Esuberi a Permasteelisa, ora preoccupa anche l’indotto
 

Per recuperare la “profittabilità”, Permasteelisa ha deciso di tagliare 131 posti fra gli impiegati, 19 fra gli operai. Da settimane i colletti bianchi sono a casa, in cassa integrazione

TREVISO. E’ il primo anello di una lunga catena di esuberi? «Ci auguriamo di no – sospira Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio, riflettendo sui 150 licenziamenti alla Permasteelisa -. Certo, siamo in presenza di un’eccellenza che il Covid ha rimesso in discussione.
 
L’azienda di Vittorio Veneto era il miraggio di tanti giovani creativi, provenienti non solo dal Veneto, ma da tutta Italia.
 
Adesso il timore è che gli americani dell’Atlas ne trasferiscano il cervello, in Germania, contrariamente a quella delocalizzazione che fino a qualche anno fa portava all’estero le produzioni». Per recuperare la “profittabilità”, Permasteelisa ha deciso di tagliare 131 posti fra gli impiegati, 19 fra gli operai. Da settimane i colletti bianchi sono a casa, in cassa integrazione. La giornata di ieri è stata un susseguirsi di telefonate, mail, messaggi. C’è chi teme di essere trasferito in Germania, alla Josef Gartner.
 
Per lunedì Fiom Cgil e Fim Cisl hanno convocato un’assemblea. Sarà la prima volta per gli impiegati; pochi di loro hanno la tessera sindacale. Si rivolgeranno al sindacato per tutelarsi? Fiom e Fim hanno già detto che non vogliono trattare di licenziamenti; i quali matureranno in primavera, se il blocco resterà sino a marzo. Per questi mesi, dunque, arriverà in soccorso ancora la cassa integrazione. «Con la precedente crisi, quella del 2008, il mercato del lavoro, sia trevigiano che veneto – annota Vendemiano Sartor di Confartigiano – ha dimostrato di saper ricollocare gran parte degli esuberi, là dove si verificavano. Questa, volta, invece, la crisi è più profonda e generalizzata».
 
Oltretutto, secondo Sartor, bisogna tener conto che probabilmente, oltre ai 150 posti che saltano, ce ne saranno altrettanti nell’indotto. È pur vero, per il presidente di Confartigianato, che il settore dell’edilizia dovrebbe rilanciarsi con il superbonus. Ma la Permasteelisa, si sa, ha a che vedere con le grandi costruzioni. Il sindaco di Vittorio Veneto, Antonio Miatto, vuol essere fiducioso. «L’azienda ha detto che la sede operativa resterà. E questo è un punto di forza. Certo, noi abbiamo sempre immaginato la Permasteelisa per la sua capacità attrattiva, soprattutto di giovani».
 
La Permasteelisa anche come motore della zona industriale di San Giacomo e Scomigo, più di 130 aziende, circa 6 mila addetti, solo una situazione di crisi, peraltro contenuta, negli ultimi 12 anni. Per il presidente Pozza la prospettiva si fa davvero molto seria, perché le difficoltà continuano da almeno una quindicina d’anni, da quando cioè se n’è andato Massimo Colomban. I vari manager che si sono susseguiti hanno perseguito disegni e strategie diversi, spesso contrapposti e adesso – conclude il presidente della Camera di Commercio – «Siamo in balia di fondi americani: qui ci vuole una strategia che salvaguardi i nostri gioielli».
 
Il presidente Sartor ritiene che Atlas, per la sua storia, pratichi di più il business da industrializzazione che da finanziarizzazione. Quindi – conclude – è anche possibile che il sacrificio a cui siamo chiamati, possa davvero contribuire al consolidamento dell’azienda vittoriese. «Di sicuro, però, bisogna darci da fare per salvaguardare i posti di lavoro, attraverso appunto la ricollocazione», conclude. Domenica, intanto, la Pastorale del lavoro farà pregare nelle chiese perché la vicenda trovi una soluzione.
francesco dal mas