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Rallenta la domanda di lavoro in Fvg: solo 15 mila ingressi tra novembre e dicembre

Le proposte di assunzione per l’ultima parte dell’anno sono 3 mila 850 in meno rispetto allo stesso periodo del 2021

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(ansa)

Offerta di lavoro in frenata negli ultimi due mesi dell’anno in Friuli Venezia Giulia. Le aziende della regione prevedono infatti di avviare nel periodo 15 mila 60 attivazioni nel bimestre, che sono però 3 mila 850 in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

A frenare le imprese sono le difficoltà che si intravedono per l’ultima parte dell’anno, e che si sommano a quelle che hanno pesantemente caratterizzato i mesi precedenti, come il caro energia con i prezzi delle commodity triplicati rispetto agli anni precedenti, oltre all’inflazione, che erode il potere d’acquisto delle famiglie e che già è rintracciabile nella domanda di prodotti e servizi, in contrazione.

Del totale assunzioni, solo il 20% sarà con un contratto a tempo indeterminato, e quindi si tratta ti posti di lavoro stabili, mentre la stragrande maggioranza, 80%, entrerà in azienda con un contratto a termine o con altre tipologie contrattuali che hanno una durata predefinita.

La parte preponderante delle figure richieste dalle imprese riguarda gli operai specializzati e i conduttori di impianti, che rappresentano il 34% degli ingressi, a seguire sono ricercati professionisti commerciali e dei servizi, per loro il 20% dei posti; quindi i dirigenti, gli specialisti e i tecnici, che intercettano il 20% dei posti; i profili generici sono il 14%, e gli impiegati chiudono la classifica con il 7%.

Per quel che riguarda la formazione, il 15% del totale entrate è per personale laureato, per il 29% viene chiesto un diploma di scuola media superiore, per il 22% una qualifica o un diploma professionale. Nel 65% dei casi viene richiesta una esperienza professionale specifica o di settore. Secondo Unioncamere-Anpal, sistema informativo Excelsior che ha curato la rilevazione, le imprese della regione che contano di fare assunzioni nel bimestre sono il 15% del totale.

Permane lo scollamento tra domanda e offerta di lavoro se il 54% delle aziende ritiene che incontrerà difficoltà nell’assumere le figure ricercate. Percentuale che sale addirittura al 60% se si parla di operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, dove mancano candidati con esperienza. Ed è altissima anche la percentuale del 59% riferita a dirigenti e professioni con elevata specializzazione e tecnici. Anche tra le figure impiegatizie ve ne sono diverse che si faticano a trovare, mentre la percentuale scende al 31,7% se le figure ricercate sono generiche, come il personale non specializzato per le costruzioni, il personale non qualificato della logistica (come facchini e corrieri), o delle attività commerciali e dei servizi, il personale da impiegare nei servizi di pulizie e nei servizi alle persone, e il personale non qualificato nelle attività industriali.

Ma quali sono i settori che trainano la domanda di lavoro? In vetta troviamo i servizi, con i due terzi del totale ingressi previsti nel bimestre, con il sotto-settore servizi alle imprese al primo posto, quindi i servizi di alloggio, ristorazione e turistici, i servizi alle persone ed infine il commercio. L’industria intercetta un terzo delle entrate che, a sua volta si divide in industria manifatturiera e delle public utilities (due terzi delle assunzioni di settore), e il restante 30% viene richiesto dal settore delle costruzioni, ancora in terreno positivo come del resto da un paio d’anni a questa parte. 

e.delgiudice@gnn.it

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