Il Covid pesa sulla cassa integrazione Inps: in un anno presentate 57 mila domande in Fvg, più di 5 milioni le ore autorizzate

Sono stati 72.332 i bonus 600 euro erogati, pari all’1,78% del totale nazionale, e 30.177 i congedi Covid. L’impatto dell’emergenza sanitaria è stato rilevante in regione anche sul fronte delle Entrate dell’Istituto: previsto per quest’anno -4,4 % pari 142 milioni di euro

L’INPS - Direzione Regionale FVG comunica che l’incremento di richieste di prestazioni relative agli ammortizzatori sociali per il 2020 è stato superiore al 4000 % rispetto l’anno precedente.

I dati resi disponibili a fine anno sulle prestazioni erogate – e presentati al Comitato regionale Inps nel corso dell’ultima seduta dell’anno - fotografano l’impatto della pandemia sugli abitanti del Friuli Venezia Giulia e sul tessuto produttivo regionale attestando l’impegno dell’Istituto sul territorio nel sostenere l’economia con le misure collegate all’emergenza Covid-19.

I maggiori carichi di lavoro per le sedi si sono registrati sulle prestazioni della cassa integrazione.

Per la sola CIG in deroga regionale sono state più di 5.574.581 le ore autorizzate. Il numero delle domande sono state 12.533, di cui accolte 12.183, con il coinvolgimento di 30.819 fruitori.

Per la cassa integrazione in deroga INPS (relativa alle domande presentate direttamente all’Istituto dopo il 13 luglio) le istanze sono state 13.106 di cui accolte 12.420 per un totale di 3.122.575 ore autorizzate. La cassa integrazione in deroga ha riguardato principalmente quelle aziende che non avevano titolo in passato ad usufruire degli ammortizzatori sociali e che sono state inserite nel programma di sostegno unicamente per l’emergenza Covid. A queste si aggiungono le 1.190.233 ore di cassa integrazione autorizzate per aziende plurilocalizzate di cui sono state autorizzate 674 domande su 772 pervenute.

Le domande presentate di CIG ordinaria sono state pari a 19.647 di cui 19.200 accolte a favore di 335.097 beneficiari; di questi 251.193 sono uomini e 83.904 donne.

In totale le domande gestite nel corso dell’anno per tutte le tipologie di integrazione salariale sono state 57.783.

A testimoniare l’impatto della pandemia sulle attività produttive vi è anche il volume degli SR41 ricevuti (i modelli trasmessi dalle aziende) che consentono all’INPS di effettuare i pagamenti delle prestazioni. Nel corso degli 8 mesi dell’anno in emergenza Covid, i modelli pervenuti sono stati pari a 62.780 di cui circa il 30% sono stati corretti d’ufficio dall’INPS e appena lo 0,9 %, annullati per anomalie e assenza dei requisiti richiesti.

Sono stati invece 72.332 i bonus 600 euro erogati in regione, pari all’1,78% del totale nazionale, e 30.177 i congedi Covid.

L’impatto dell’emergenza sanitaria è stato rilevante in regione anche sul fronte delle Entrate dell’Istituto. Il flusso dei contributi è previsto per quest’anno in diminuzione del 4,4 % pari 142 milioni di euro di entrate in meno. I valori positivi più significativi si sono registrati esclusivamente per i contributi del lavoro domestico (+20,4%) e per il pagamento dei riscatti e ricongiunzioni (+ 30,7%) che hanno inciso sulla voce delle entrate per il 5% del totale. Questi incrementi sono il frutto, nel primo caso delle disposizioni di legge che hanno incentivato la regolarizzazione dei rapporti di lavoro domestico mentre il secondo dato positivo segna l’emergere della volontà dei lavoratori di valorizzare tutti i periodi utili per avvicinare i requisiti pensionistici.

Al contrario, si registra il segno meno nei flussi di cassa relativi ai versamenti contributivi delle gestioni più importanti dell’Inps. Si tratta, però, di un dato disomogeneo fra le diverse gestioni con riduzioni percentuali a due cifre per agricoli, commercianti ed artigiani mentre le aziende con dipendenti hanno registrato una diminuzione limitata al 2,9% a riprova che la crisi ha colpito più duramente i settori del commercio e dell’impresa artigiana

La pesante situazione economica collegata alla pandemia ha inoltre generato una rilevante contrazione (-14,3%) del recupero dei crediti contributivi, in tutte le gestioni nel 2020, attestatasi a 73.487.232 €.

Si è operato con estrema cautela anche sul fronte delle attività ispettive dell’Istituto, utilizzando al meglio i dati a disposizione per operazioni di verifica più mirate che stanno riguardando in prevalenza la corretta fruizione delle misure anti Covid. La percentuale di irregolarità riscontrate è salita nel 2020 all’82,67 %.

Sul fronte previdenziale, si evidenzia che il numero dei pensionati (privati e pubblici) in carico alle strutture INPS del FVG è pari a 354.838 con un numero totale di pensioni erogate pari a 482.723. In pratica, un abitante della regione su tre percepisce un reddito attraverso l’Inps, a riprova dell’alto tasso di invecchiamento della popolazione, con una spesa pensionistica media complessiva annua che supera in Friuli Venezia Giulia 7 mld. di euro. Va ricordato anche che molte pensioni vengono erogate senza un corrispondente versamento dei contributi da parte del beneficiario come nel caso delle pensioni di invalidità civile, dell’assegno sociale e dei trattamenti integrati al minimo INPS. Il reddito pensionistico medio annuo pro capite in regione è di circa 20.502 €.

In crescita il dato relativo al Reddito e Pensione di Cittadinanza (RDC e PDC)) seppur la percentuale di fruitori in regione rimane ancora contenuta rispetto al dato nazionale. Nel 2020 i nuclei familiari che hanno fruito della prestazione sono stati 14.544 a fronte dei 12.617 dell’anno precedente, con un aumento del 15,3 % mentre i beneficiari sono cresciuti del13%. Le persone che, nel 2020, hanno fruito della prestazione sono state 27.356 contro i 24.222 dell’anno precedente. In regione l’importo medio mensile percepito pro capite è stato pari 419 €. Trieste è il comune che registra il più alto numero di nuclei interessati rispetto al totale delle domande gestite con 4.768 ambiti familiari destinatari di RDC e PDC mentre il dato più basso si registra nel pordenonese.

Nel corso della seduta dell’organo territoriale si è evidenziato da parte della Direzione regionale il drastico calo del personale dell’Istituto sul territorio che scenderà del 35% con il prossimo biennio rispetto al 2012, anno dell’incorporazione in INPS dei dipendenti ex INPDAP. Rimane forte, dunque, la preoccupazione per il decremento del personale dell’Istituto, in concomitanza con l’incremento esponenziale delle attività, che rimane di fatto l’unico grande presidio a sostegno del welfare del Paese.

Da parte sua il Comitato regionale Inps, presieduto da Giovanni Borriello, ha espresso apprezzamento per i risultati conseguiti in un anno molto difficile per le famiglie e l’economia regionale e ha condiviso la preoccupazione per il calo del personale. Il Comitato ha rappresentato inoltre la propria vicinanza e solidarietà ringraziando tutti i lavoratori dell’Istituto che hanno lavorano con dedizione e passione in un momento così complicato e difficile.