Il Covid distrugge l'impresa al femminile: -40% di nuove aziende nei primi 9 mesi

Dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano andamenti migliori delle imprese maschili, tra aprile e settembre 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata soprattutto per effetto di una marcata caduta della nascita di nuove imprese «rosa» nel secondo trimestre (-41,1%), che si è protratta anche nei tre mesi successivi (-17,8%)

VENEZIA. «Le donne che fanno impresa sono una risorsa fondamentale per il nostro sistema economico in ogni settore, ma il Covid -19 sta mettendo in difficoltà l'imprenditoria femminile come ci dicono i dati: nei primi nove mesi del 2020 c'è stato un calo di oltre il 40% di imprese guidate da donne. È un segnale che ci preoccupa e a cui dobbiamo porre rimedio».

Lo rileva il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza. Al 30 settembre 2020 le imprese femminili attive in Veneto risultavano 88.181, pari al 20,5% del totale delle imprese regionali. La consistenza delle imprese in rosa ha subito una nuova leggera flessione (-509 unità, pari a un -0,6%, in linea con la contrazione delle imprese maschili) rispetto alla stessa data del 2019, che conferma il ritmo della discesa dei trimestri precedenti.

È quanto emerge dai dati di fonte Infocamere elaborati da Unioncamere Veneto. Il 24% delle imprese femminile venete opera prevalentemente nel settore commercio all'ingrosso e al dettaglio, il 17,1% nell'agricoltura, silvicoltura e pesca, il 12,8% nelle altre attività di servizi, il 10,6% nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione e il 9,1% nella attività manifatturiere.

Dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano andamenti migliori delle imprese maschili, tra aprile e settembre 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata soprattutto per effetto di una marcata caduta della nascita di nuove imprese «rosa» nel secondo trimestre (-41,1%), che si è protratta anche nei tre mesi successivi (-17,8%) determinando una contrazione complessiva di iscrizioni di imprese femminili nei primi nove mesi del 2020 del -42,8% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Per Pozza «le donne non hanno bisogno nei diversi settori di »quote rosa«, ovvero di posti riservati o delle finte pari opportunità. Le donne hanno bisogno di opportunità e di essere messe nelle condizioni di lavorare poi ci pensano da sole a raggiungere risultati e ruoli apicali con le loro capacità e con il valore che portano all'interno delle attività che svolgono». «Il sistema economico non può far a meno del valore aggiunto portato dalle donne - conclude Pozza - all'interno delle imprese, della società e della cultura. L'imprenditoria femminile è un traino per la crescita e la ripresa di cui non possiamo permetterci di fare a meno».