L'Osservatorio di Veneto Lavoro, a gennaio assunzioni crollate: «Mercato ingessato e sfiducia»

Turismo e commercio, i più colpiti dalle restrizioni anti Covid, a gennaio hanno registrato rispettivamente un calo delle assunzioni del 79% e del 34%. Significa che nell’ultimo anno i posti di lavoro persi nel settore turistico, compresi alberghi, bar e ristoranti, sono stati circa 14.800. Ma purtroppo pare solo la punta dell’iceberg

VENEZIA. Turismo e commercio, i più colpiti dalle restrizioni anti Covid, a gennaio hanno registrato rispettivamente un calo delle assunzioni del 79% e del 34%. Significa che nell’ultimo anno i posti di lavoro persi nel settore turistico, compresi alberghi, bar e ristoranti, sono stati circa 14.800. Ma purtroppo pare solo la punta dell’iceberg.

Perché più in generale, in Veneto durante il primo mese dell’anno in corso si è registrata una flessione delle assunzioni del 27% rispetto allo stesso periodo del 2020 (da 55.941 nuovi contratti a 40.884) che sale al meno 32% se si guarda a gennaio 2019.

Emerge dai nuovi dati dell’Osservatorio di Veneto Lavoro che confermano un inizio di 2021 tutto in salita con lo spettro di fine marzo (quando scadrà lo stop ai licenziamenti) che si fa sempre più minaccioso. Il saldo tra i nuovi contratti e quelli scaduti è positivo per 18mila unità ma, sottolineano da Veneto Lavoro, non è un dato significativo visto proprio lo stop ai licenziamenti per decreto.

E così per capire quale può essere il vero impatto del Covid sull’occupazione e quali gli effetti in caso di mancata proroga del decreto bisogna guardare, dice l’agenzia regionale, al crollo delle assunzioni.

E non è affatto un bel vedere. «I contratti a tempo indeterminato, protetti da cassa integrazione e divieto di licenziamento, hanno segnato un calo costante ma contenuto e si sono mantenuti in terreno positivo» si legge nel rapporto «nonostante prosegua ancora la flessione delle assunzioni, a gennaio pari al -34% sull’analogo mese dell’anno precedente; l’apprendistato segna una lenta, modesta e progressiva contrazione (con una riduzione delle assunzioni del -28%); i contratti a termine, sia stagionali che non, sono quelli su cui si è scaricato tutto il peso delle diverse fasi di lockdown, con una caduta profondissima nei mesi di maggio e di giugno seguita da un parziale recupero, arrestatosi però nel mese di novembre fino alla flessione delle assunzioni a gennaio pari al -24%».

«È un mercato del lavoro completamente ingessato, a causa del blocco dei licenziamenti e del ricorso alla cassa integrazione unito alla sfiducia delle imprese» il commento dell’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan. «Il blocco dei licenziamenti e l’uso degli ammortizzatori sociali è una condizione destinata però a non protrarsi. Elemento che mi preoccupa rispetto al pesante scenario di nuovi disoccupati che si prospetta. L’altro aspetto è, quindi, la sfiducia delle imprese».

Oltre ai 14.800 posti persi nel settore turistico, guardando ai singoli comparti, altri 1.400 sono andati persi nel commercio. Ma sono diversi i settori industriali, a cominciare da occhialeria e sistema moda, che evidenziano grandi difficoltà.

La pandemia sembra aver risparmiato soltanto edilizia, agricoltura, servizi informatici e terziario avanzato. Le province ad aver pagato maggiormente gli effetti della crisi sono quelle a maggiore vocazione turistica, Venezia e Verona, cui si aggiunge Belluno, che sta già pagando le difficoltà della stagione invernale e del settore dell’occhialeria. —