Indagine sull’occupazione a Nordest, sblocco dei licenziamenti: il mercato del lavoro tiene

Da giugno a settembre in Veneto non c’è stata la corsa a tagliare posti per ragioni economiche. Le imprese tornano ad assumere ma faticano a trovare personale

PADOVA. A distanza di tre mesi dallo sblocco dei licenziamenti la temuta emorragia di posti di lavoro fortunatamente non c’è stata. Le imprese non sono corse a licenziare come molti temevano e anzi, non di rado il numero delle cessazioni, di cui i licenziamenti costituiscono solo una piccola parte (quella del leonte la fanno i contratti a termine), si sono rivelate inferiori al periodo pre Covid, come pure i saldi.

Lo dicono i dati che le agenzie e gli osservatori regionali del lavoro producono in questi mesi a ritmo incessante per cercare di interpretare le tendenze di un mercato del lavoro che come detto sta riservando molte sorprese.

A questo proposito, i dati elaborati da Veneto Lavoro confermano la mancata esplosione dei licenziamenti dopo il 30 giugno. Le cessazioni tra giugno e settembre, stando all’ultima “Bussola”, sono state pari a 147.259, inferiori alle 149.462 dello stesso periodo 2019, come pure i licenziamenti.

Veneto Lavoro ha estratto quelli effettuati nel periodo 30 giugno-30 settembre 2021, nei tre mesi dunque seguiti allo sblocco, andando a guardare in particolare nell’ambito dei contratti a tempo indeterminato delle attività industriali ed edili (escluso il settore della moda) ed ha verificando che la distanza, in questo caso tutta positiva, è ancora importante rispetto al periodo pre Covid: nel terzo trimestre 2021 infatti i licenziamenti sono stati 1.138, oltre il doppio rispetto ai 477 dello stesso periodo 2020 (a blocco vigente), ma sensibilmente inferiori rispetto ai 1.851 del 2019.

Ampiamente positivo resta anche il saldo del periodo, pari a 5.517 unità a fine trimestre (contro le -2.428 dello stesso periodo 2019), risultato della differenza tra le 152.776 assunzioni effettuate tra giugno-settembre e 147.259 cessazioni.

Contenute, queste ultime, anche per effetto del perdurante blocco dei licenziamenti nel terziario e nell’artigianato, blocco che – ricordiamolo – avrebbe dovuto scadere con la fine di ottobre, ma che il Governo ha invece protratto a fine anno prorogando la Cassa Covid, per questi settori, fino al prossimo 31 dicembre.

Passando al Friuli Venezia Giulia la situazione è simile. La temuta cosa delle imprese ai licenziamenti anche qui non si è verificata. A confermarlo è Carlos Corvino, responsabile dell’Osservatorio Fvg sul mercato del lavoro, che proprio in questi giorni sta lavorando all’estrazione dei dati relativi ai licenziamenti.

Nell’attesa un’indicazione la danno le cessazioni, di cui come detto i licenziamenti fanno parte. Queste ultime, da gennaio a settembre, sono state 158.317 contro le 133.475 del 2020 e le 163.830 del 2019, dunque più basse del 3,4% rispetto all’anno pre pandemia, anche se nell’ultimo trimestre hanno superato quelle dell’equivalente periodo 2019 (68.072 contro 63.766). Le assunzioni, nei primi 9 mesi, sono state 179.007 per un saldo positivo di +20.690 unità, rimasto positivo anche nel terzo trimestre, per 783 unità.

«La temuta corsa indiscriminata ai licenziamenti non c’è stata – conferma Corvino –. Chi ha licenziato sono state le aziende che erano in crisi o sono entrate in difficoltà causa Covid e così sarà nel futuro prossimo, in particolare nell’ambito del commercio. In generale possiamo dire che semmai è avvenuto il contrario: le aziende vorrebbero assumere ma faticano a trovare personale». —