamento della crescita, che riguarda non solo l’industria. La nostra Provincia soffre di un calo della produttività, come ha evidenziato anche la Banca d’Italia, frutto di un marcato ridimensionamento degli investimenti pubblici e privati. Il Covid infatti cambia tutto, la giunta ne prenda atto finalmente. Questo è davvero il momento del cambiamento, anche delle priorità fissate dalla giunta fino a qui”.

Commenta così il segretario generale della Cgil del Trentino Andrea Grosselli, che è tornato a chiedere anche la riattivazione del tavolo tecnico provinciale Covid 19 “strumento utile per individuare linee guida convergenti e contenere icontagi. Ad un mese dall’impegno della Giunta sulla riattivazione nulla si è ancora mosso”.

Dunque la partita della ripresa economica. Per il segretario Grosselli “la prossima legge di Stabilità provinciale e la legge di bilancio 2021-23 devono segnare un cambio di passo significativo, ponendo le basi per una crescita strutturale dell’economia locale. La priorità è rilanciare gli investimenti pubblici e sostenere gli
investimenti privati, con una logica selettiva che premi la creazione di valore. Bisogna investire sull’ambiente, sulle nuove tecnologie e sulle opere pubbliche. Le risorse non possono essere sprecate, neppure se arrivano dall’Europa”.

In vista dello sblocco dei licenziamenti, per il segretario “serve investire sulle politiche attive per favorire la ricollocazione dei disoccupati. Non ci sarà, però, nessun intervento efficace se prima non verranno potenziati gli organici dei centri per l’impiego con nuove assunzioni”.