Le imprese temono lo stop agli ammortizzatori sociali così esplode la cassa integrazione: a marzo in Veneto +422 per cento

La prudenza, e i timori delle imprese, davanti alla fine degli ammortizzatori Covid prevista per marzo, e poi prorogata, hanno spinto a richiedere all’Inps l’autorizzazione per il maggior numero di ore possibili da usufruire nei mesi seguenti

UDINE. Una vera e propria esplosione della domanda di cassa integrazione a Nordest. Nel mese di marzo le imprese hanno chiesto, e l’Inps ha autorizzato, oltre 45 milioni di ore di cig tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Parliamo di una variazione congiunturale, rispetto quindi a febbraio 2021, di +422% per il Veneto e +188% per il Fvg.

Il raffronto tendenziale con marzo 2020, che ancora non mostrava gli effetti del primo lockdown, è ancora più impressionante: la cig segna +953% in Veneto, +567% in Fvg. In termini di ore, complessivamente in Veneto ne sono state autorizzate 38,8 milioni, di cui 28,9 milioni di cassa ordinaria e 9,5 milioni di cig in deroga, contro i 7,4 milioni totali di febbraio cui 1,2 milioni di cig ordinaria e 5,8 milioni di cig in deroga.

In Fvg abbiamo 7,2 milioni di ore a marzo 2021 di cui oltre 6 milioni di cig ordinaria e 1 milione di ore di cig in deroga, contro 2,5 milioni di ore di febbraio di cui 762 mila ore di cig ordinaria e 1,6 milioni di ore di cig in deroga.

Che è accaduto? Giudizio univoco dei sindacati delle due regioni: la prudenza, e i timori delle imprese, davanti alla fine degli ammortizzatori Covid prevista per marzo, e poi prorogata, hanno spinto a richiedere all’Inps l’autorizzazione per il maggior numero di ore possibili da usufruire nei mesi seguenti. Solo tra qualche tempo si saprà quante di queste ore saranno effettivamente state utilizzate.

L’altro elemento, ora a scadenza a giugno, ovvero il blocco generalizzato dei licenziamenti, darà la dimensione di quale sia, effettivamente, il grado di sofferenza delle imprese. «Soprattutto piccole - secondo Villiam Pezzetta, segretario generale Cgil Fvg -, soprattutto artigiane, operanti in diversi settori, compresi quelli più colpiti dalle restrizioni imposte dalla lotta alla pandemia, ovvero commercio, turismo, servizi.

Come Cgil continuiamo a ribadire che finché resta l’emergenza sanitaria, e a giugno non sarà ancora stata superata, vanno mantenuti gli ammortizzatori sociali e lo stop ai licenziamenti. Non vorremmo poi che la ripartenza coincidesse con l’espulsione di persone dal mondo del lavoro, e per questo sollecitiamo l’apertura di un tavolo di confronto regionale per il monitoraggio e la gestione dei temi occupazionali».

«Questa fiammata improvvisa del ricorso agli ammortizzatori sociali - dichiara Christian Ferrari, segretario generale della Cgil del Veneto - da un lato conferma lo stato di sofferenza in cui versa il sistema produttivo alle prese con l’eredità pesante dell'annus horribilis del Covid, nonostante il rimbalzo della seconda parte del 2020, e conferma anche la preoccupazione che, come sindacato, stiamo rilanciando.

Credo che la domanda di cassa sia stata determinata da un atteggiamento prudenziale delle imprese in vista della fine degli ammortizzatori Covid prevista originariamente a marzo e poi prorogata. In questo mese, inoltre - prosegue il sindacalista - abbiamo assistito ad una recrudescenza della pandemia che ha comportato ulteriori chiusure e limitazioni della mobilità con inevitabili ricadute negative sulla domanda di beni e servizi.

Ora, al di là della anomalia del picco di richiesta di ammortizzatori, questo conferma ciò che molti faticano a comprendere, ovvero che la crisi sanitaria e la crisi economica sono due facce della stessa medaglia: senza mettere sotto controllo la prima, non si generano le condizioni per la seconda. Il virus - rimarca Ferrari - detta ancora l’agenda economico-produttiva del Paese».

L’analisi per settori evidenzia una situazione eterogenea, con «imprese che hanno risentito poco o per nulla, comparti in sofferenza e altri in crisi profonda, penso a commercio e turismo - ancora Ferrari -. In Veneto vanno bene gomma-plastica, farmaceutica, il “bianco”, il legno-mobile, la cantieristica; in difficoltà contenuta la siderurgia e la metalmeccanica; in maggiore sofferenza il settore moda, tessile-abbigliamento, occhialeria, carta, stampa ed editoria e l’industria alimentare e delle bevande» che risente della sostanziale chiusura del canale horeca.

Tutto questo «mi fa dire che i provvedimenti, come la cassa integrazione Covid e il blocco dei licenziamenti debbano venire prorogati fino a fine ottobre» è la richiesta della Cgil, quando è prevista la fine della campagna vaccinale. E immaginando già «incentivi per la fruizione di tutti gli strumenti alternativi alla risoluzione dei rapporti di lavoro». E poi? «E poi arriverà la partita vera - conclude Ferrari -: il piano di investimenti e le politiche industriali per il rilancio del Paese».