L’emergenza lavoro infierisce sui precari: in Fvg 18mila in meno

Reggono industria e costruzioni, terziario grande malato. Agrusti (Confindustria): è arrivata l’ora di assumere

TRIESTE Dodicimila posti in meno. I conti stavolta li fa l’Inps, e per il Friuli Venezia Giulia le cifre sono meno confortanti di quelle che aveva diffuso sette giorni fa l’Istat. Se il report Istat parlava addirittura di un incremento di occupati (514mila contro 511mila) a fine 2020, il conteggio ufficiale di assunti e cessati ci sbatte in faccia il peso della crisi: 12.554 posti persi solo nell’ambito del lavoro dipendente (mancano grossomodo 100mila autonomi), falcidiato soprattutto nelle categorie strutturalmente meno protette. Su tutti gli assunti con contratto a termine, ma anche gli stagionali, gli interinali (o somministrati), gli intermittenti e gli apprendisti.

È qui che si concentrano tutti i danni dell’emergenza sanitaria, con un pedaggio che a livello nazionale è di oltre 900mila posti persi, dati dal saldo tra assunti e cessati, e 18mila (17.949 la cifra esatta) in Fvg. A bilanciarlo, parzialmente, il saldo positivo sul tempo indeterminato, che è di +259mila come totale nazionale e di +5.395 in regione. A tenere basso il numero delle cessazioni sono gli ammortizzatori e il divieto di licenziare, di cui beneficiano ovviamente solo gli assunti senza scadenza. Guardando ai settori, il grande malato è il terziario, con 371mila posti persi, che salgono a 557 mila considerando il terziario allargato. Reggono invece il manifatturiero (-51mila) e soprattutto le costruzioni (+31mila), grazie anche all’effetto superbonus.

Per quanto riguarda il Fvg, in assenza di dati sui settori bisogna accontentarsi di quelli sui contratti: il calo più marcato è su quelli a tempo determinato (-8.949), seguiti da interinali (-4.507), intermittenti (-2.460), stagionali (-1.836) e apprendisti (-197).«Quelli che già erano i lavoratori più fragili prima della crisi – commenta Susanna Pellegrini (Cgil) – sono i più bastonati adesso. E sono concentrati purtroppo nei settori falcidiati dal Covid, come terziario, commercio e turismo».

E se la tenuta dei tempi indeterminati è figlia del blocco dei licenziamenti, la sfida non si vince solo in difesa: «Tutela e sostegno non bastano, servono anche formazione e politiche per le assunzioni», dichiara la Cisl con Alberto Monticco.

Se l’effetto blocco (dei licenziamenti) è innegabile, il manifatturiero prova a pensare positivo: «Il terziario è falcidiato – dichiara il numero uno di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti – e ha tutta la nostra solidarietà, il manifatturiero è in salute e più che licenziare dovremo assumere. La terza ondata? Più che con quella l’industria deve fare i conti con il rincaro delle materie prime, legato anche a fattori speculativi. Ma le premesse per la ripresa cvi sono». Anna Mareschi Danieli, da Udine, conferma la lettura: «Una recente indagine ci dice che il 91% delle nostre associate non intende licenziare in caso di sblocco. Il vero problema, piuttosto, è la carenza di manodopera specializzata». — © RIPRODUZIONE RISERVATA