Codice degli appalti, il “miglio verde” dei servizi pubblici locali rischia di azzerare 17 mila posti di lavoro in Veneto

L’allarme della Cgil e della Filctem del Veneto: «Va definitivamente abrogato l’articolo 177 del Codice» che prevede l’obbligo di esternalizzazione dell’80% delle attività in concessione alle aziende dei Servizi pubblici locali

VENEZIA. In tutta Italia sono circa 150 mila i posti di lavoro che l’articolo 177 del Codice degli appalti mette a rischio, tra i 16 mila e i 17 mila solo in Veneto.

La norma – oggi “congelata” fino a fine 2022 – impone l'esternalizzazione di almeno l'80% delle attività (con importo superiore a 150.000 euro) in concessione alle aziende dei Servizi Pubblici Locali, anche qualora dovesse essere svolta da personale proprio di impresa.

Le conseguenze di questa mossa si riverbererebbero pesantemente sull’occupazione, e per questo, nei mesi scorsi, era scattata la mobilitazione dei sindacati che ha ottenuto un primo risultato, ovvero la proroga dell’entrata in vigore al 31 dicembre 2022.

Ma questo «non basta».

Nel corso dell’evento organizzato dalla Cgil del Veneto e dalla categoria dei chimici dello stesso sindacato, la Filctem, con Giacomo Vendrame e Silvana Fanelli (segreteria Cgil Veneto), Giacomo Possamai (consigliere regionale Pd), Federica Stevanin (direttrice affari legali e societari Ascopiave Spa), Roberto Zanchi (Responsabile Area Nord-E Distribuzione), Emilio Viafora (Federconsumatori nazionale),Verena Reccardini e Luca Stefanello (Filctem Cgil Veneto), con le conclusioni di Ilvo Sorrentino (segretario nazionale Filctem Cgil), è stao ribadito che «questa norma del codice va abrogata o profondamente modificata».

«La proroga – hanno detto i sindacati –  è il risultato di numerose iniziative, anche di mobilitazione, dei lavoratori e delle lavoratrici, messe in campo in questi mesi per sensibilizzare la politica e l'opinione pubblica. Tuttavia, continuare ad andare avanti con le proroghe non è sufficiente».

«Esternalizzare queste attività - hanno sottolineato i rappresentanti delle aziende - significa aumentare i costi nella gestione dei servizi, mettere in discussione imprese che stanno funzionando e in forse le  politiche di investimento per l'adeguamento della rete di questi servizi anche in relazione al PNRR».

Federconsumatori ha insistito sul prezzo che, in caso di scelte sbagliate, verrebbe pagato dagli utenti, invitando anche le Istituzioni regionali e locali a giocare un ruolo da protagonisti nella messa a terra degli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza in questo specifico settore, e non solo, garantendo la partecipazione alle scelte dei cittadini destinatari dei servizi pubblici locali.

«E' in gioco - ha concluso Ilvo Sorrentino (segretario nazionale della Filctem Cgil) - anche la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Nonostante le molte ore di formazione che il contratto di settore impone su un tema delicatissimo come questo, gli incidenti gravissimi, spesso mortali, si ripetono. L'ultimo ieri a Palù, in provincia di Verona (dove un tecnico di Enel Energia è morto su un traliccio, folgorato da un fulmine). Le cose non potrebbero che peggiorare in caso di esternalizzazioni massicce come quelle previste dalla normativa che contestiamo. Nel sistema degli appalti e dei subappalti la logica è sempre la stessa: il massimo ribasso, la riduzione dei costi, anche di quelli che incidono sulla salute e sulla vita delle persone».

e.delgiudice@gnn.it