Mercato del lavoro in Veneto, a giugno primo rallentamento. Donazzan: «Campanello d’allarme»

La Bussola di Veneto lavoro certifica un calo della domanda di lavoro a giugno del -3% rispetto allo scorso anno. Il primo semestre complessivamente è stato invece positivo: in regione si è registrato un saldo occupazione positivo per 77.500 posti di lavoro dipendente, con un incremento delle assunzioni del 30% rispetto al 2021 e di poco sopra al dato del 2019.

PADOVA. Segnali di rallentamento, a giugno, nel mercato del lavoro in Veneto. Un campanello d’allarme che la Regione e in particolare l’assessore competente Elena Donazzan non intende sottovalutare.

«Nonostante permangano segni positivi, il protrarsi del conflitto in Ucraina, le difficoltà di approvvigionamento energetico e il rincaro del costo delle materie prime, con la conseguente diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, iniziano a pesare – dichiara la titolare del Lavoro in seno alla giunta Zaia –. Dobbiamo monitorare attentamente questi segnali, attraverso puntuali aggiornamenti con Veneto Lavoro, perché il quadro complessivo di incertezza potrebbe avere ricadute negative anche in termini di posti di lavoro».

La Bussola, il report statistico che monitora mensilmente l’andamento del mercato del lavoro regionale, registra a giugno un calo della domanda di lavoro del -3% rispetto allo scorso anno. Primo dato negativo dopo una serie di segni più che in Veneto come in Italia hanno visto, nel primo semestre, l’occupazione tornare ai livelli pre-pandemia.

In regione si è registrato infatti un saldo occupazione positivo per 77.500 posti di lavoro dipendente, con un incremento delle assunzioni del 30% rispetto al 2021 e di poco sopra al dato del 2019.

Giugno ha interrotto il trend positivo. E non solo dal punto di vista dell’occupazione. Anche il contesto economico è in rallentamento.Le stime di crescita per il 2022 si attestano al +2,2% per il Pil nazionale e al +2,4% per quello veneto, mentre la manifattura italiana registra un tasso di contrazione mensile che era risultato superiore solo durante la crisi finanziaria, quella del debito sovrano e nelle fasi più acute della pandemia.

«È difficile definire oggi con esattezza quali siano le cause del rallentamento – sottolinea l’assessore Donazzan -. Potrebbe trattarsi di una compensazione dopo il rimbalzo dei mesi scorsi oppure dell’effetto delle prime ricadute negative dell’instabilità del contesto internazionale e nazionale. Finora il mercato del lavoro veneto, come quello italiano in generale, ha beneficiato più della ripartenza post pandemia di quanto non sia stato penalizzato dalle dinamiche internazionali. Ma è probabile che il protrarsi delle tensioni abbia pesanti conseguenze anche sui livelli occupazionali».

Buona parte dei nuovi posti di lavoro registrati nel primo semestre 2022 è a tempo determinato (55.300), ma a crescere sono anche i contratti a tempo indeterminato (+20.800 tra gennaio e giugno) e le trasformazioni, quasi raddoppiate rispetto allo scorso anno. Le assunzioni sono cresciute del 45% nell’arco del primo trimestre e del 20% nel secondo, con picchi superiori al 60% tra marzo e aprile, e un andamento decisamente meno positivo nei mesi di maggio e giugno.

«Un segnale incoraggiante arriva dai contratti a tempo indeterminato - conclude Donazzan -. Anche a giugno hanno continuato a crescere, a dimostrazione che il mercato del lavoro in questa fase sembra sostanzialmente tenere in attesa degli sviluppi a livello internazionale e anche nazionale».

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