Lavoro, a gennaio in crescita le assunzioni ma esplodono le dimissioni volontarie. E chi se ne va trova impiego rapidamente

La “lezione” appresa durante la pandemia, ovvero conta il lavoro ma anche la sua qualità, prosegue. Impennata degli addii, +54%, a cui segue un rapido ricollocamento. I dati del Friuli Venezia Giulia 

UDINE. I dati sono quelli del Friuli Venezia Giulia ma fotografano un trend generalizzato. La ripresa delle assunzioni a gennaio, l’aumento anche delle cessazioni, e il fenomeno delle dimissioni volontarie che continua a registrare un trend davvero sostenuto: +54% a gennaio 2022 rispetto a gennaio 2021, e + 43,7% su gennaio 2020.

La pandemia – dicono gli studiosi – ha cambiato molte cose, e tra queste anche aspettative che si hanno nei confronti del lavoro.

Lavoro sì ma non a tutti i costi.

Lavoro sì, ma anche qualità di vita.

Lavoro sì, ma meglio in smart.

Lavoro sì, ma pagato meglio…

e le motivazioni potrebbero continuare.

L’osservatorio del Friuli Venezia Giulia pare evidenziare che non è un addio al posto in assenza di prospettive: chi lascia trova rapidamente una nuova collocazione, anche nel medesimo settore.

In un periodo, qual è quello che abbiamo vissuto, in cui la domanda di lavoro è sostenuta, mettersi in gioco può essere più facile, ragionevolmente certi di trovare approdi migliori. Anche avviando un’impresa (quelle di costruzioni e attività immobiliari segnano rispettivamente +28m3% e +32,5%

Venendo ai dati, le incertezze legate all’aumento dell’inflazione e dei prezzi dell’energia e delle materie prime emerse in chiusura del 2021 non si sono ancora riversate sul mercato del lavoro, nemmeno considerando i dati parziali del mese di febbraio (+10,3%)..

A gennaio in Fvg sono oltre 31.570 le assunzioni registrate, in crescita del 23,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e del 5,8% rispetto al 2019. In ripresa le chiusure dei rapporti a termine, con oltre 19.500 cessazioni (+42,4% rispetto allo stesso mese del 2021 e del 17,5% rispetto al 2019). Il saldo occupazionale è positivo con oltre 11.900 posizioni di lavoro, praticamente lo stesso valore di periodo del biennio 2020-2021, mentre il valore delle attivazioni nette nel 2019 era più elevato (13.145).

Circa 12mila sono le cessazioni motivate da scadenza del contratto (+42,6% rispetto al 2021) coerentemente con una ripresa della domanda di lavoro che, a partire da maggio 2021, si concentra soprattutto sul lavoro a termine.

Quasi 5mila cessazioni sono dovute alle dimissioni volontarie.

Tra le cessazioni, i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, circa 935 nel mese di gennaio 2022, sono in crescita dell’82% rispetto al 2021 e dell’8,1% rispetto al 2019; i licenziamenti per giusta causa sono 181 (+24% sul 2021), mentre quelli per giustificato motivo soggettivo sono 59 (+25,5% sul 2021 e -21,3% sul 2019). L’incremento dei licenziamenti per motivi economici deve essere tenuto sotto osservazione, poiché potrebbe essere segnale, per alcune aziende in particolare, del cronicizzarsi di alcune situazioni critiche pregresse anche al periodo pre-pandemia, che probabilmente nascondono problemi di competitività.

Per il mese di febbraio 2022, stando ai dati parziali, la tendenza non sembra modificarsi: con circa 17.585 assunzioni (+10,3% rispetto al 2021) e con 17.423 cessazioni (+39,8%).

Oltre 14mila le assunzioni a tempo determinato, in crescita tendenziale tanto a gennaio (+17,4%) quanto a febbraio (+13,8%). In aumento anche le assunzioni con il contratto di apprendistato (+56%, +49,6%), la parasubordinazione (+22,2%, +79,4%) e il lavoro intermittente (+63,9%, +27,8%). Da sottolineare la crescita delle assunzioni a tempo indeterminato (+42,5%, + 46,9%), tendenza emersa già in chiusura del 2021, e che probabilmente va inquadrata, da un lato, nel maggior ricorso alle assunzioni stabili dopo più o meno lunghi periodi di prova dal lavoro temporaneo, dall’altro, dalla circostanza che, probabilmente, per incidere sull’offerta di lavoro di sempre più difficile reperimento, le imprese incentivano il matching attraverso un miglioramento nelle condizioni di assunzione, soprattutto nei settori dove la domanda di lavoro è particolarmente elevata.

Da questo punto di vista, sono in crescita tendenziale le assunzioni in buona parte dei settori, con un saldo riferito al mese di gennaio 2022 di oltre 5mila unità per il terziario (-300 unità rispetto al 2021), di 2mila unità per la manifattura (+100), di 1.349 per l’istruzione (+600), di 500 per le costruzioni (-50 unità) e di 3.789 per l’agricoltura (praticamente invariato rispetto al 2021).

e.delgiudice@gnn.it