Veneto Lavoro: il 29 per cento dei contratti cessati per dimissioni volontarie

LaPresse cecilia fabiano

Il 2022 si è aperto in Veneto "con una crescita dei posti a tempo indeterminato, che a gennaio hanno fatto registrare un saldo positivo per 6.200 posizioni lavorative e un +3% delle assunzioni rispetto al 2020 e a +58% su gennaio di un anno fa”

VENEZIA. In Veneto crescono i posti di lavoro a tempo indeterminato. Lo rileva l'assessore regionale al lavoro Elena Donazzan secondo cui "lo scenario di incertezza che abbiamo di fronte con la crisi data dall'aumento dei costi energetici, delle materie prime e il problema degli approvvigionamenti è completata dalla crescita delle dimissioni volontarie, la cosiddetta great resignation, fenomeno globale che registriamo anche in Veneto.

Il 29% delle cessazioni di gennaio - spiega -è dato da dimissioni volontarie, con un +19% rispetto ad un anno fa. Sono numeri su cui riflettere a fondo per porre in essere le misure più adeguate a sostegno dei lavoratori e dell'occupazione".

Il quadro economico internazionale caratterizzato dalla crisi energetica europea e l'impennata inflazionistica con il rischio bellico in Ucraina gettano qualche ombra sulle previsioni occupazionali per il 2022, dopo che il 2021 si era chiuso in Veneto con quasi +40 mila posti di lavoro e una crescita stimata del Pil del +6,9%.

Il 2022 si è aperto in Veneto "con una crescita dei posti a tempo indeterminato, che a gennaio hanno fatto registrare un saldo positivo per 6.200 posizioni lavorative e un +3% delle assunzioni rispetto al 2020 e a +58% su gennaio di un anno fa. I saldi mensili sono positivi in tutti i comparti industriali e negativi in agricoltura e in buona parte del terziario.

"La ripresa della domanda di lavoro - ricorda - si concentra nei settori che un anno fa avevano risentito maggiormente delle restrizioni, a partire dal turismo, anche se rispetto al periodo pre-pandemico le difficoltà di reclutamento permangono".

Nell'industria le assunzioni crescono sia rispetto ad un anno fa, quando il mercato del lavoro era ancora ingessato dall'impossibilità di licenziamento, ma anche rispetto al 2020, con un +10% nel manifatturiero e +24% nel metalmeccanico.

"Il buon andamento dei contratti a tempo indeterminato - aggiunge - non consente di compensare i cali registrati per il lavoro a termine e l'apprendistato, che determinano nel complesso del lavoro dipendente un saldo mensile lievemente negativo (-2.100 posti di lavoro) e un -2% delle assunzioni sul 2020".

Rispetto al tema delle "grandi dimissioni", la Bussola di Veneto Lavoro evidenzia come le cessazioni per volontà del lavoratore costituiscano nel mese di gennaio il 29% del totale delle cessazioni (+19% sul 2020).

I licenziamenti economici e individuali sono quasi raddoppiati rispetto a gennaio 2021, quando c'era il blocco, ma restano su valori sotto rispetto al periodo pre-Covid di gennaio 2020 (-23%). In calo la disoccupazione (-17%). Un andamento che se in parte può essere attribuito ad un effetto scoraggiamento e al passaggio verso l'inattività, appare anche collegato positivamente alla ripresa economica, specie in riferimento ad alcuni territori e settori.