Manager, tecnici e blue collar digitali: ecco i profili “top” più ricercati dalle imprese Fvg

Questi i risultati della survey realizzata dal Mib di Trieste. Al via master per formare i professionisti più richiesti

TRIESTE.  Ogni due anni il World economic forum di Davos, sulle montagne svizzere, presenta un atteso report strategico chiamato “The future of jobs”. Questo studio ha ispirato il Mib Trieste School of management a realizzare un survey analogo tra le aziende del Friuli Venezia Giulia per poi discuterlo in un paio di incontri con dirigenti e imprenditori locali.

L’iniziativa, come racconta Francesco Venier, direttore Executive education al Mib, è stata realizzata in collaborazione con Federmanager e l’apporto finanziario di Fondirigenti ed ha prodotto il rapporto “Anticipare il futuro: nuovi paradigmi, tecnologie, competenze” dove vengono individuate e messe in evidenza le figure professionali necessarie alle aziende per svilupparsi.

A dispetto dei gufi sempre iperpessimisti, in Italia il lavoro c’è, come dimostrano anche le recenti statistiche Istat sull'occupazione o gli ultimi dati Bankitalia-Anpal-Ministero del Lavoro. Sono invece le risorse per riempire i posti liberi che mancano. Siamo insomma di fronte a quello che gli economisti chiamano “mismatch”, un termine inglese per indicare la condizione di disequilibrio tra domanda e offerta nel mercato del lavoro.

Il progetto del Mib, però, è andato più avanti, individuando insieme al tessuto produttivo locale quali sono i lavori del futuro, mettendo in cantiere master ad hoc per formare i nuovi professionisti che corrispondano ai profili ricercati.

In particolare, le aziende del Friuli Venezia Giulia cercano figure sempre più orientate ai settori digitali, della sostenibilità e del cambiamento, secondo il survey su una novantina di imprese regionali, prevalentemente di medie e grandi dimensioni operanti in diversi settori.

La pressante richiesta di quadri viene evidenziata dal 65% degli intervistati. Tra le figure dirigenziali, ricercate dal 15% delle aziende, sono particolarmente ambite le competenze fondamentali per accompagnare il cambiamento e una gestione del business sempre più basata su progetti.

Tra i nuovi profili spiccano, infatti, quelli di “Change manager” e di “Diversity manager”. Nel primo caso si tratta di un responsabile della gestione dei processi di cambiamento con particolare attenzione alle risorse umane e alla necessità di instillare in esse l’attitudine al cambiamento. Una figura quindi che aiuta l’impresa a ridefinire i processi nel proprio modo di fare business. Il “Diversity manager” è invece la figura che affianca il responsabile del personale per massimizzare i vantaggi derivanti appunto dalla diversità, siano queste di genere, di cultura, provenienza geografica ecc. Imprese dalla mentalità inclusiva e cosmopolita che risultano le più attrattive per i talenti, specie quelli di nuova generazione.

«Inoltre le aziende – sottolinea Francesco Venier – avranno sempre più bisogno di figure cosiddette “T-shaped” ovvero capaci di coniugare competenze verticali (specialistiche) con quelle orizzontali, non solo soft-skills ma anche un bagaglio digitale generalista».

Sempre presente anche la richiesta dei cosiddetti “blue collar”, ricercati da un’impresa su cinque che mira ad assumere in particolare figure di tecnici specializzati come meccanici, elettricisti, idraulici, manutentori, addetti alla produzione, tecnici elettronici e meccatronici. Ovviamente tutti profili per i quali le società sono disposte a fare ponti d’oro con ottimi stipendi, bonus, welfare aziendali e numerosi “benefit” (a volte pagando anche i resort per le ferie di tutta la famiglia). 

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