Cassa integrazione e crisi: circa 15 mila posti di lavoro sono a rischio in Friuli Venezia Giulia

Nel 2020 coinvolti negli ammortizzatori sociali in media oltre 44.600 lavoratori. I dati Inps sulle ore autorizzate fotografano l'impatto della crisi Covid

UDINE - Mandiamo in archivio il 2020 fotografando, sotto il profilo economico, e quindi anche occupazionale, una crisi davvero senza precedenti.

Crisi peraltro non ancora conclusa, che ha motivazioni che di economico non hanno nulla - la causa scatenante, come sappiamo, è stata la pandemia da Sars-CoV-2 - e che proseguirà, auspicabilmente con un trend diverso, anche per buona parte di quest'anno. Una crisi contenuta, sotto il profilo dell'occupazione, dagli ammortizzatori sociali e mitigata anche dal divieto di licenziamento che, salvo proroghe, dovrebbe concludersi a fine marzo.

E quando verrà meno, che accadrà? Quanti sono i posti di lavoro a rischio?

Posti a rischio

Difficile dirlo. Ragionevolmente sappiamo, per il genere di ammortizzatore utilizzato, ovvero la cassa integrazione straordinaria, che quei lavoratori appartengono ad aziende che hanno già avviato formalmente percorsi di riorganizzazione e razionalizzazione che impatteranno sugli organici. Ammettendo che la cigs autorizzata sia a zero ore, rapportando la cassa ai lavoratori Fte (full time equivalenti), abbiamo circa 1.800 esuberi dichiarati in Friuli Venezia Giulia. Poi c'è la quota degli addetti che oggi beneficiano della cassa integrazione in deroga, di quella ordinaria e dei Fis, i fondi di solidarietà. Secondo i sindacati in regione potrebbero essere oltre 10 mila i posti di lavoro a rischio, ai quali sommare i 1.800 dei processi di riorganizzazione. Ragionevolmente potremmo quindi azzardare un "conto" da 15 mila addetti, che si aggrava con i circa 13 mila beneficiari della Naspi, e con le mancate assunzioni mai decollate a causa del Covid.

La cassa

Per quanto penalizzante sotto il profilo reddituale, la cassa integrazione continua a rappresentare una tutela fondamentale per decine di migliaia di lavoratori del Friuli Venezia Giulia. Rapportando sempre le ore autorizzate agli Fte, nel 2020 sono stati 1.800 i beneficiari della cassa integrazione straordinaria, poco meno di 26 mila della cassa integrazione ordinaria, 8 mila 600 della cassa in deroga e 8.300 dei fondi di solidarietà, per un totale di 44.600 persone circa. Ripetiamo: si tratta solo di una stima, rapportando le ore autorizzate alla media mensile di un occupato a 8 ore al giorno; in realtà una quota dei lavoratori in cassa ha un contratto a part time, oppure è stato posto in cassa integrazione per un numero di ore inferiore... Il conteggio serve solo per avere un'idea dell'impatto. Che è certamente devastante.

I dati

Il raffronto con il 2019 vede incrementi percentuali davvero spaventosi. Se consideriamo i Fis, Fondi di solidarietà, nel 2019 erano state autorizzate poco più di 25 mila ore, passate a 24 milioni 820 mila nel 2020, con un incremento di oltre il 102 mila per cento. Per quel che riguarda la cassa integrazione ordinaria in Fvg si è passati dai 2,3 milioni di ore del 2019 a 52,36 milioni di ore, +2.226,4%. Più contenuto l'incremento della cassa integrazione straordinaria che sale "solo" del +144,99% passando da 2,6 milioni di ore ai 3,8 milioni. La cassa in deroga, praticamente inutilizzata nel 2019, con un totale di 4 mila 488 ore, nel 2020 è arrivata a superare i 13 milioni di ore, +291.678,9%. Complessivamente le ore di cig autorizzate nei 12 mesi dello scorso anno hanno raggiunto quota 69,26 milioni, con un +1.388,6% rispetto all'anno precedente.Il trendIl trend non è lo stesso per ciascun mese del 2020. Come si può notare dal grafico che pubblichiamo in questa pagina, l'andamento nell'utilizzo degli ammortizzatori sociali è stato minimo - e oseremmo dire quasi fisiologico - nei primi tre mesi, da gennaio a marzo, quando la pandemia si era appena manifestata, esplodendo invece in quelli successivi a causa del lockdown di primavera che aveva sostanzialmente paralizzato buona parte del mondo produttivo del Paese. Il "salto" lo si è registrato ad aprile, con un ridimensionamento sostenuto nei due mesi successivi - pure restando considerevolmente al di sopra dei dati dell'anno precedente -. Nemmeno nel periodo estivo la flessione nel ricorso agli ammortizzatori ci ha portati vicino ai numeri del 2019. E l'autunno, che solitamente è il periodo di ripresa dopo il rallentamento estivo, nel 2020 è stata invece la stagione in cui si è evidenziata una nuova frenata dell'economia regionale. Un andamento altalenante che in parte fotografa l'orientamento del Paese, tra restrizioni più o meno marcate nello svolgimento di alcune attività, e in parte risente della dimensione globale dell'emergenza sanitaria, con una contrazione della domanda da parte dei mercati che non può non riverberarsi sulla produzione nazionale e, quindi, sull'occupazione.