Bilancio 2020, Legacoop ha resistito: «E ora miglioriamo la SviluppoImpresa»

Il presidente Nanino: c'è una tenuta di ricavi e occupazione. Il direttore Di Dio: la Regione faccia di più per la montagna

UDINE. La galassia Legacoop - 185 aziende, 16 mila addetti e oltre 210 mila soci - si è dimostrata «resiliente anche durante la pandemia», come ha detto il presidente regionale Livio Nanino, in carica da un anno esatto. E guarda al futuro con un paio di obiettivi importanti: attutire il più possibile l'effetto di «migliaia di licenziamenti che ci saranno dopo lo sblocco» e il «miglioramento del Ddl regionale Sviluppoimpresa». Questi i temi emersi durante la conferenza stampa in cui sono stati presentati i conti del 2020 e le prospettive per il medio termine.

«Stiamo vivendo una fase estremamente delicata - ha detto Nanino - le scelte che si faranno, o quelle che non si faranno, in queste settimane, condizioneranno la vita delle prossime generazioni. La politica faccia un passo avanti, esca dalle polemiche e dalle liti di questi giorni. Noi ci siamo, per affrontare i temi che ci troveremo davanti». Sui conti del 2020, ovviamente, ha pesato il Covid 19.

«Ma abbiamo un panorama policromo - ha aggiunto il presidente di Legacoop -, la crisi ha colpito i vari settori in maniera asimmetrica. C'è chi ha performato bene, come la Gdo (Grande distribuzione organizzata) visto che sono aumentati i consumi domestici. Ma hanno raggiunto buoni risultati anche la logistica, i beni durevoli, i materiali per la casa, i mobili. Dall'altra parte abbiamo il forte disagio di chi ha subito le conseguenze più gravi, vale a dire ristorazione, mense, turismo, servizi. Abbiamo però avuto anche dei casi dove gli imprenditori nostri associati hanno avuto il coraggio di reinventarsi da un giorno all'altro, per la produzione di mascherine chirurgiche. Nel complesso, comunque, ci aspettiamo una tenuta dei fatturati e dell'occupazione».

Infine Nanino ha lanciato un appello per «salvare il mondo della cultura e della ristorazione, per i quali devono essere trovate risorse adeguate» e ha rimarcato che «bisogna puntare su scelte strategiche, non solo sulla politica dei bonus». Infine ha detto che «le aziende che sono state bene e che continuano a produrre e fatturare non hanno bisogno di aiuti statali o regionali, quelli devono essere garantiti a chi ha dovuto chiudere o fermarsi a lungo».Il vice presidente Paolo Felice ha sottolineato l'importanza di «tavoli di concertazione con la Regione per politiche attive del lavoro, per riqualificare chi uscirà, una volta finito il blocco dei licenziamenti, dal mondo produttivo. E stiamo parlando di migliaia di persone che, in Friuli Venezia Giulia, resteranno a casa».

Evidenziata, da parte di Felice, la Legge di stabilità regionale, nel punto in cui si fa una riflessione strategica sugli anziani: «bene la domiciliarità attiva, facciamo stare bene i nostri vecchi a casa loro. In questa domiciliarità è importante coinvolgere il terzo settore».Il direttore Alessio Di Dio punta su Recovery Plan e, soprattutto, Sviluppoimpresa. «Il mondo della cooperazione ritiene di avere cose importanti da dire sul piano dell'assessore Bini - ha spiegato Di Dio -. A nostro avviso l'impianto è buono, anche perchè non va a stravolgere il lavoro fatto dalla giunta precedente e in particolare dall'assessore Bolzonello. Ma a nostro avviso ci sono delle criticità che possiamo aggiustare. Come, per esempio, la questione della montagna, dove ci sono sempre meno imprese. Ecco qui non vediamo una progettualità a lungo termine. Sul turismo, che è centrale, dovrebbe esserci più spinta sulla sostenibilità, sull'accessibilità. Infine servirebbe più attenzione anche sulla logistica, che dovrebbe essere potenziata»