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Metalmeccanici, oltre 60 mila 700 lavoratori coinvolti nelle crisi di settore

Il punto della Fim Cisl. Otto le vertenze aperte in Veneto, 18 quelle in Friuli Venezia Giulia. Il 18 gennaio si apre il confronto al ministero

Elena Del Giudice
2 minuti di lettura

Sono 60 mila 727 i lavoratori metalmeccanici coinvolti a vario titolo in crisi legate al settore (finanziarie, di settore, d’indotto, legate alle materie prime e al conflitto Ucraina-Russia). E’ il dato alla fine del secondo semestre 2022, che registra un miglioramento rispetto ai 70.867 lavoratori di giugno 2022.

A fare il punto è la Fim, il sindacato di categoria della Cisl, che dettaglia anche i numeri delle vertenze per regione che si fermano a 8 per il Veneto, ma salgono a 18 per il Friuli Venezia Giulia, e a 20 per l’Emilia Romagna, con qualche migliaio di addetti coinvolti.

In comune Veneto e Fvg hanno Electrolux, con i 222 esuberi dichiarati a livello Italia, ripartiti tra i 5 stabilimenti di Porcia, Susegana, Forlì, Solaro e Cerreto d’Esi, vertenza che ha già raggiunto un accordo per esodi volontari e incentivati (fino a 70 mila euro per chi lascerà l’azienda entro fine anno non avendo i requisiti per agganciare la pensione nel periodo coperto dalla Naspi). Mentre ieri a Saronno è proseguito il confronto sull’annunciato investimento per lo stabilimento di Solaro, circa 113 milioni di euro per una ristrutturazione della fabbrica dalla quale è attesa in uscita una nuova piattaforma di prodotto che darebbe garanzie ai sito lombardo per i prossimi 10/15 anni, che richiede però un incremento significativo del gettito produttivo (118 pezzi/ora). 

Altri punti caldi in Fvg sono in Zml a Maniago, dove la cassa integrazione è finita a dicembre ma ci sono timori sulle prospettive; in Savio Macchine Tessili, in Wartsila a Trieste, in Jacuzzi, alla Flextronics, alla Automotive Lighting.

In Veneto si va da Acc, dove si attende il ricollocamento per i lavoratori non riassorbiti da Lu.Ve, in Ideal Standard, e anche qui per il reimpiego di una parte degli addetti che non troveranno posto nella nuova Dolomite; in Superjet, in Alu-Pro, Gasparini, Pm, Zincol Italia, Speedline.

Nicola Panarella

 

«Alcune crisi vanno avanti da anni – ricorda il segretario della Fim del Veneto, Nicola Panarella – e nonostante ciò il Veneto ne conta relativamente poche rispetto ad altre regioni. Il problema è come le risolviamo. Prendiamo il caso di Superjet: qui la crisi è legata alle commesse in Russia: è chiaro che finchè perdura il conflitto, quel mercato resterà bloccato. Quindi è una crisi che, oggi, non ha soluzioni, a meno che – azzarda il sindacalista – non se ne faccia carico il governo».

Nel caso di Speedline «c’è un’intesa con l’azienda che cede che assicurerà il supporto a chi acquista, resta da capire se le prospettive che si intravedono sono solide oppure no».

Gianni Piccinin

 

«Il settore in sofferenza è sicuramente quello dell’automotive, con relativa filiera – aggiunge Gianni Piccinin, Fim Cisl Fvg – ma richiama attenzione anche l’elettrodomestico». Non solo e non tanto per quel che accade in Electrolux, dove le eccedenze dichiarate sono piuttosto contenute, quando per l’evoluzione del settore esposto rispetto ad una domanda che si sta facendo asfittica.

Il 18 gennaio sindacati e governo avvieranno il confronto sui tavoli di crisi, oltre 200 quelli aperti al ministero, cercando di individuare strumenti e modalità con cui affrontarli.

e.delgiudice@gnn.it

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