Stop ai licenziamenti, ma da giugno oltre 137 mila persone potrebbero perdere il lavoro a Nordest

Secondo la Cgil del Veneto una stima ragionevole delle persone che potrebbero essere licenziate oscilla tra i 30 mila e i 40 mila solo in questa regione, a cui sommare i 5/6 mila del Friuli Venezia Giulia

UDINE. Stop ai licenziamenti fino a giugno per quei lavoratori che dispongono di ammortizzatori sociali ordinari come la cassa integrazione; si andrà invece a fine ottobre per tutti gli altri, ovvero per i dipendenti di micro imprese che hanno utilizzato la cassa in deroga e i Fondi di solidarietà.

L’annuncio del ministro del lavoro, Andrea Orlando, interessa direttamente una platea potenziale di oltre 137 mila persone a Nordest, tra lavoratori in cassa integrazione ordinaria, in cassa in deroga e fruitori dei Fis nel mese di gennaio 2021.

E una parte di questi è a rischio licenziamento. Quanti? Difficile dirlo. Secondo la Cgil del Veneto una stima ragionevole oscilla tra i 30 mila e i 40 mila solo in questa regione, a cui sommare i 5/6 mila del Friuli Venezia Giulia. Per cui, ben venga un provvedimento di proroga «ma sia chiaro - dichiara Villiam Pezzetta, segretario della Cgil del Fvg - che finché permarrà lo stato di emergenza sanitaria, va garantita una copertura ai lavoratori».

Come dire: se a giugno non sarà cessata l’emergenza Covid, bisognerà avere pronto un nuovo provvedimento di proroga. Ovviamente ciò non toglie che si debba procedere nella definizione di una riforma degli ammortizzatori sociali, universalistica e inclusiva, «che è anche questa necessaria - rimarca Pezzetta -. Nell’attesa abbiamo già chiesto alla Regione di avviare un tavolo per cercare di andare incontro al problema delle mancate coperture e della gestione dei problemi occupazionali che già ci sono e di quelli che si presenteranno».

«In premessa va detto che siamo siamo assolutamente solidali con le categorie più colpite dalle conseguenze della pandemia, penso al settore del turismo, al settore alberghiero, ai ristoratori - dichiara Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine -. L’industria, il manifatturiero, ha recuperato moltissimo dopo il lockdown, più di quel che avremmo sperato. Rispetto al divieto di licenziamento a mio avviso è giusto che le imprese che continuano a utilizzare gli ammortizzatori sociali e la cassa Covid non possano licenziare, ma questo provvedimento toglie flessibilità a tutte le altre, ed è un problema che mi auguro verrà superato alla fine di questo nuovo rinvio. Resto convinta che le imprese abbiano necessità di politiche attive del lavoro e di un rinnovamento degli ammortizzatori sociali. E questo - prosegue Mareschi Danieli - dovrà portarci ad un focus sul lavoro giovanile, sul lavoro femminile, sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro, sul costo del lavoro, sul ricollocamento delle persone che il lavoro lo hanno perso e anche sulla formazione».

«Sono sempre stato favorevole allo stop ai licenziamenti - è la posizione di Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico -. E fino a quando resteremo in questa situazione drammatica causata dal Covid e davanti ad un popolo sanguinante, dare messaggi diversi sarebbe stato un errore».

Per l’artigianato, un settore in cui da sempre «un dipendente è una risorsa, un patrimonio dell’impresa, un collaboratore che diventa parte della famiglia, il licenziamento è davvero l’ultima chance» è la considerazione di Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Fvg. Ma ovviamente non basta un provvedimento per legare lavoratori e aziende, e non basta se, insieme alle proroghe, non arriveranno segnali concreti «di rilancio dell’economia e di sostegno alle imprese».

In premessa «se le piccole e micro imprese potranno beneficiare della Naspi e degli ammortizzatori, questa ulteriore proroga può avere un senso - ancora Tilatti - e le aziende potranno sopportare questo ulteriore onere, tanto più che per noi i dipendenti sono una risorsa su cui molto si investe, anche e soprattutto nella formazione, quindi licenziarli non è una decisione che si prende a cuore leggero. Ma attendiamo segnali chiari dal Governo rispetto alle azioni necessarie a rilanciare l’economia. Se questi segnali non dovessero manifestarsi, io temo si rischi di mettere in ulteriore difficoltà, soprattutto finanziaria, la piccola e micro impresa».

In sostanza «serve uno sforzo comune rivolto a proteggere certamente la fascia debole della popolazione, ma anche a salvaguardare quel patrimonio di grande valore che è l’impresa, senza il quale io credo sia difficile, se non impossibile, per questo Paese, imboccare la strada della ripartenza e dell’uscita da questa crisi».—

© RIPRODUZIONE RISERVATA