Assunzioni, la Cgil con i sindaci. «Serve un piano straordinario»

I numeri del Veneto: in media c’è un dipendente comunale ogni 203,19 residenti. Bernini: «Va recuperato il gap prodotto in anni di blocco o lo sviluppo è a rischio»

VENEZIA. Investire, e subito, sugli enti locali. Dopo la presa di posizione dell’Anci Veneto sul tema dei Comuni sottorganico, anche la Fp-Cgil prende posizione sulla vicenda e chiede interventi urgenti indipendentemente dalla collocazione geografica. 
 
Nei giorni scorsi, l’associazione dei primi cittadini se l’era presa contro il bando per le assunzioni dei Comuni del Sud annunciato dal ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Se in Veneto, avevano spiegato i sindaci tramite l’Anci, i Comuni hanno una percentuale di 5,07 dipendenti ogni mille abitanti, altre Regioni come Campania e Sicilia arrivano ad un valore più che doppio (11 dipendenti ogni mille abitanti). «Anci Veneto sta ponendo un tema serio», argomenta Ivan Bernini (Fp-Cgil Veneto), «che va considerato per il merito che pone: anche a fronte del Piano nazionale di ripresa e resilienza o si considera l’opportunità di liberare la capacità assunzionale negli enti locali, indipendentemente dalla diversa collocazione geografica nel Paese, consentendo di recuperare il gap prodotto in anni di blocco delle assunzioni o si rischia di vanificare l’opportunità di crescita e sviluppo nel territorio».
 
In Veneto, in media, c’è un dipendente comunale ogni 203,19 residenti. Una situazione ben differenziata da provincia a provincia, come mette in evidenza il grafico realizzato dalla Cgil. Ma che comunque sottolinea come la carenza sia assai grave. Basti considerare che il decreto 18 novembre 2020 del Ministero dell’Interno “rapporti medi dipendenti- popolazione validi per gli enti in condizioni di dissesto per il triennio 2020-2022”, stabilisce le soglie che “non possono essere superate”.
 
Chiaro che la soglia dovrebbe essere rapportata ai singoli enti, ma si può già grossolanamente verificare che il rapporto esistente nella complessità degli enti è molto maggiore rispetto alle soglie indicate per gli enti in dissesto. Secondo il decreto, tanto per dire, sopra i 100 mila abitanti e fino a 250 mila il rapporto dev’essere di un dipendente comunale ogni 91 abitanti. Per il Veneto, invece, la situazione è ben diversa. Ragionando per provincia, si vede ad esempio come per Belluno (poco più di 200 mila abitanti) ci sia un dipendente ogni 153,55 abitanti. Ancora peggio per Padova (222,89), Treviso (251,43). Migliora un po’ invece per Venezia (161,56). Nel complesso, in Veneto (5 milioni di abitanti) la media è di un dipendente ogni 203,19 abitanti.
 
«Se il governo intende rafforzare la necessaria coesione sociale nel Paese”, aggiunge il segretario, «e si pone l’obiettivo di mettere nelle condizioni i comuni di rafforzare la propria capacità di intervento deve considerare la possibilità di incrementare risorse e possibilità di assunzione laddove maggiormente si è disinvestito in questi anni, ma non può farlo per sottrazione. Il rischio, diversamente, è creare le condizioni nel quale raggiungi l’obiettivo di far crescere chi “sta sotto ed è messo peggio di altri” ma se lo fai per sottrazione “tiri verso il basso anche chi stava un po' meglio”. In un equilibrio verso il basso che rischia, peraltro, di allentare anche quello spirito di solidarietà che non è mai venuto meno tra sindaci». —
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