Malignani, l’istituto friulano che sforna i tecnici per l’industria nordestina

Il preside Andrea Carletti: «Il diploma del Malignani e le certificazioni tecniche e di inglese ottenute dai nostri studenti testimoniano un corredo di competenze che le imprese non si lasciano scappare».

UDINE. L’eccellenza degli Istituti tecnici industriali ha contribuito nel dopoguerra a condurre l’Italia a diventare la seconda economia manifatturiera europea. Ma per intendere la via maestra occorre raccontare l’I.S.I.S. Arturo Malignani di Udine, fucina delle competenze tecnico-teoriche dell’industria friulana, e non solo friulana.

Nelle aziende dei settori più diversi dell’economia regionale, dai comparti della meccanica e della metallurgia a quelli della chimica e dell’aeronautica, generazioni di tecnici, progettisti e maestranze specializzate, così come di imprenditori, si sono formate al Malignani. Il tasso di occupabilità dei diplomati è al top in Italia, e il rapporto con le imprese del territorio è strutturato da decine di anni.

Per esempio, il primo Gruppo friulano per esportazione, Danieli, si rivolge costantemente agli allievi e ai neodiplomati dell’I’I.S.I.S Malignani, nel cui contesto spicca poi il MITS, la scuola speciale ITS di tecnologia canale formativo parallelo ai percorsi universitari (5° livello EQF).

Presidente della Fondazione MITS è appunto Gianpietro Benedetti, presidente di Danieli. In questo contesto, oltre alle tradizionali aree, si è affacciato anche il percorso ferroviario, basato su un primo accordo tra Danieli e Ferrovie dello Stato (Italcertifer), che potrebbe percorrere anche un nuovo iter formativo, con un accento al tema essenziale delle certificazioni e delle compliance.

Il preside dell’I.S.I.S. Malignani, professor Andrea Carletti, racconta a Nordest Economia il “metodo Malignani” e l’integrazione della scuola nel tessuto economico della regione, a partire dall’esempio dell’inventore e imprenditore friulano di cui l’Istituto porta il nome.

Professor Carletti, partiamo dalla storia e dai numeri odierni dell’I.S.I.S. Malignani.
«Fondato nel 1946, l’Istituto è intitolato alla figura di Arturo Malignani, che a fine XIX secolo dotò Udine di uno dei primi sistemi al mondo di illuminazione pubblica elettrificata grazie alle lampade a incandescenza da lui progettate e fabbricate. Un brevetto molto innovativo che l’inventore friulano poi vendette a Thomas Edison. Da metà degli anni 90 il Malignani è Istituto di Istruzione Secondaria, con due ordinamenti: il tecnico, oggi con 2200 iscritti nei vari indirizzi (aeronautica, chimica, costruzioni e ambiente, elettronica, meccanica, telecomunicazioni), e il liceo delle scienze applicate con 600 iscritti. In media 600 diplomati l’anno, 35mila in 75 anni di storia».

L’offerta di diplomati soddisfa la domanda delle imprese?
«No, perché dei 600 diplomati l’anno solo il 35% iniziano subito a lavorare, o nelle imprese di famiglia o assunti da medio-grandi realtà. Mentre il 65% proseguono gli studi all’università. Pertanto il numero di quelli che sono immediatamente disponibili per le aziende del territorio è inferiore alla domanda».

Quali sono i punti di forza dei vostri diplomati?
«Il diploma del Malignani e le certificazioni tecniche e di inglese ottenute dai nostri studenti testimoniano un corredo di competenze che le imprese non si lasciano scappare. E quelli che proseguono con la formazione universitaria, entrano nelle aziende subito dopo la laurea. Ottimo tasso di occupazione, quindi, anche perché realtà del territorio come Danieli, Pittini, Brovedani, e tante altre, offrono percorsi di carriera gratificanti con ampie opportunità di esperienze internazionali».

Come definirebbe il metodo Malignani?

«È molto importante che i saperi primari diano il via al riconoscimento di saperi secondari, che si trovano intersecando quelli primari. Avere due ordinamenti differenti ha portato alcuni tra i docenti più vivaci intellettualmente ad osservare che, creando gruppi di lavoro di studenti con una forte preparazione teorica come quelli del liceo delle scienze applicate e di studenti con forti competenze applicative come quelli degli indirizzi tecnici, si ottenevano ottimi risultati. Un riscontro lo abbiamo per esempio con i concorsi europei gestiti dal Politecnico di Milano per tutte le scuole italiane, dove applicando il metodo Malignani siamo premiati da vent’anni ininterrotti».

E Arturo Malignani come esempio per gli allievi?

«L’integrazione tra i pensatori e i pragmatici ricorda proprio il caso dell’inventore e imprenditore Arturo Malignani, un tecnico che fu in grado di essere intersettoriale e anticipare i tempi. Vorremmo che il suo esempio fosse emblematico per i nostri studenti, cioè che avessero quel suo mix di curiosità e imprenditorialità: l’approccio da helicopter view. Per questo l’Istituto ne promuove la figura anche attraverso il Percorso Malignani allestito all’interno della sede con immagini e informazioni molto interessanti sulla storia dell’industria friulana tra fine Ottocento e inizio Novecento».

