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Smart working, a Nordest è irrinunciabile per un dipendente su due

Il 44% dei lavoratori veneti e del Fvg si dicono pronti a cambiare occupazione senza lavoro agile. Adp Research Institute: «L'equilibrio tra lavoro e vita privata sono sempre più importanti»

Luigi dell’Olio
2 minuti di lettura
(ansa)

PADOVA. Se costretto a tornare in ufficio full-time, il 44% dei lavoratori veneti cercherebbe un’altra occupazione. È quanto emerge dallo studio “People at Work 2022: A Global Workforce View” realizzato dall’Adp Research Institute, multinazionale attiva nell’human capital management, che questo giornale pubblica in esclusiva.

Si tratta di un risultato di grande rilievo, considerato che il 31 agosto in Italia terminerà lo smart working semplificato e dopo questa data ritornerà l’obbligo di un accordo individuale tra azienda e dipendente come adempimento preliminare e necessario per ricorrere alla modalità di lavoro agile.

Dunque, dopo l’esperienza di questi due anni e mezzo, molti lavoratori non sono disposti a tornare indietro e vogliono salvaguardare la flessibilità. Sebbene la retribuzione sia ancora per i lavoratori della regione (come per gli altri, del resto) il fattore più importante in un lavoro (68%), la ricerca ha anche rilevato che il 27% sarebbe disposto ad accettare una riduzione della paga per ottenere maggiore flessibilità o controllo sulla propria vita lavorativa.

Questo anche senza modifica delle ore lavorative, ma con la possibilità di decidere come e dove distribuire le ore lavorative durante la giornata.

«Per i datori di lavoro che sono ancora alle prese con una decisione in merito al rientro dei dipendenti dopo il periodo di smart semplificato, è fondamentale garantire loro un ambiente di lavoro sereno, alla luce di tutte le pressioni che hanno subito e la dedizione dimostrata durante la pandemia, dando loro maggiore flessibilità e fiducia», spiega Marisa Campagnoli, hr director di Adp Italia.

«Dallo studio emerge come un numero crescente di dipendenti consideri sicuro un lavoro che permetta loro di guadagnarsi da vivere alle proprie condizioni, senza intaccare aspetti essenziali quali la salute, il benessere, il tempo da dedicare alla famiglia o persino i loro valori e le convinzioni personali».

Il dato forse più rappresentativo è quello che emerge dalla domanda: «Se dovessi dover ritornare in ufficio cinque giorni su cinque, cercheresti di cambiare lavoro in favore di uno più flessibile?» Il 44% degli intervistati al lavoro in regione ha risposto «Si», un punto in meno della media nazionale Un altro dato fondamentale è quello relativo al lavoro ideale.

Per il 43% dei veneti, la combinazione migliore è data da lavoro da remoto unito a lavoro da ufficio, il 15% vorrebbe lavorare solo da casa mentre il 34% solo dall’ufficio. «C'è una lunga lista di ciò che i lavoratori vogliono da un lavoro. Sebbene la retribuzione sia una preoccupazione immediata per molti, anche la flessibilità e l'equilibrio tra lavoro e vita privata sono molto importanti», aggiunge Campagnoli.

«Oggi i lavoratori hanno in mente qualcosa di più di un semplice stipendio fisso. La pandemia ha sottolineato ancora di più l'importanza del benessere personale e della vita privata e ha aumentato il desiderio di condizioni lavorative più allettanti, come una maggiore flessibilità, la possibilità di lavorare a distanza e una migliore cultura aziendale. I dipendenti si interessano sempre di più all'etica e ai valori di un'azienda».

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