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Top 500 Udine, la finanza straordinaria come opportunità di crescita dimensionale e di trasformazione per le imprese

È la “lezione” che arriva dall’ultima tappa della più approfondita ricerca sulle imprese del territorio, realizzata da Nordest Economia, hub dei quotidiani Gedi del Nordest, con PwC Italia e Fondazione Nord Est con l’Università di Padova e Ca’ Foscari di Venezia

Elena Del Giudice
Aggiornato alle 4 minuti di lettura

La finanza straordinaria come opportunità di crescita dimensionale e di trasformazione, da singola azienda a gruppo strutturato, e – ancora – per entrare in nuove aree di business, oltre che elemento per una evoluzione interna dell’impresa.

È la “lezione” che arriva dalla tappa udinese di Top 500 Fvg, la più approfondita ricerca sulle imprese italiane, e nordestine, realizzata da Nordest Economia, hub dei quotidiani Gedi del Nordest, con PwC Italia e Fondazione Nord Est con l’Università di Padova e Ca’ Foscari di Venezia. L’evento di presentazione del dossier – che sarà in edicola venerdì 25 novembre con il Messaggero Veneto – si è svolto nella sede del Cafc a Udine. Sul palco il direttore di Nordest economia, Fabrizio Brancoli, Manuel Forte e Cristina Landro di PwC, e la giornalista di NEE Roberta Paolini.

A PwC e Fondazione Nordest il compito di presentare i dati delle prime 500 aziende del Fvg che hanno archiviato un 2021 in forte crescita, trainate dalla ripresa post-pandemia che ha coinvolto l’intera economia globale. Le Top 500 Fvg hanno realizzato ricavi aggregati consolidati pari a 52 miliardi, in aumento del 38,8% rispetto al 2020. L’89% delle Top 500 ha registrato un incremento dei ricavi, il 74,2% ha registrato una crescita dei ricavi maggiori del 10% e addirittura il 53% ha registrato una crescita maggiore del 20%.

Dall’analisi dei bilanci emerge che il reddito della gestione operativa (Ebitda) ha registrato un incremento, a livello aggregato, pari a 1,3 miliardi rispetto al 2020 (3,8 miliardi nel 2021). L’indicatore Ebitda sui ricavi, o anche margine operativo, è anch’esso in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 2020, attestandosi intorno al 7,4%; nel 96,1% dei casi in cui il margine operativo è migliorato rispetto l’anno precedente, tale miglioramento è stato accompagnato da una crescita dei ricavi, mentre solo nel 3,9% l’incremento dell’Ebitda è stato raggiunto in presenza di un decremento dei volumi di vendita e quindi attraverso una strategia di miglioramento dell’efficienza e della catena della creazione di valore. La quota delle imprese in utile è particolarmente elevata (90,4%).

Sul palco sono saliti anche Caterina Moliterno di PwC Italia, e Luciano Colombini di Banca Finint.

Quindi al termine dell’esposizione dei dati, ecco la tavola rotonda con gli imprenditori intervistati da Paolini, che ha indagato le scelte di finanza operate dalle diverse aziende.

Nel caso di Gruppo Illiria spa, nato dall’aggregazione di diverse realtà operanti in Fvg, attivo nel vending, ovvero la commercializzazione di alimenti e bevande attraverso i distributori automatici, il momento della svolta è stato quello “in cui abbiamo deciso di uscire dal territorio regionale – spiega Mario Toniutti, Ad e direttore generale del Gruppo – In 25 anni i passi in avanti sono sempre stati compiuti secondo le disponibilità”, che hanno portato Illiria a compiere 50 acquisizioni. “Per cogliere nuove opportunità avevamo necessità di attingere a strumenti diversi.

Da qui. ancora Toniutti – la scelta di fare il percorso in Elite e di progettare l’emissione di un minibond da 10 milioni di euro”. La nuova finanza ha consentito a Illiria di procedere con due nuove acquisizioni, una in Fvg e una nelle Marche. Poi il Covid, che ad un gruppo che aveva raggiunto i 75 milioni di euro di volume d’affari, ha impattato erodendo oltre il 30% dei ricavi. “Ci siamo rimboccati le maniche – racconta l’Ad – per mantenere l’equilibrio economico-finanziario, nel ’21 abbiamo iniziato a rivedere la luce; contiamo di chiudere il ’22 ancora a -11% rispetto all’anno pre-pandemia”. E le ambizioni non sono state smorzate: “arrivare a 100 milioni di ricavi entro i prossimi 5 anni, è il nostro obiettivo”, conclude Toniutti.

Ricorso alla finanza straordinaria per sostenere la crescita, è stata anche la scelta di Icop, società con oltre 100 anni di storia, guidata da sempre dalla famiglia Petrucco, attiva nel settore edile delle infrastrutture, ingegneria del sottosuolo, fondazioni speciali, microtunnel e – di recente – edilizia marittima.