Com’è il rapporto scuola-impresa sul territorio friulano oggi?
«In generale c’è stato negli anni passati un evidente mismatching tra domanda e offerta. L’Istituto Malignani ha cercato di porre rimedio a questo problema sin dagli anni 80, avviando attività in regime di convenzione con le aziende importanti del territorio, poi estese in maniera capillare anche alla PMI regionali di vari settori. In realtà la collaborazione con il mondo dell’impresa era iniziata già negli anni 60 con la Fiat e l'Alfa Romeo, quando gli studenti del Malignani andavano a fare stage a Milano e a Torino. Ma è dagli anni 80 che si è strutturata una collaborazione sistematica con le imprese di tutta la regione per tutti gli indirizzi, con la sola eccezione della meccanica dove non copriamo Gorizia e Trieste. Le aziende tengono in piedi la tradizione della scuola: non solo le grandi imprese, ma anche le piccole hanno dato molto negli anni».

L’alternanza scuola-lavoro quindi funziona?

«Quando ho preso funzione al Malignani nel 2014, nell’Istituto tecnico c'erano già circa 650 percorsi l'anno di alternanza scuola-lavoro (ASL). Così, quando nel 2015 la Legge “La Buona Scuola” ha reso il sistema obbligatorio, per noi non è stato difficile implementarlo per tutte le classi del triennio. Ci abbiano messo tre anni per andare a regime: dal 2018 in poi ogni anno intorno ai 1500 ragazzi fanno alternanza scuola-lavoro. Attualmente abbiamo 1050 convenzioni con aziende grandi e piccole».

Un settore che merita una particolare menzione?
«L’indirizzo aeronautico è tra i principali come numero di iscritti, oggi 500 per un totale di 20 classi. Si studiano logistica e manutenzione dei mezzi, non conduzione, perché queste sono le competenze che servono sul territorio friulano, dove abbiamo diverse basi militari. E alcuni ragazzi riescono anche a fare la carriera militare. Abbiamo convenzioni con l’Aeronautica Militare e l’Esercito Italiano per la base di Rivolto e quella degli elicotteristi di Casarsa della Delizia, a cui si aggiunge ora un aggancio con il Centro Meccanica Velivoli (CMV) di Treviso, che sta lavorando sul passaggio dall’ala fissa all’ala rotante: nei prossimi anni in Italia per scelta avremo più elicotteri che aeroplani nelle forze armate perché assicurano più mobilità».

Collaborazioni con imprese private del settore aeronautico?

«In generale ci interessa molto collaborare con aziende innovative. Per esempio, nel campo aereonautico con quelle che hanno un nuovo approccio nella gestione dei satelliti. Vorrei citare nel settore la Pipistrel Aircraft, azienda slovena con sede a 10 km oltre confine che ha uno stabilimento anche nel Goriziano, dove studenti della scuola hanno potuto fare il tirocinio. La Pipistrel è una realtà molto innovativa che fabbrica aerei ultraleggeri con motori elettrici, per uso civile e militare, quest’ultimi destinati soprattutto all'esercito indiano e USA».

E nella meccanica settore principe dell’industria friulana?

«Storicamente quello di meccanica è un indirizzo molto importante del Malignani. Oggi molto richiesta è la meccatronica, che nasce dall'intersezione della meccanica con l'elettronica e con l'informatica: un esempio di sapere secondario. È da queste intersezioni che nasce l’automazione in tanti campi, che richiede ingegneri informatici, tecnici elettronici e tecnici meccanici. L’Istituto sta dando molto impulso a questo percorso, così abbiamo investito sulla didattica dell'automazione, in particolare con la certificazione Pearson. Mentre l’automazione nel settore cancelli e portoni ha la sua precisa collocazione nel corso di meccanica, dove abbiamo istituito la certificazione Cetok».

Collaborazioni con aziende rilevanti del settore elettronico?

«Citerei quella con un’altra realtà d’eccellenza oltre confine, la Infineon Technologies di Villach in Carinzia, Austria. Uno stabilimento da 3500 dipendenti con una dotazione scientifica straordinaria, tipo microscopi elettronici modernissimi, dove lavorano centinaia di nostri ex allievi, che fa parte di un Gruppo multinazionale operante nel settore dei sistemi elettronici e dell’automazione applicati a diversi ambiti industriali. Infineon ha un approccio molto interessante, perché nei criteri di recruiting ha un peso rilevante la creatività degli studenti migliori non tanto per i loro saperi acquisiti, che sono pur sempre minimi rispetto a quelli che acquisiranno sul lavoro, bensì per l'estro creativo e la capacità di essere pronti ad attivare procedure di problem-solving».

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