Il Covid lo pagano i precari, a Nordest 142 mila lavoratori atipici non sono stati rinnovati

A saldo il dato è fortunatamente più basso perchè qualcuno di questi contratti non rinnovati è stato trasformato in un rapporto a tempo indeterminato, la differenza tra nuove posizioni e posizioni perse è dunque di 112 mila rapporti di lavoro in meno nel 2020. Nelle pieghe di questi numeri, ci sono chiaramente molti invisibili che sfuggono alla statistica

ROMA. Meno stabilizzazioni, cioè traformazioni di contratti a termini in contratti a tempo indeterminato, ma soprattutto tanti precari sono rimasti denza lavoro. Eccolo il prezzo del Covid sul lavoro, a pagare sono i più fragili. Quelli senza tutele, senza paracadute. Il numero di contratti atipici non rinnovati per le tre regioni somma un numero altissimo oltre 142 mila contratti. A saldo il dato è fortunatamente più basso perchè qualcuno di questi contratti non rinnovati è stato trasformato in un rapporto a tempo indeterminato, la differenza tra nuove posizioni e posizioni perse è dunque di 112 mila rapporti di lavoro in meno nel 2020. Nelle pieghe di questi numeri, ci sono chiaramente molti invisibili che sfuggono alla statistica.

Il saldo annualizzato, vale a dire la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, scrive il rapporto dell'Inps che ha messo a disposizione i dati, identifica la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. In progressiva flessione già nel corso della seconda metà del 2019, il dato complessivo italiano è divenuto negativo a febbraio (-27.000) ed è peggiorato a causa della caduta dell’attività produttiva conseguente all’emergenza sanitaria a marzo (-283.000) e ancor di più ad aprile (-623.000).

La dinamica negativa è proseguita, seppur con un ritmo in progressivo rallentamento, raggiungendo il valore massimo a giugno (-812.000). A luglio si è avviata un’inversione di tendenza (– 758.000) proseguita lentamente fino a fine anno. Il risultato finale, a dicembre, attesta una perdita di posti di lavoro rispetto al medesimo momento dell’anno precedente pari a 660.000 unità, esito di un risultato positivo per i rapporti a tempo indeterminato (+259.000, dato di nuovo in crescita a dicembre per effetto del consistente volume di trasformazioni) e di un risultato nettamente negativo (-919.000, dato di nuovo in peggioramento a dicembre) per l’insieme delle restanti tipologie contrattuali, tra le quali si distingue l’intensa contrazione dei rapporti di lavoro a termine (-493.000) Il Covid 19 ha determinato anche la contrazione dei lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale (CPO): ad aprile essa risultava pari al – 78%; nei mesi successivi si è progressivamente attenuata fino al -10% di agosto, ed è progressivamente peggiorata nei mesi successivi fino a raggiungere il -40% a dicembre (12.000 lavoratori impegnati contro 19.900 a dicembre 2019).

L’importo medio mensile lordo della remunerazione effettiva risulta a dicembre pari a 291 euro, in crescita rispetto all’anno precedente. Per quanto attiene ai lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia (LF), a dicembre 2020 essi risultano circa 12.000, in crescita (+45%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente quando erano poco più di 8.000. Tra marzo e agosto 2020 si era registrato uno sviluppo enorme dell’utilizzo del Libretto Famiglia (a giugno i lavoratori interessati erano stati più di 300.000) da ricondurre all’introduzione del bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting previsto dall’articolo 23 comma 8 del DL n. 18/2020 (decreto “Cura Italia”) e dall’articolo 72 del DL n. 34/2020 (decreto “Rilancio”), pagati con titoli del libretto famiglia.

Anche l’importo medio mensile lordo della remunerazione di questi lavoratori è tornato ai livelli precedenti la pandemia (172 euro a dicembre 2020 contro 161 a dicembre 2019) mentre nel periodo tra marzo e agosto oscillava tra i 500-600 euro.