L’edilizia “è stata per anni in forte contrazione, ma nel 2014/15 si sono aperte possibilità di crescita e di sviluppo – spiega Paolo Copetti, Cfo, del Gruppo Icop – tanto che siamo passati da 50 a 150 milioni di euro”. Il percorso di sviluppo richiedeva nuove risorse, passando da una finanza tradizionale a modalità più evolute e strutturate. Ed ecco l’idea di minibond “che è stato la tappa di un percorso che ha richiesto un diverso approccio ai processi organizzativi e alle prassi finanziarie”.

Paolo Copetti

 

Un percorso che ha portato ad un aumento di capitale, che è stata occasione per far entrare Friulia, la finanziaria Fvg “che ci ha accompagnato in questi anni”. Nel 2017 Icop emette due pacchetti di obbligazioni per 12 milioni di euro; nel 2018 avvia un project financing in un’attività importante nel Porto di Trieste, quindi compie il percorso in Elite e nel 2020 “avvia un’altra emissione di minibond – prosegue Copetti – il cui esito ci è stato utile per attrezzarci ad affrontare il progetto della Grand Paris Express e della piattaforma logistica a Trieste”. Per Icop il ’22 si chiuderà “in crescita rispetto all’esercizio precedente e con una buona marginalità”, dati che consentono oggi “di progettare un nuovo step di crescita” agganciando il trend delle infrastrutture e dei progetti legati al Pnrr, puntando “a un giro d’affari di 200 milioni di euro nei prossimi tre anni”, conclude il Cfo.

Per Aussafer è stato l’incontro con la 21 Invest di Alessandro Benetton, il momento della svolta, passando da azienda “a capogruppo di tre società – racconta Luisa Citossi amministratore di Aussafer –  con la Laserjet di Vicenza e la Ramo di Povoletto, specializzato nella lavorazione della lamiera e dei metalli con macchinari ad alta tecnologia, per conto terzi e su commessa”.

Luisa Citossi

 

Ampio il range delle lavorazioni che vanno “dalla semplice piastrina alle lame dei pattini da ghiaccio, dai compattatori per i rifiuti”. Una dotazione di macchinari che per il solo taglio laser ne conta 22 in grado di realizzare tagli da pochi millimetri a 14 metri. “La nostra famiglia – prosegue Citossi – ha perseguito una politica di sviluppo, innovazione tecnologica e di crescita, anche dei collaboratori, che si è concentrata per linee interne. Dall’incontro con 21 invest è nata un’importante sinergia i nostri piani di sviluppo si sono trasformati in un progetto ambizioso: fare di Aussafer un polo di aggregazione a livello nazionale ed europeo”.

Il primo step sono state le due acquisizioni, una in Fvg e una in Veneto “e ora – anticipa Citossi – guardiamo oltralpe”, puntando ad una leadership europea. L’azienda chiuderà il ’22 con circa 110 milioni di ricavi e 400 collaboratori, e si appresta ad affrontare un 2023 “certamente complesso a causa della congiuntura, della situazione geopolitica, dell’inflazione che condizionano lo scenario e rendono difficile avere una visione di mercato. Ma noi continueremo nella nostra strada, proseguiremo negli investimenti in nuove tecnologie, innovazione, energie rinnovabili e, per l’appunto, puntiamo a nuove acquisizioni”.

Cristina Mattiussi

 

Una finanza con necessità di evolvere se la si guarda dal punto di vista delle start up. “In Italia – ricorda il dato Cristina Mattiussi, con delega a innovazione e startup in Confindustria Udine e rappresentante per il Nordest di Innovapp – sono 14.300 le nuove imprese definite come start up innovative, di queste ora solo 3.700 sono partecipate da Venture Capital. La dimensione delle startup non consente loro di accedere a determinate forme di finanziamento importanti, ecco che occorre lavorare sia sulla cultura delle startup perché possano aumentare la loro dimensione, e anche sulla cultura del rischio”. E magari occorrerebbe osservare cosa fanno altri Paesi, come Germania e Francia, per sostenere le startup innovative, cambiando le norme in vigore in Italia.

Confindustria Udine, intanto, ci mette del suo per affiancare le aziende innovative nel loro percorso, avendo costituito una commissione innovazione composta da imprenditori in grado di sostenere le start up, ha anche definito l’adesione gratuita all’associazione per 4 anni, e messo a disposizione una serie di servizi oltre che della rete di imprese aderenti. “La nostra missione – conclude Mattiussi – è lavorare per far cogliere le necessità dell’ecosistema”, aiutando le startup a proseguire nel percorso con l’auspicio che, tra loro, si celi un nuovo Unicorno.

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