Covid: Cgil, dallo sblocco licenziamenti 30.000 posti a rischio

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Il segretario generale Ferrari: “ Si aggiungerebbero agli 80 mila già persi, “Nell’anno pandemico abbiamo perso il 9% di Pil regionale; i consumi sono diminuiti del 12%; gli investimenti del 10%; l’export del 8,2%; le assunzioni sono scese del 22%; la cassa integrazione è aumentata di venti volte rispetto al 2019, raggiungendo la cifra record di 344 milioni di ore”

VENEZIA. Con lo sblocco dei licenziamenti sono 30.000 i posti di lavoro a rischio in Veneto, che si aggiungerebbero agli 80.000 già persi. Lo sottolinea in una nota Christian Ferrari, segretario generale della Cgil Veneto. "Il Governo, stando alle dichiarazioni del ministro Orlando - afferma Ferrari in una nota - sembra orientato a bocciare la richiesta dei sindacati di prorogare fino a ottobre la moratoria dei licenziamenti per tutti i settori produttivi.

Se le scelte concrete andassero in questa direzione saremmo di fronte a un grave errore, dalle conseguenze sociali potenzialmente molto pesanti. Pensare di rimediare con le decontribuzioni per le nuove assunzioni è una pura illusione, perché questo genere di misure non ha mai prodotto gli effetti sperati e, se adottato senza condizionalità, potrebbe addirittura avere un effetto perverso: incentivare le imprese a liberarsi dei contratti più strutturati e costosi in favore di altri meno onerosi e più 'flessibili' per il datore di lavoro. Ben che vada, il saldo sarebbe zero, ma con un complessivo e ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e con i lavoratori più difficili da ricollocare abbandonati a loro stessi", aggiunge. 

Più probabilmente il saldo sarebbe negativo, precisa Ferrari, come inducono a prevedere i dati del nostro sistema produttivo: “Nell’anno pandemico abbiamo perso il 9% di Pil regionale; i consumi sono diminuiti del 12%; gli investimenti del 10%; l’export del 8,2%; le assunzioni sono scese del 22%; la cassa integrazione è aumentata di venti volte rispetto al 2019, raggiungendo la cifra record di 344 milioni di ore. Pensare che il rimbalzo legato all’allentamento delle restrizioni possa compensare tutto questo in un breve arco di mesi, se non di settimane, è assolutamente irrealistico. Solo nella nostra Regione, oltretutto, sono almeno trenta i tavoli di crisi aziendali aperti, e molti nodi stanno già arrivando al pettine.

Credo sia interesse anche delle istituzioni venete sollecitare il Governo ad ascoltare le richieste delle Organizzazioni sindacali, per non inaugurare la stagione estiva con un passo falso, che getterebbe una grossa ipoteca sulle speranze di ripartenza. La moratoria dei licenziamenti va prorogata fino a ottobre, quando la ripresa avrà un minimo di solidità e quando la riforma degli ammortizzatori sociali sarà pronta, dando copertura universale a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, in particolare alle donne e ai giovani che stanno pagando il prezzo più salato dei terribili mesi che abbiamo alle spalle” conclude.