La protesta dei Navigator, 118 posti in bilico: «Danno economico e umano»

Erano stati selezionati, e formati, per seguire i percettori del reddito di cittadinanza e accompagnarli nel loro percorso alla ricerca di un lavoro all'interno dei centri per l'impiego. Ora sono loro stessi a rischiare di rimanere a casa a partire dal 30 aprile. Un paradosso

VENEZIA. Erano stati selezionati, e formati, per seguire i percettori del reddito di cittadinanza e accompagnarli nel loro percorso alla ricerca di un lavoro all'interno dei centri per l'impiego. Ora sono loro stessi a rischiare di rimanere a casa a partire dal 30 aprile. Un paradosso.

Ecco perché, una sessantina di manifestanti - in arrivo da tutto il Veneto e riuniti sotto le bandiere sindacali di Felsa-Cisl, Nidil-Cgil e Uil-Temp - si è dato appuntamento in campo San Maurizio a Venezia, sede della prefettura.In parallelo ad altre decine di manifestazioni in tutta Italia, i "navigator" veneti hanno chiesto una proroga al contratto in scadenza. Suddivisi nei 40 centri per l'impiego, in tutta la regione sono 118 i navigator che hanno superato ad agosto 2019 un rigido concorso pubblico per poi entrare in servizio alle dipendenze di Anpal al termine di un lungo periodo di formazione.

Più che perdere il lavoro, ora il timore è di cancellare un patrimonio di professionalità e umanità a disposizione della collettività. Non solo. Negli ultimi mesi, complice la crisi economica legata al Covid, la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza si è allargata. E accanto ai profili di persone già precedentemente in difficoltà, si sono aggiunte figure professionali che hanno perso il lavoro a causa della pandemia.Numerose e variegate le storie di chi ieri è sceso in campo a Venezia.

Le immagini della protesta dei navigator: in 118 rischiano di restare a casa

Nicoletta Coccia, ad esempio, ha 41 anni ed è psicologa del lavoro. Insieme ad altri tre colleghi, seguono in totale 450 beneficiari di reddito di cittadinanza al centro per l'impiego di Montebelluna. «Da due mesi siamo in contatto con le aziende, stiamo portando avanti pratiche fondamentali per la riuscita del programma di inserimento» spiega «ma che succederà se non ci verrà rinnovato il contratto? I beneficiari passeranno in carico agli operatori dei centri per l'impiego, già oberati. Se dovesse scaderci il contratto, noi siamo altamente qualificati e un posto lo troveremo. Ma sarebbe un danno, economico e umano, gettare via questi mesi».

È dello stesso avviso anche Riccardo Solomita, 41 anni di Spinea, consulente del lavoro e navigator a Dolo. Ha lasciato il suo lavoro precedente, spiega, perché «volevo fare questa esperienza di politica attiva nel settore pubblico»: «Qui siamo tutti laureati magistrali, ci sono professionisti iscritti a ordini. Non saremo i classici disoccupati, ma a Roma non credono in questo progetto».

Bandiera e megafono in mano anche per Mario Giacconi, 60 anni, navigator a Treviso e una vita passata come ricercatore per le istituzioni europee. «Avevo deciso di mettere al servizio degli altri le mie competenze» dice «per aiutare a risolvere i drammi che la vita può portare. Ora vedremo cosa succederà».

Ecco perché le tre sigle sindacali chiedono ora interventi concreti: «Il mancato rinnovo dei contratti», è il messaggio fatto recapitare al prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, «comporterebbe gravi ripercussioni sia dal punto di vista occupazionale sia sotto l'aspetto dell'impoverimento dei servizi. Non è più rinviabile il rafforzamento delle politiche attive». --

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