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PROGETTO LE VILLAGE

Il villaggio più green: innovazione e contaminazione con le aziende senior su sei assi di sostenibilità

Una specializzazione su salute e benessere, acqua pulita e servizi igienico sanitari, energia pulita e accessibile, città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabili, imprese innovazione e infrastrutture

Fabio Poloni
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Sarà l’hub della sostenibilità, parola un po’ lisa per abuso ma che qui, dentro il nuovo Village di Padova, vuole essere davvero stella polare, e concretissima. Una specializzazione che leghi startup, territorio, imprese “senior” già radicate e università lungo sei assi green, che sono quelli indicati dall’agenda 2030 dell’Unione europea: salute e benessere, acqua pulita e servizi igienico sanitari, energia pulita e accessibile, città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabili, imprese innovazione e infrastrutture. Una specializzazione che distingue il Village padovano, terzo acceleratore di startup voluto e creato da Credit Agricole, da quelli di Milano (vocato a design e trasporti) e Parma (agrimeccanica).

Senior e startup

I contenuti prendono già forma, per iniziare a dare proprio quella concretezza che traduca e metta a terra le belle parole. In prima fila, ieri al taglio del nastro, anche Assindustria Venetocentro: «Abbiamo creduto fin dall’inizio a questo progetto, qui con me c’è quasi metà del consiglio direttivo – dice il presidente degli industriali di Padova e Treviso, Leopoldo Destro – Ci abbiamo creduto per tre motivi: è un’operazione di sistema, in un momento così difficile è significativo. Secondo: sostiene un progetto di ecosistema di innovazione aperto, interconnesso e contaminato. Do il benvenuto sì a 34 startup, che a breve si raddoppieranno, e qui troveranno humus per crescere e contaminarsi con le imprese senior. Terzo, noi dobbiamo supportare sia le senior, sia le imprese che nascono, circa mille in Veneto, e qui lanciamo una sfida ambiziosa: questa è la fucina del futuro e Assindustria Venetocentro c’è».

L’innovazione del contatto

Dopo la presentazione di mercoledì, ieri il taglio del nastro ufficiale: 34 startup, 18 aziende partner e 46 abilitatori inseriti in un ecosistema aperto agganciato a una rete internazionale. “Le Village by CA Triveneto”, acceleratore di innovazione, è di fatto operativo da un anno ma è stato inaugurato ufficialmente proprio ieri nella sua sede definitiva di piazza Zanellato, zona Stanga. Un grande hub dell’innovazione.

Perché Padova?

«L’innovazione ha una dinamica particolare, qui è frutto di una visione condivisa sulla città – dice Carlo Piana, direttore generale di Credit Agricole Friuladria – con vicinanza fisica con quelli che hanno idee al piano di sopra, con chi ha provato già a vendere il servizio al piano di sotto, con le imprese, e in questo luogo creato dalla Camera di commercio con ottica imprenditoriale c’è un crocevia ideale. Lo abbiamo chiamato del Triveneto non a caso, con Trento, Trieste e Verona che hanno aderito subito con i loro enti economici e università».

I primi numeri

La concretezza, si è detto, al di là delle belle parole. «Più del 50% delle nostre startup ha raddoppiato il fatturato negli ultimi nove mesi – spiega Matteo Di Biagi, direttore del Village – e cresce la sinergia con le imprese del territorio. Tre startup, inoltre, stanno già internazionalizzando: in Cina, Usa, Cile. Il nostro claim “Collaborare per innovare” funziona. Abbiamo 18 aziende partner che ci hanno creduto da subito, 34 startup, in forte crescita perché a giugno erano 20. Tra luglio e agosto in tre hanno chiuso un round di finanziamento per quasi due milioni di euro».

«Grazie di aver scelto Padova, lo dico da leggermente interessato – scherza ma non troppo Sergio Giordani, sindaco di Padova – sono tutte belle le città in Veneto ma avete fatto la scelta giusta, qui ci sono imprese eccezionali e l’università fa fare il salto di qualità. Solo una banca può fare cose così belle, noi siamo poveri».

Prove di metaverso

C’è stato un assaggio di metaverso, anche se piccolo piccolo: una tavola rotonda virtuale tra gli avatar di Fabrice Marcella, direttore del Village di Parigi, aperto nel 2014; Virginia Stagni, la più giovane manager assunta dal Financial Times; Danilo Costa, ceo della palermitana Coderblock, piattaforma di esperienze virutali. Il metaverso sarà molto di più, in tempi relativamente brevi, rispetto a questa sorta di piattaforma per meeting tridimensionali.

«Per la sfida della sostenibilità – dice Marcella – servono nuove competenze e criteri di valutazione. Due attori giocano un ruolo fondamentale: il consumatore finale, che sceglierà un prodotto al posto di un altro, e lo Stato, con aiuti e finanziamenti». «Dietro l’innovazione c’è il capitale umano, il talento che portiamo dentro le aziende – ha detto Stagni – Serve un approccio a lungo termine anche sul fronte della sostenibilità: pensare a cosa lasceremo, come gli architetti romani. Cresce una visione di lungo termine nei Village. Con glocal sustainability, globale e locale».

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