Quasi 11 mila colf e badanti nel Veneziano, ma sei su dieci lavorano ancora in nero

Nel 2019 le famiglie venete hanno speso 571 milioni di euro per la retribuzione dei domestici (stipendio, contributi, Tfr), i quali hanno prodotto un valore aggiunto di circa 1,3 miliardi di euro

VENEZIA. Il lockdown ha portato un boom di assunzioni di lavoratori domestici in Italia. Trend di assunzioni in aumento che permane per tutto il 2020. L’emergenza sanitaria ha aumentato il ricorso all’assistenza familiare per bambini (causa le scuole chiuse) e per gli anziani soli (visto l’allarme contagi nelle Rsa). Aumento favorito anche dal bonus baby sitter e che è destinato a crescere ancora: complice la crisi economica causata dalla pandemia.

E con l’ipotesi di aumento delle rette nelle Rsa tante altre famiglie veneziane saranno spinte a preferire l’assistenza domiciliare. Una realtà che ha visto la Usl 3 Serenissima a garantire il libero accesso ai distretti per i tamponi di controllo a colf e badanti anche non regolari.

E molti rimasti senza un lavoro si reinventano oggi in questo settore, che non conosce crisi. In provincia di Venezia si contano 4.208 colf e 6.746 badanti. Significa che da noi lavorano quasi 5 colf ogni mille abitanti e 10,4 badanti ogni cento anziani over 79 anni.

Venezia è terza nel Veneto per le richieste di regolarizzazione 2020: 2.253 in provincia superate solo dalle 3 mila di Verona e le 2.311 di Vicenza che guidano la classifica veneta. In media la retribuzione annuale percepita in Veneto è di 6.942 euro, con una media di 30 ore di lavoro settimanale ed una età di 50 anni. Il 56 per cento sono lavoratrici, e lavoratori, dell’Est Europa ma gli italiani sono il 25 per cento.

Ma il lavoro nero rimane ancora forte nel settore domestico tanto che Domina, l’associazione delle famiglie datori di lavoro domestico, assieme alla Fondazione Leone Moressa di Mestre, in una ricerca stima che dei 2 milioni di lavoratori domestici al lavoro in Italia, almeno sei su 10 sono in nero mentre i regolari stimati dall’Inps sono 849 mila. Domina propone contro il lavoro irregolare di agire sulla deducibilità delle spese e sul sostegno alle famiglie.

L’emersione dal lavoro porterebbe più sicurezza per famiglie e lavoratori e incrementerebbe il gettito fiscale allo Stato. Lo ricorda pure Michele Carpinetti, ex sindaco di Mira, dirigente della Filcams Cgil nazionale ed oggi presidente di Ebicolf, l’ente di formazione e certificazione del settore domestico.

«Siamo riusciti a rinnovare e il contratto introducendo tutele sul fronte Covid e con i soli fondi dell’ente bilaterale stiamo lavorando alla certificazione della professionalità di colf e badanti con percorsi di formazione. Finora 8 mila lavoratori e lavoratrici sono stati certificati. Se ci fosse attenzione dal governo e dalle Regioni si potrebbe ampliare la platea».

La ricerca sul lavoro domestico evidenzia che i lavoratori stranieri sono in netta maggioranza (70,3%) ma crescono i lavoratori italiani. Il datore di lavoro in Veneto ha un’età media di 58 anni ed è in prevalenza uomo (58%). Nel 2019 le famiglie venete hanno speso 571 milioni di euro per la retribuzione dei domestici (stipendio, contributi, Tfr), i quali hanno prodotto un valore aggiunto di circa 1,3 miliardi di euro.

La Regione garantisce l’impegnativa di cura domiciliare per le persone non autosufficienti e ha attivato un registro regionale degli assistenti familiari. Basta dire che si lavora nelle case o con anziani. Le prospettive demografiche dicono che nel 2050 ci saranno in Veneto 334 mila ultra ottantenni in più e 51 mila bambini in meno. Lavoratori sempre più necessari. —