Indagine 50&Più di Confcommercio, i nonni "ammortizzatore sociale": uno su due aiuta figli e nipoti

Il reddito più sicuro in questo momento è quello del pensionato che dà una mano ai figli che sono rimasti senza lavoro o sono in cassa integrazione, e si trovano ad affrontare spese fisse, ma anche ai nipoti che studiano

Sono loro il vero ammortizzatore sociale di questa crisi da pandemia: i nonni. Se gli eventi del 2020 non hanno gettato nella disperazione tante famiglie, è grazie ai pensionati e al loro reddito. Secondo l'indagine realizzata dall'associazione 50&Più di Confcommercio, infatti, un nonno su due, in questi mesi, ha supportato economicamente la propria famiglia.

«Succedeva anche in passato che i genitori dessero una mano ai figli, soprattutto dalla crisi del 2009, ma mai come adesso» rivela Arturo Tonello segretario della lega Spi della Cgil di Limena «il reddito più sicuro in questo momento è quello del pensionato che dà una mano ai figli che sono rimasti senza lavoro o sono in cassa integrazione, e si trovano ad affrontare spese fisse, ma anche ai nipoti che studiano. Ma è dura perché spesso due anziani vivono con una sola pensione e un operaio che si è ritirato una ventina di anni fa non prende più di 1.250 euro al mese».

Ma quello dei nonni è un sostegno economico che sa farsi anche attivo: «Gli anziani vengono a trovarmi» prosegue Tonello «e mi chiedono se ho "niente" per questo o quel figlio. Del resto prima capitava che le aziende chiamassero alla ricerca di operai specializzati, ma da 7-8 mesi non telefona più nessuno».

Non è un caso quindi, che secondo l'indagine, per più del 73% degli intervistati la famiglia sia il punto focale per la ripresa sociale ed economica del Paese, e la "silver economy" abbia avuto un ruolo centrale in questa fase. Condotta dall'istituto di ricerche di mercato Format Research, "L'emergenza Covid-19, primi sintomi di impatto sociale e prospettive nel nuovo periodo" ha anche evidenziato aspettative diverse rispetto al futuro: il 16,7% degli intervistati, ad esempio, si è dichiarato fiducioso di un ritorno alla normalità rispetto al 60,4% del totale che pensa si scoprirà una nuova normalità.

Ma c'è anche chi (22, 9%) ha dichiarato di non vedere prospettive per il futuro. Famiglia ancora protagonista, questa volta sul fronte delle preoccupazioni: il 73,7% ha dichiarato di essere maggiormente preoccupato per il benessere della propria famiglia nell'arco dei prossimi tre anni, facendo seguire il lavoro, la salute e le relazioni sociali. Inoltre, il 71% si dice disposto a impiegare tempo e risorse alla cura della famiglia e nel 51,8% ritiene che il nucleo familiare sia il primo valore su cui investire per assicurare la coesione sociale tra i cittadini.

«L'indagine» commenta il presidente dell'Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin «rivela che il 70,6% degli intervistati pensa che nei prossimi tre anni la voce degli italiani non sarà ascoltata dai politici e più o meno la stessa percentuale crede che l'Italia diventerà un Paese fortemente impoverito e con scarse prospettive di crescita. Una sorta di certificazione della preoccupazione palpabile che sta avvolgendo la società e che trova un contenuto 30% convinto che, una volta passata la "buriana", ci siano ottime prospettive per coloro che intenderanno investire e innovare».

Tuttavia, di fronte alla domanda sulla situazione economico-finanziaria, il 36,5% dei lavoratori ha dichiarato di non aver subito alcuna riduzione della propria attività, mentre il 2,8% ha perso il lavoro e il 30,7% si è visto ridurre orario e il reddito. Situazione più felice, invece, per i pensionati che solo nel 3,7% dei casi hanno subito una riduzione della pensione. «Che la silver economy sia importante in periodi di profonda crisi, come quello che stiamo vivendo, non è un segreto per nessuno» conclude Renzo Capitanio, presidente di 50&Più «e dunque adesso sono i nonni che sempre più spesso compensano le difficoltà economiche dei singoli nuclei, aiutando figli e nipoti». --