Fiducia nella ripresa: «Assunzioni previste in sette aziende su dieci»

Il sondaggio della Fondazione Nord Est fra gli imprenditori: servono competenze nuove. L’importanza della formazione

MESTRE. Sette imprenditori su dieci dichiarano che assumeranno personale nei prossimi due anni. E non si tratta solo di assunzioni nell’ambito della produzione, ma anche della progettazione (43%) e della vendita (32%). Un assunto su quattro sarà nel marketing e comunicazione, mentre il 19% nell’amministrazione. La Fondazione Nord Est ha presentato ieri l’indagine “Le professioni del futuro” promossa da Confindustria Veneto e illustrata da Silvia Oliva.

Nella formazione del futuro un ruolo chiave giocheranno gli Istituti Tecnici Superiori (formazione post diploma scuola superiore). Il sistema produttivo veneto dimostra una maggiore consapevolezza per la qualità della formazione. «Per le imprese è importante poter contare su professionalità con competenze sempre aggiornate e trasversali, gli Its stanno facendo un grande lavoro – dichiara Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto – Il blocco dei licenziamenti è stato strategico per superare la crisi, ma si è fermata l’osmosi di lavoratori tra i settori che vanno male a quelli che vanno bene. E al manifatturiero veneto attualmente manca personale. Durante la cassa integrazione non si può infatti fare formazione, così però si perde molto tempo».

MANCANO LE COMPETENZE

Le aziende dichiarano che è necessario un upgrade delle competenze, quelle presenti in azienda sono solo in parte adeguate. Secondo il 31,2% degli imprenditori non vi sono competenze interne adeguate per far fronte all’internazionalizzazione, seguite da quelle necessarie per industria 4.0 (25,8%) e sostenibilità (21,6%). Vi sono differenze significative in base alla classe dimensionale con difficoltà inversamente proporzionali al numero di dipendenti dell’impresa. Nel mercato locale mancano competenze tecniche adeguate nel 25,6% dei casi, mentre solo nel 10-12% dei casi mancano candidati o vi è un disallineamento tra aspettative e condizioni offerte.

LE PROFESSIONI DEL FUTURO

Esperti in digital trasformation, data scientist, esperti in cyber security e manager ambientali sono tra le figure che gli imprenditori ritengono maggiormente interessanti. In particolare, le prime due (59,7% e 53,1%) vengono ritenute particolarmente importanti per il prossimo futuro, puntando sulla formazione interna (25-30%). Gianluca Vigne, coordinatore per l’istruzione tecnica di Confindustria Veneto, ha ricordato: «Nonostante la crisi dovuta alla pandemia, la maggior parte delle imprese intervistate rimane ottimista e vuole cogliere la ripresa che vede all’orizzonte».

PUNTARE SULLA FORMAZIONE

Per far fronte alla carenza di competenze, il 32,4% degli imprenditori forma sia all’interno che all’esterno i propri collaboratori, per assicurare l’upgrading necessario. Mentre il 13,8% indica come scelta prioritaria la formazione dei nuovi assunti. Infine l’8,1% sigla accordi preventivi con scuole superiori (3,3% dei casi), Its (2,9%) e università (1,9%). «Siamo di fronte a un mercato del lavoro sempre più esigente, che chiede competenze specifiche, aggiornamento veloce, formatori operativi e un raccordo fondamentale con le imprese: richieste che trovano risposta negli Its-Academy», spiega Elena Donazzan, assessore regionale alla Formazione. E annuncia l’obiettivo di raddoppiare gli iscritti agli Its nei prossimi anni.

L’esigenza di un rinnovamento delle competenze è condivisa in ogni ambito: da quelle tecniche-operative a quelle intermedie per il controllo dei processi, fino a competenze qualificate per consentire all’impresa di rinnovarsi. Secondo gli imprenditori, i migliori percorsi professionali per preparare le future competenze nella produzione sono soprattutto i Cfp, seguiti da vicino dagli Its. Sempre gli Its sono ritenuti, insieme all’università, i luoghi più idonei a creare competenze nella progettazione. Laura Speri (Last - Logistica, Ambiente, Sostenibilità e Trasporto) e Giorgio Spanevello (Meccatronico Veneto) sottolineano come gli istituti vadano incontro alle richieste degli imprenditori. Al termine del corso di due anni trova lavoro l’86% dei partecipanti.