L’occupazione prova a ripartire: saldo positivo di 18 mila posti nel primo quadrimestre in Veneto

Valore ancora lontano dal +44 mila del 2019 ma in netto miglioramento rispetto al saldo negativo fatto registrare nel 2020 in pieno lockdown. Bene l’edilizia, soffrono ancora turismo e commercio. I dati di Veneto Lavoro

VENEZIA. Riparte l’occupazione, seppur blandamente: saldo positivo per circa 18 mila posizioni lavorative dipendenti in Veneto da gennaio ad aprile. Spiragli di luce dopo la crisi da pandemia soprattutto nell’edilizia e nel manifatturiero, mentre soffrono ancora turismo e commercio. Venezia e Verona, a vocazione turistica, sono le province più in difficoltà.

Il rapporto

Sono i dati della “Bussola” di Veneto Lavoro. Il saldo del primo quadrimestre è positivo per circa 18 mila posizioni lavorative dipendenti, un valore ancora lontano dalle +44 mila registrate nell’analogo periodo del 2019 ma in netto miglioramento rispetto al saldo negativo fatto registrare nel 2020 in pieno lockdown. Ancora in calo sia le assunzioni che i licenziamenti, le donne le più penalizzate.

Nel mese di aprile si è registrato in Veneto un saldo occupazionale positivo per circa 5.900 posizioni di lavoro dipendente, un risultato nettamente migliore rispetto ad aprile 2020 (-10.065), che si era però rivelato uno dei mesi peggiori dal punto di vista occupazionale in virtù delle stringenti misure di lockdown attuate durante i primi mesi di pandemia. L’anomalo andamento del mercato del lavoro nel 2020 suggerisce infatti un confronto con i dati del 2019 per ottenere indicazioni attendibili ed evitare di ricavare un’immagine falsamente positiva delle attuali dinamiche. Il saldo mensile di aprile 2021 si rivela infatti ancora lontano da quello registrato due anni (+19.250 posizioni lavorative nel mese di aprile 2019). Il bilancio occupazionale dei primi quattro mesi dell'anno è pari a 18 mila posizioni lavorative guadagnate, a fronte delle +44 mila registrate nel 2019 e del risultato negativo del 2020 (-9.400).

Stallo sulle assunzioni

Sul fronte delle assunzioni, il cui andamento si rivela più significativo per cogliere le tendenze del mercato del lavoro in questo periodo di difficile raffronto con il passato, il calo rispetto al primo quadrimestre del 2019 è pari al 34%, mentre rispetto al 2020 i volumi sono pressoché invariati (poco meno di 140 mila assunzioni nel periodo). Nel solo mese di aprile, complice una Pasqua ancora soggetta a limitazioni che hanno impedito i consueti movimenti turistici, la forbice con il 2019 si è allargata al -43%, soprattutto per quanto riguarda le donne, per le quali il calo delle assunzioni ha toccato il 50%.

Le cessazioni

Riduzione marcata anche per le cessazioni (-28% rispetto al 2019 e -19% rispetto al 2020), soprattutto per quanto riguarda i licenziamenti economici collettivi (-76% sul 2019) e individuali (-61%), mentre crescono i disciplinari (+7%). Le cause maggiori di cessazione dei rapporti di lavoro rimangono le dimissioni e la fine dei contratti a termine, ridottesi nel 2021 a causa del minor numero di stipule.

Le province

Le province che continuano a pagare il prezzo più alto alla crisi sono quelle a maggiore vocazione turistica, quali Venezia e Verona. La flessione della domanda di lavoro, rispetto al 2019, si mantiene infatti elevata ovunque, con punte del -61% nella provincia di Venezia e del -35% in quella scaligera. Variazioni più contenute a Vicenza (-22%), Padova (-22%), Treviso (-20%) e su valori minimi a Belluno e Rovigo (-7%). Il saldo del periodo gennaio-aprile è positivo ovunque (tranne Belluno dove si registra la perdita di 500 posti di lavoro probabilmente per gli effetti della stagionalità), ma su valori inferiori rispetto al 2019.

I settori

Turismo e commercio restano i settori più colpiti e registrano un calo delle assunzioni rispettivamente del 78% e del 39% rispetto al 2019. Male anche editoria e cultura (-79%), servizi di vigilanza (-33%) e industria conciaria (-32%). Nel mese di aprile, tuttavia, i settori manifatturieri e le costruzioni hanno fatto registrare segnali incoraggianti. Sul fronte dei saldi occupazionali, bilanci negativi si registrano solo nell'industria tessile, nella concia, nei servizi turistici e nei servizi di vigilanza. Alcuni comparti, quali macchine elettriche, chimica-plastica, servizi informatici e attività professionali, mostrano risultati migliori anche rispetto al 2019.

La disoccupazione

Ancora in calo la disoccupazione, per effetto del minor dinamismo sul mercato del lavoro e dell'aumento degli scoraggiati. Tra gennaio e aprile 2021 sono state presentate sono state presentate poco più di 33.000 dichiarazioni di immediata disponibilità, il 9% in meno rispetto al 2020 e il 23% in meno sul 2019.

Le previsioni

Riguardo agli scenari per il prossimo futuro, le previsioni economiche globali sono improntate a una forte ripresa, anche in virtù dello sviluppo della campagna vaccinale, e tutti i maggiori settori dell'industria stanno vivendo una fase di rilancio a livello mondiale. Recupero in vista anche per l'Italia e per il Veneto, il cui PIL è visto in crescita del 5,5% nel 2021 e del 4,5% nel 2022. In attesa anche di capire cosa succederà alla fine del blocco ai licenziamenti, che scade il 30 giugno con ipotesi di proroga per alcuni settori.