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In Veneto rallenta la corsa del mercato del lavoro: -5 per cento a dicembre

Nonostante il rallentamento registrato nella seconda metà dell’anno, il 2022 si conferma un anno positivo per il mercato del lavoro veneto. Circa 29.500 i posti di lavoro guadagnati nel corso dell’anno. A dicembre lieve flessione delle assunzioni (-5%) e perdita di 13 mila posti di lavoro

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Il 2022 si è confermato un anno positivo per il mercato del lavoro veneto, che soprattutto nella prima parte dell’anno ha visto proseguire il rimbalzo occupazionale post Covid iniziato nell’estate del 2021, per poi mostrare un progressivo rallentamento del ritmo di crescita.

Il saldo tra assunzioni e cessazioni è pari a 29.500 posti di lavoro dipendente in più, un valore inferiore a quello del 2021, anno caratterizzato da ritmi di crescita particolarmente sostenuti, ma superiore a quello registrato nel 2019 (26.900). Le assunzioni, complessivamente 616.200, sono cresciute del 14% rispetto allo scorso anno e del 4% sul 2019.

Il primo semestre dell’anno si è rivelato particolarmente positivo e ha registrato una crescita delle assunzioni pari al +31%, mentre nella seconda metà del 2022 i reclutamenti sono tornati su livelli analoghi a quelli del 2021, segnando mediamente un -2% e toccando a dicembre il valore minimo del -5%. Il mese di dicembre 2022 ha inoltre registrato una perdita di 13.100 posti di lavoro che, sebbene fisiologica in questo periodo dell’anno, risulta superiore sia a quella registrata nel 2021 (-9.700) che a quella del 2019 (-12.100).

La crescita registrata nel 2022 è determinata esclusivamente dai contratti a tempo indeterminato, aumentati nel corso dell’anno di 37.400 unità e del +26% in termini di domanda di lavoro, grazie soprattutto all’incremento delle trasformazioni da contratti di apprendistato (+12%) e a tempo determinato (+56%). Proprio in virtù di tali dinamiche, l’anno si chiude con un bilancio negativo sia per l’apprendistato, con 4.000 posizioni lavorative in meno, che per il tempo determinato (-3.900).

Riguardo alle altre tipologie contrattuali, crescono le collaborazioni di lavoro subordinato (+32%) e il lavoro intermittente (+9%), mentre lavoro domestico (-12%) e tirocini di inserimento lavorativo (-17%) registrano una lieve flessione. La domanda di lavoro in somministrazione, particolarmente diffusa nell’industria per il reperimento di profili operativi e intermedi, ha registrato fino al mese di novembre un aumento del +5%, con un saldo positivo di circa 1.600 posizioni lavorative in più.

La rinnovata mobilità in entrata e in uscita dal mercato del lavoro ha determinato anche un aumento delle cessazioni dei rapporti di lavoro (+17%), che in più della metà dei casi sono dovute alla conclusione di rapporti a termine. Le dimissioni costituiscono il 34% del totale e risultano in aumento del 17%, mentre i licenziamenti economici, individuali e collettivi, crescono del 45% rispetto al 2021, quando in parte ancora vigeva il divieto di licenziamento, ma hanno un peso assoluto marginale (24.200, appena il 4% del totale delle cessazioni). In lieve aumento anche i licenziamenti disciplinari (+6%).

A livello settoriale la crescita si è concentrata in quei settori che più avevano sofferto gli effetti della pandemia, a cominciare dal turismo (+33% rispetto al 2021), ma anche alcuni comparti del Made in Italy quali calzaturiero (+48%) e occhialeria (+26%). L’industria guadagna nell’anno oltre 15.200 posti di lavoro, i servizi 14.800, mentre in agricoltura prosegue il lento e costante restringimento del bacino occupazionale del lavoro dipendente, con una perdita di 600 posti di lavoro e una flessione delle assunzioni del -6%.

Le province che hanno concentrato nell’anno il maggior numero di assunzioni sono state Venezia e Verona, che insieme hanno registrato oltre 307.000 reclutamenti, ovvero la metà del totale dei contratti stipulati complessivamente in Veneto, con una crescita rispettivamente del +29% e del +10% rispetto all’anno precedente. Quanto ai posti di lavoro creati spicca invece Padova, con 6.900 posti di lavoro in più nel corso dell’anno sui 29.500 guadagnati complessivamente in Veneto, seguita da Venezia e Verona (entrambe attorno a 5.900 posti di lavoro in più). Il Veneto centrale, a vocazione manifatturiera, presenta saldi più contenuti ma significativi in proporzione alla dimensione demografica, con Vicenza che vede crescere il suo bacino occupazionale di 4.800 posti e Treviso di 4.400. Rovigo e Belluno presentano valori in linea con il peso dei rispettivi territori: mille posti di lavoro in più e assunzioni stabili rispetto all’anno precedente a Rovigo, 600 posti in più e assunzioni in crescita del 6% a Belluno. Nel mese di dicembre, invece, assunzioni in calo ovunque tranne che a Venezia.

La ritrovata dinamicità del mercato del lavoro ha determinato anche un lieve aumento degli ingressi in disoccupazione: le dichiarazioni di immediata disponibilità (DID) presentate nel corso dell’anno sono state 140.100, in aumento del 12% rispetto al 2021. Al 31 dicembre 2022 i disoccupati iscritti ai Centri per l’impiego del Veneto sono complessivamente 317.500, cui si sommano 82.000 soggetti in sospensione perché occupati temporaneamente o perché in conservazione della condizione di disoccupazione per ragioni di reddito.

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