Veneto, riparte l’occupazione ma solo a tempo determinato

Saldo positivo per 6.473 posizioni in luglio, traina la ripresa di commercio e turismo. I contratti senza data di scadenza sono però in flessione

VENEZIA. Nel mese di luglio si è registrato in Veneto un saldo occupazionale positivo per 6.473 posizioni di lavoro dipendente, un risultato superiore a quello del 2019 (+5.700). In miglioramento anche il bilancio occupazionale dei primi sette mesi dell’anno (+73.000 posizioni lavorative), ormai prossimo a quello registrato nell’analogo periodo del 2019 (+82.000). I dati sono forniti da Veneto Lavoro.

Anche il volume delle assunzioni si conferma su livelli simili a quelli del 2019 e mostra anzi un incremento del +7% (52.300 rispetto alle 48.700 di due anni fa). La crescita è interamente imputabile ai contratti a tempo determinato, maggiormente penalizzati dalle chiusure e che ora, con la riapertura delle attività, specie quelle legate alla stagionalità, tornano a crescere andando a colmare un vuoto preesistente. Nel mese di luglio se ne contano quasi 40.000 (+12% rispetto al 2019). Cresce anche l’apprendistato, in misura più limitata (+8%), mentre i contratti a tempo indeterminato mostrano una lieve flessione (-13%) e una perdita, nel mese, di circa 1.200 posizioni lavorative. In aumento a luglio anche le attivazioni di lavoro intermittente, lavoro domestico, tirocini e collaborazioni. Anche il lavoro somministrato, dopo molti mesi in terreno negativo, mostra quasi un ritorno alla normalità (-1% a giugno). A beneficiare maggiormente della ripresa del lavoro a termine e del turismo sono giovani e donne, i cui volumi di assunzioni ritornano e anzi incrementano i valori pre-Covid.

Considerando l’intero periodo gennaio-luglio, le assunzioni risultano ancora in flessione del -17% rispetto al 2019, soprattutto nei settori rimasti più a lungo soggetti a restrizioni, quali turismo e commercio, ma senza risparmiare nemmeno quelli manifatturieri, a dimostrazione che il blocco del turnover determinato dal divieto di licenziamento ha contribuito a “congelare” il mercato del lavoro. Lo sblocco di tale divieto, in vigore dal 1° luglio per le imprese private non artigiane del manifatturiero (ad esclusione del sistema moda) e delle costruzioni, non sembra aver prodotto particolari scossoni sul mercato del lavoro veneto.

Nel mese di luglio i licenziamenti per motivi economici in tali tipologie di imprese sono stati 656 a fronte dei 698 del 2018 e degli 837 del 2019, così come su valori simili a quelli degli anni precedenti è il numero di aziende che hanno effettuato i licenziamenti (356 contro le 380 del 2018 e le 392 del 2019). Le cessazioni sono state complessivamente 31.987 (-26%), tra le quali aumenta il peso delle dimissioni e restano marginali i licenziamenti per motivi economici, collettivi e individuali (4% sul totale), nonostante il parziale sblocco del mese scorso.

Nel mese di luglio i saldi registrati nei settori del commercio, sia all’ingrosso che al dettaglio, e nel turismo sono stati decisamente più positivi rispetto allo stesso mese del 2019 ed in linea con quelli del 2020. È l’effetto delle riaperture che, sia nell’anno in corso che nel 2020, hanno fatto sì che il reclutamento che era mancato nei mesi precedenti si concentrasse in quelli estivi. Tra maggio e luglio, infatti, il settore turistico ha registrato più assunzioni che nel corrispondente periodo del 2019 (57.000 quest’anno rispetto alle 50.000 di due anni fa), ma estendendo l’osservazione al mese di aprile si nota come il gap sia ancora consistente (61.000 contro 70.000). Agricoltura e costruzioni confermano gli andamenti sostanzialmente positivi mostrati lungo tutto il periodo di crisi da Covid-19.

A livello territoriale, le assunzioni si dimostrano in crescita ovunque, anche nella provincia di Venezia, la più colpita dagli effetti della pandemia insieme a Verona, dove si registra un incoraggiante +19%. Unica eccezione la provincia di Belluno (-23%). Analizzando i primi sette mesi dell’anno la flessione della domanda di lavoro si mantiene tuttavia in calo rispetto al 2019, con picchi più elevati proprio a Venezia (-30%) e Verona (-17%), e variazioni più contenute a Rovigo (-3%). Attorno al -10% tutte le altre province: Padova -12%, Belluno -10%, Treviso -9%, Vicenza -8%.

Tornano ad aumentare negli ultimi due mesi i flussi delle dichiarazioni di immediata disponibilità (Did) presentate ai Centri per l’impiego della regione, sintomo di un rinnovato dinamismo del mercato del lavoro regionale.

In miglioramento anche le previsioni sulla crescita economica. I dati di luglio di Prometeia vedono per il Veneto un rialzo del Pil pari al +5,9% nel corso del 2021, a fronte del +5,3% del Pil nazionale. Secondo l’indagine congiunturale di Unioncamere del Veneto l’industria regionale chiude il secondo trimestre con ottimi risultati: rispetto al periodo pre-crisi, la produzione cresce dell’8,4%, il fatturato del 14,6%, gli ordinativi interni del 7,4% e quelli esteri dell’11,9%.

f.poloni@gnn.it