Lavoro, ammortizzatori sociali e proroga dello stop ai licenziamenti: scatta la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil

Immagine di archivio di una manifestazione sindacale

Un migliaio di persone dal Veneto a Torino per la manifestazione nazionale del 26 giugno. I sindacati: «Pochi dubbi sulle priorità di un territorio che conta 130 mila disoccupati, 170 mila inattivi e 260 mila di lavoratori precari e che ha visto sparire, nel 2020, 42 mila posti di lavoro»

VENEZIA. In mille dal Veneto a Torino per la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil di sabato 26 giugno.

“Ripartiamo, insieme, con il lavoro, la coesione e la giustizia sociale per l’Italia di domani”, questo lo slogan scelto per la manifestazione, che ha l’obiettivo di dare voce e forza alle richieste e alle proposte dei sindacati attraverso un’ampia mobilitazione.

Tra le richieste ci sono le misure a tutela del lavoro: la riforma degli ammortizzatori sociali, un sistema di vere politiche attive per il lavoro e la proroga del blocco dei licenziamenti.

E ancora la necessità di un piano serio ed efficace di adeguate politiche industriali capaci di valorizzare a pieno gli investimenti e i contenuti del PNRR, per creare una connessione stabile tra investimenti e occupazione, coinvolgendo in maniera significativa attraverso una governance partecipata e preventiva le Parti sociali.

«Siamo di fronte a uno snodo importante, che segnerà irrimediabilmente le traiettorie della ripresa» hanno spiegato i segretari regionali di Cgil Cisl e Uil del Veneto nel corso della conferenza stampa svoltasi a Mestre.

«Al centro dev’essere l’attenzione per il lavoro, che è lo strumento fondamentale con cui si esce dalla pandemia. In secondo luogo la coesione sociale, che va rafforzata e passa attraverso maggiori tutele per il lavoro fragile e precario, in primo luogo per le donne e i giovani, e la riforma delle pensioni che permetta l’uscita flessibile dal lavoro – ha detto Gianfranco Refosco, segretario generale regionale di Cisl Veneto -. Per questo chiediamo al Governo una fase vera e costruttiva di confronto per costruire insieme la ripresa. Perché i temi centrali che sono sul tappeto non possono essere gestiti dalla politica in solitaria, ma chiedono il confronto con le forze sociali». Questa fase di ripartenza va colta in pieno anche in Veneto per migliorare la quantità e la qualità del lavoro, avviando processi condivisi di rilancio delle imprese e dei vari comparti in difficoltà e rilanciando il Piano Strategico regionale per la sicurezza sul lavoro.

Una manifestazione sindacale

Sullo sfondo un territorio regionale che conta oggi 130mila disoccupati “ufficiali” (ossia quelli iscritti ai centri per l’impiego), 170mila inattivi, che un lavoro non ce l’hanno e non lo stanno cercando e 260mila di lavoratori precari, con una perdita di posti di lavoro che nel solo 2020 ha toccato soglia 42mila unità.

«Non neghiamo la ripresa, ma diciamo attenzione ai facili entusiasmi congiunturali, perché l'emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica hanno fatto danni enormi – mette in guardia Christian Ferrari, segretario generale regionale di Cgil Veneto –. Sappiamo che il divieto di licenziamento è una misura eccezionale, ma deve proseguire ancora per qualche mese, in attesa che la ripresa si consolidi e sia finalizzata la riforma degli ammortizzatori sociali per dare copertura universale ai lavoratori. Dal 1°luglio, se il blocco dei licenziamenti venisse confermato, anche in Regione Veneto c'è da preoccuparsi per i molti settori in sofferenza, pensiamo solo ai 35 tavoli di crisi aperti in Regione. Questa estate, in definitiva, deve essere di ripresa e di fiducia, non di licenziamenti. Alla Regione Veneto diciamo: non servono atteggiamenti fatalisti, occorre agire. Il presidente Zaia parla di crescita del Pil nel 2021 a doppia cifra. È irrealistico, e comunque la ripresa non si annuncia, ma si costruisce. Promuova un tavolo che coinvolga Cgil, Cisl e Uil e le parti datoriali, per gestire le ristrutturazioni e per costruire insieme un nuovo modello di sviluppo, mettendo al centro la qualità del lavoro».

«Le crisi in corso in Veneto sono le stesse che c’erano prima della pandemia – ha sottolineato Roberto Toigo, segretario generale regionale di Uil Veneto –. Il blocco dei licenziamenti ha congelato la situazione, ma non abbiamo approfittato di questo periodo per pensare a delle soluzioni. Stiamo perdendo tempo e la mancanza di chiarezza non ci aiuta. Le aziende dicono che il blocco dei licenziamenti impedisce la crescita, e contemporaneamente dicono di non trovare manodopera. Abbiamo chiesto a Confindustria e alle associazioni artigiane dove sono previste le ristrutturazioni e gli esuberi, ma non ce lo dicono. Qualcosa non torna – ha continuato –: per questo credo sia necessario lavorare sull’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Come UIL Veneto abbiamo proposta la creazione di una piattaforma per facilitarlo e per capire dove e come fare formazione. Infine un cenno sulla sicurezza: la fretta delle aziende di recuperare tutto e subito non deve andare a scapito degli investimenti sulla sicurezza: a luglio organizzeremo qui in Veneto in modo unitario una manifestazione sul tema».

e.delgiudice@gnn.it