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PROGETTO LE VILLAGE

La scommessa Le Village: «Abbiamo un’idea che vale, ma siamo qui per imparare»

Le voci di startupper e colleghi senior. «Non solo fintech, ma tutte quelle tecnologie che possono essere al servizio di un tessuto economico vivace e variegato come quelle del Triveneto». De’ Stefani: credo nella contaminazione

Riccardo Sandre
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Sono a caccia di connessioni, di nuove idee e di risorse per la propria crescita. Risorse che per le imprese partner sono competenze e tecnologie innovate e che sono finanza fresca, equity, per le startup e gli innovatori raccolti attorno la progetto di Le Village. Una galassia di 34 startup e 18 imprese che vedono negli spazi aperti della sede padovana dell’acceleratore di Crédit Agricole un’arena dove incontrarsi e fare eventualente un pezzo di stara insieme.

«Entriamo per la prima volta in un mondo di professionisti» spiegano Nicola Zeoli e Gabriele Cavallaro, gli ideatori di Hoooly!, un cestino dei rifiuti che grazie all’intelligenza artificiale gestisce in autonomia la raccolta differenziata. L’uno ha 24 anni, l’altro ne ha 25 anni. «Abbiamo avuto un’idea, ci abbiamo lavorato e ora abbiamo in prevendita circa un centinaio dei nostri prodotti. Non abbiamo nessuno alle spalle, non siamo lo spinoff di nessuno e siamo giovani, molto diversi da alcuni nostri colleghi che invece hanno molta esperienza. Siamo qui perché il nostro è un progetto che funziona sia tecnicamente che sul mercato ma sappiamo che abbiamo molto da imparare. Qui cerchiamo partner industriali, denaro per la crescita ma anche quella formazione culturale che stiamo sviluppando ogni giorno in questo villaggio dell’innovazione».

Tutt’altro percorso invece per i soci di Ge Farm. Una startup che sviluppa sistemi di accumulo di energia basati sulle tecnologie innovative delle batterie a nichel/ferro e sodio/nichel destinato al mercato residenziale commerciale ed industriale. Il gruppo di lavoro di Ge Farm è composto da manager e ingegneri di esperienza il cui desiderio è quello di creare qualcosa di proprio dopo anni di crescita professionale nelle imprese grandi e piccole italiane e non solo.

«Io vengo dal mondo del marketing e della ricerca di prodotto in Italia e all’estero» spiega l’ad di Ge Farm Alessandro Marcuzzi, che di anni ne ha 58.

«Avevamo tutti voglia di creare qualcosa di nostro e insieme sviluppato questo progetto. Un sistema di accumulo che funziona, sopperisce a molte delle criticità delle tecnologie al litio e che può fare molto sui mercati residenziale e industriale. Da Le Village cerchiamo principalmente equity o dei partner industriali solidi».

Una corrispondenza molto solida con i partner industriali di Le Village. Lo spiegano bene Francesca Pasqualin e Andrea Fasan, l’una partner della società di consulenza Adacta, l’altro socio di Kpmg. «Ci interessa riuscire a veicolare idee di innovazione che possano aiutare lo sviluppo delle imprese nostre clienti» spiegano i due.

«Non solo fintech quindi, ma tutte quelle tecnologie che possono essere al servizio di un tessuto economico vivace e variegato come quelle del Triveneto». Dello stesso avviso Riccardo Pavanato, Ad di Auxiell.

«Forniamo consulenza di processo alle imprese» spiega «e per noi stare sul pezzo delle nuove tecnologie è strategico anche per potere introdurre novità funzionali dove queste possano servire». Ma a guardare a Le Village è anche la media e grande impresa internazionalizzata del Nordest. «Esperienze come quelle di Le Village sono importantissime per dare impulso allo sviluppo di interi sistemi economici» spiega il presidente e ad di Sit Federico de’ Stefani. «Credo molto nell’Open Innovation e nella contaminazione tra innovatori e imprese».

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