A Nordest nell'anno del Covid oltre 102 mila occupati in meno

La flessione media è stata del -2% con il massimo del -2,4% in Veneto, del -2% in Trentino Alto Adige e del -2,1% dell'Emilia Romagna. In controtendenza il Friuli Venezia Giulia che incrementa del +0,4% il numero degli occupati

UDINE - Il mercato del lavoro nel 2020 ha patito le conseguenze legate alla pandemia da coronavirus.

Solo a Nordest le stime sugli occupati parlano di 102 mila 300 posti di lavoro persi nell'anno, con un trend molto simile per 3 su 4 regioni della macroarea.

Fa eccezione in Friuli Venezia Giulia che, a fronte di una flessione del -2% registrata a Nordest, chiude con +0,4%.

Il Trentino Alto Adige perde invece il 2%, meno 10 mila occupati, saldo a 489.400; il Veneto cede il -2,4% con 51 mila 600 occupati in meno, saldo a 2 milioni 225 mila 300; l'Emilia Romagna flette del -2,1%, che corrispondono a 42 mila 800 occupati in meno, saldo a 1 milione 989 mila 800.

Il Fvg incrementa, invece, di 2.100 unità, portandosi a 513 mila 600 occupati, più 0,4%.

Unica regione in Italia.

I dati arrivano dall'Ires Fvg che ha elaborato quelli dell'Istat, e che invita però ad una certa prudenza.

"Le rilevazioni statistiche - spiega il ricercatore Alessandro Russo - hanno risentito delle difficolta connesse all’emergenza sanitaria; sono state sviluppate azioni correttive che hanno comunque permesso di elaborare e diffondere i dati, ma è l’Istat stesso a sottolineare il carattere provvisorio delle stime presentate, che potranno subire revisioni sulla base di ulteriori analisi e della progressiva estensione e completamento delle informazioni disponibili. Si tratta pertanto di dati da considerare con una certa cautela".

Nel valutare l'andamento dell'occupazione occorre poi tenere conto degli effetti - a oggi ancora non valutabili - dello stop ai licenziamenti, che è stato prorogato, ma anche dell'utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali, dalla cassa "Covid" a quella in deroga comprendendo anche i Fondi di solidarietà.

A livello nazionale l'Istat ha rilevato, nel quarto trimestre 2020, come le dinamiche del mercato del lavoro siano state ancora influenzate dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria.

L’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una diminuzione di -1,5% rispetto al trimestre precedente e di -7,5% rispetto al quarto trimestre 2019; il Pil subisce una contrazione del -1,9% e del -6,6%, rispettivamente.

Il numero di occupati cresce di 54 mila unità (+0,2%) rispetto al trimestre precedente, per effetto dell’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato – in termini assoluti superiore al calo di quelli a termine – e della lieve crescita degli indipendenti.

Contestualmente, si registra una riduzione del numero di disoccupati (-122 mila) più consistente di quella degli inattivi di 15-64 anni (-10 mila).

In termini tendenziali, l’occupazione è ancora in calo (-414 mila unità, -1,8% rispetto al quarto trimestre 2019), nonostante i dipendenti a tempo indeterminato aumentino di 98 mila unità (+0,7%); a diminuire sono soprattutto i dipendenti a termine (-383 mila, -12,3%), ma continuano a calare anche gli indipendenti (-129 mila, -2,4%).

La riduzione interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale, tra i quali l’incidenza del part time involontario raggiunge il 65,2% (+1,3 punti).

Diminuiscono i disoccupati (-172 mila, -6,7% rispetto al quarto trimestre 2019), sia in cerca di prima occupazione sia con precedenti esperienze di lavoro, e si intensifica l’aumento del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (+403 mila, +3,1% in un anno).

Il tasso di occupazione, pari al 58,2%, cresce in termini congiunturali (+0,3 punti rispetto al terzo trimestre 2020), ma è ancora inferiore di -0,8 punti a quello del quarto trimestre 2019.

Il tasso di disoccupazione diminuisce, in termini congiunturali e tendenziali, mentre quello di inattività – tra le persone con 15-64 anni – aumenta soprattutto nel confronto con il quarto trimestre 2019.