Alla Sest (Lu-Ve group) è boom di ordini: “Ma ci manca personale”

«Nella zona di Belluno non troviamo operai specializzati e d’officina per gestire l’eccezionale picco di ordini in corso», racconta il Chief Communication Officer Fabio Liberali

BELLUNO. Boom degli ordini e difficoltà a reperire personale per lo stabilimento Sest di Limana di LU-VE Group, “multinazionale tascabile” italiana da oltre 400 milioni di euro di fatturato di cui 83% export, quotata in Borsa a Milano, i terzi costruttori al mondo e i secondi in Europa di scambiatori di calore ad aria.

«Nella zona di Belluno non troviamo operai specializzati e d’officina per gestire l’eccezionale picco di ordini in corso», racconta il Chief Communication Officer di LU-VE Group, Fabio Liberali. «Così, con il supporto di agenzie del lavoro, a Limana sta arrivando personale aggiuntivo da altre regioni italiane, con la relativa esigenza di trovare anche gli alloggi».

LU-VE Sest produce le batterie che sono il cuore degli scambiatori termici installati in banconi refrigerati dei supermercati, macchine per condizionamento aria, sistemi di condizionamento di treni e camion, macchine per la spillatura della birra, vending machine di alimenti, e altre applicazioni. Una tecnologia in cui Sest, nata nel 1974 e dal 1991 parte del Gruppo LU-VE, è stata la pioniera mondiale dell’innovazione.

Oggi, con circa 48 milioni di fatturato e oltre 300 dipendenti, è leader di mercato e principale produttore europeo per questo tipo di dispositivi, con clienti soprattutto OEM di banchi refrigerati e condizionatori d’aria in Italia, Francia, Austria ed Ungheria.

L’altro stabilimento veneto di LU-VE Group è quello di Alonte specializzato in prodotti ventilati, circa 48 milioni di fatturato e oltre 200 addetti, ex divisione aria della multinazionale Alfa Laval, acquisito nel 2019 con altre due unità produttive in Finlandia e in India.

«Entrambi i siti veneti sono interessati dall’aumento generale di lavoro e di fatturato del Gruppo, grazie a una forte ripresa della domanda combinata alla decisione di molti operatori di fare stock di magazzino per il timore di andare incontro a una carenza di materiali elettronici», commenta Liberali. «Il trend interessa tutti i segmenti con la sola eccezione dell’horeca che è ancora rallentato, e sicuramente continuerà almeno per il primo trimestre 2022».

LU-VE Group impiega oltre 4000 addetti (di cui 1200 in Italia tra Lombardia e Veneto), ha 16 stabilimenti produttivi in 9 diversi Paesi (Italia, Cina, Finlandia, India, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia, Russia, Usa) e sedi commerciali in Europa, Asia, Medio Oriente, Oceania e Nord America.

Nel primo semestre 2021 sullo stesso periodo 2020: ordini +78,3%, fatturato +17,6% a 224,5 milioni di euro (anche nel 2020 crescita del 2,5%), Ebitda stabile oltre 11%. Diversi sono i segmenti di mercato: refrigerazione commerciale e industriale; raffreddamento di processo per applicazioni industriali e power generation; condizionamento dell'aria (civile, industriale e di precisione); porte e sistemi di chiusura in vetro per banchi e vetrine refrigerate; specchi IoT per applicazioni speciali (digital signage, cabine ascensore, camere hotel, ecc.).

Nota il Chief Operation Officer Michele Faggioli: «L’UE è il mercato più importante per il Gruppo con una percentuale di export diretto dell’80%. Nel primo semestre 2021 abbiamo registrato la forte crescita di tutti i principali paesi europei (Italia, Francia, Germania, Polonia e Repubblica Ceca) nonché di importanti mercati extra-europei quali Cina, India e Usa». Rilevante il piano di investimenti internazionali: completato recentemente il raddoppio dello stabilimento polacco e di quello principale in India, in corso il raddoppio dello stabilimento in Usa. Rilevante anche l’area CIS che vale oggi circa il 7% del fatturato del Gruppo. In Russia LU-VE Group opera dal 2007 con stabilimento nella ZES di Lipetsk, sede commerciale a Mosca, ulteriori investimenti previsti dal 2023.

«La nostra politica di espansione estera si basa sul principio della vicinanza ai clienti. A differenza di altre aziende non facciamo delocalizzazioni, ma creiamo nuovi stabilimenti per fornire meglio i nostri prodotti e servizi», conclude Faggioli.