Allarme manodopera in Fvg per i mestieri dell’era Covid

Operai al lavoro in una fabbrica (foto di archivio)

La pandemia ha “cancellato” 33 mila posti ma ci sono 66 mila nuovi ingressi in settori specializzati che non si riesce a coprire: dall’ingegnere all’esperto digitale

TRIESTE Un anno, il 2020, che ha visto, causa pandemia, una decisa frenata dei programmi di assunzione delle imprese. Il calo, secondo il monitoraggio dei flussi di entrate e delle competenze richieste sul mercato del lavoro del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, è pari al 30% rispetto al 2019 (circa 1,4 milioni di contratti in meno, inclusi quelli stagionali e di collaborazione).

Una flessione che tocca tutti i settori e che riguarda anche il Fvg, dove secondo i dati Inps di metà anno si erano già perse quasi 33mila nuove assunzioni a confronto con il primo semestre 2019. Per contro in regione la previsione di Unioncamere è di 66mila ingressi nel mondo del lavoro nel corso del 2020 (28.500 a Udine, 6.060 a Pordenone, 12.480 a Trieste, 9.030 a Gorizia), il 36% di impiegati, professioni commerciali e servizi, il 33% di operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, il 19% di dirigenti e professioni specialistiche, il 12% di professioni non qualificate.

Il Covid, a leggere questi numeri, non ha interrotto alcuni dei cambiamenti strutturali che stanno attraversando il mercato del lavoro, come il fenomeno della “polarizzazione” nella domanda delle imprese. Meno penalizzata, anche in un anno così difficile, è stata infatti, rispetto a quella espressa per le intermedie e per quelle non qualificate, la domanda di figure più specializzate, dotate di esperienza e di mix di competenze appropriati per gestire le transizioni aziendali. E se le competenze trasversali devono essere possedute dalla quasi totalità di questi profili, per quelle "green" la domanda si attesta all’82% e per le competenze digitali è al 93%, valori aggiunti per chi è coinvolto nei processi di trasformazione aziendali resi ancora più necessari dalla crisi, con una quota di “nuovi innesti” rispetto agli organici che arriva a coprire il 24,2% delle entrate (rispetto a una media del 18,9%).

Riassumendo il quadro della flessione della domanda, i piano occupazionali si sono ridotti nella filiera dell’accoglienza e della ristorazione (-40,7% per gli ingressi previsti) e in alcuni comparti di punta del made in Italy, come la moda (-37,9%), mentre cali più contenuti si registrano nelle costruzioni (-15,9%), nella sanità e servizi sociali privati (-17,1%) e nella filiera agro-alimentare (-19,7%). Ma nel contempo è salita al 30% la difficoltà di reperimento dei profili ricercati (contro il 26% del 2019) a causa della mancanza di candidati o della preparazione inadeguata, con il Fvg al 38%, il secondo dato più alto del Nordest (Trentino Alto Adige 39%). A livello nazionale il report individua nelle tecniche legate ai servizi digitali, come gli analisti e progettisti di software e i tecnici programmatori, le figure più difficili da reperire, oltre a quelle con una quota di assunzioni per gli under 30, che supera il 40%.

Ma tra le professioni specialistiche e tecniche con il maggior incremento della difficoltà di reperimento nel 2020 si annoverano i farmacisti, gli esperti nella progettazione formativa e gli ingegneri civili. Tra le figure operaie più difficili da trovare, invece, gli attrezzisti e gli addetti a macchine utensili industriali e i meccanici e riparatori di automobili (con criticità per oltre una assunzione su due), ma è tra i muratori, i carpentieri e gli elettricisti, coinvolti nella transizione in chiave di ecosostenibilità del comparto edilizio, che si osserva il maggior incremento di difficoltà. —

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