Commercianti, protesta a Padova: debiti aumentati del 10 per cento

Manifestazione dell’Ascom davanti al tribunale. Bertin: «Non si vedono ristori e tra poco non ci resterà altro che fallire»

PADOVA. “Riapriamo le imprese” è la protesta dell’Ascom Confcommercio che, ieri, ha manifestato davanti al tribunale. Il luogo non è stato scelto a caso: la minaccia numero uno per i commercianti, stremati dalla crisi economica generata dalla pandemia, è di portare i libri in tribunale, ovvero dichiarare fallimento. «Non siamo lontani da questa ipotesi – spiega Patrizio Bertin, numero uno di Ascom – Mediamente un’attività ha aumentato del più 10% i suoi debiti verso i fornitori e ha un debito verso le banche di 25 mila euro, eppure i dipendenti sono sempre stati pagati e così le tasse. Cosa abbiamo ricevuto? A fronte di ricavi persi del 70%, ma di costi fissi rimasti uguali e di un debito medio intorno al 30%, i contributi ricevuti sono pari al 3%».

Tra i settori più colpiti i ristoratori. Anche loro con numeri che fanno paura: «Dobbiamo salvare 3.500 imprese – spiega Filippo Segato, segretario Appe (l’associazione provinciale pubblici esercenti) – e 20 mila addetti. Nel 2020 hanno già chiuso 150 attività nella nostra provincia, con una conseguente perdita di mille posti di lavoro. Per il 2021 è prevista la chiusura quasi del doppio di locali: 300 e circa 3 mila posti di lavoro persi. Pensiamo che solo a Pasqua non hanno lavorato 14 mila persone. Siamo stati in Prefettura, siamo scesi in piazza, abbiamo incontrato i politici, eppure continuiamo a perdere ogni settimana dai 10 ai 15 milioni di euro. I ristori sono stati decretati a gennaio, a marzo è stato firmato il decreto Sostegni, eppure nessuno ha visto un centesimo».

Quale sarà il prossimo passo? Si chiedono con la gola stretta i commercianti: «Il prossimo passo – tuona Bertin – è il fallimento delle nostre imprese. Bisogna programmare con urgenza le riaperture perché dobbiamo tornare a lavorare. E accelerare la campagna vaccinale: basta parole, servono fatti». —