Padova vuole diventare sede della nascitura Agenzia europea per il biomedicale

Il cosiddetto Barda sarebbe un’enorme calamita di investimenti e di “cervelli”: un gioco di squadra politico-accademico per portare la sede in Veneto: dovrà anche supportare gli Stati nella reazione alle emergenze sanitarie transnazionali

PADOVA. L’acronimo è Barda, cioè biomedical advanced research and development agency. In pratica è la nuova agenzia europea, voluta dalla presidente della commissione Von der Leyen, che avrà il compito di supportare gli Stati nella reazione alle emergenze sanitarie trans-nazionali.

In parole povere un’enorme calamita di investimenti e di “cervelli”. Roma si è già fatta avanti con una candidatura avanzata dalla sindaca Virginia Raggi, sostenuta dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti e sponsorizzata dal commissario europeo Paolo Gentiloni.

Ora tocca al Veneto, ed in particolare alla città culla della Medicina moderna, provare ad agganciare il treno per inserirsi in un circuito globale di politica sanitaria, ricerca e produzione farmaceutica. Padova è scesa in campo silenziosamente, grazie a un lavoro di triangolazione avviato dal governatore Luca Zaia con il sindaco Sergio Giordani e il rettore dell’università Rosario Rizzuto.

Il lavoro dietro le quinte

«Su questo argomento siamo sul pezzo da ben prima delle elezioni», si limita a confermare il governatore Luca Zaia, senza una parola in più. La prudenza infatti è d’obbligo. Brucia ancora la beffa di Milano, con l’Agenzia europea del farmaco (Ema) dirottata su Amsterdam all’ultima votazione. Ma il governo ha appena candidato il capoluogo lombardo a sede del Tribunale europeo unificato sui brevetti e poi Torino a ospitare l’Istituto per l’intelligenza artificiale.

Roma si è subito fatta avanti mettendo anche a disposizione una struttura enorme e inutilizzata come l’ex ospedale Forlanini, a due passi dallo Spallanzani diventato punto di riferimento nazionale per il Covid. Il Nordest e il Veneto rischiano di essere, ancora una volta tagliati fuori. «Sono perfettamente a conoscenza dell’opportunità, stiamo studiando le carte con la Regione», conferma anche il sindaco Sergio Giordani.

Gioco di squadra istituzionale

Cosa può mettere in campo Padova? Un nuovo modernissimo ospedale in progetto nella grande e libera area di San Lazzaro. «Sarebbe un salto di qualità importante: un cambio sistemico per valorizzare le nostre eccellenze, a partire dalla scienze biomediche – aggiunge il primo cittadino – Padova lo merita sia per la sua storia che per come ha affrontato la pandemia grazie a un ateneo moderno e prestigioso». E la voce del Bo è concorde.

«È un progetto importante di cui ho parlato con il governatore Zaia – assicura il rettore Rosario Rizzuto – Assegnare a Padova la sede dell’Agenzia europea per la ricerca biomedica rappresenterebbe un meritato riconoscimento non solo per la città, ma per l’intero sistema sanitario del Veneto. Un sistema che vede la nostra Scuola Medica impegnata nel combattere la pandemia, grazie all’impegno appassionato e straordinario del nostro personale sanitario e all’incessante lavoro di ricerca che portiamo avanti. L’Università di Galileo, la scuola medica di Morgagni, Vesalio, Fabrici d’Acquapendente e Harvey, hanno fatto e continueranno a fare la loro parte all’interno di una squadra che ha risposto con un’efficacia riconosciuta a livello internazionale ad una pandemia che ha visto nel nostro territorio la prima vittima da Covid-19

***

LA GUERRA DEI DOSSIER

La scelta toccherà a Conte che finora non si è sbilanciato. Si tratta del centro che avrà
il compito di indirizzare tutti i finanziamenti alla ricerca

È un progetto che arriva da lontano, dalle riunioni a Bruxelles. L’Italia infatti presiederà nel 2021 il summit G20 sulla sanità globale (anche su questo Padova si è fatta avanti) ma nel maggio scorso un summit Macron-Merkel aveva dettato la linea: l’Europa deve dotarsi di un’agenzia che lavori all’autosufficienza del vecchio continente nel settore farmaceutico e della ricerca.

Ecco perché nasce la Barda.

L’analoga agenzia statunitense gestisce fondi per miliardi di dollari e decide su quali ricerche convogliare le risorse. Ecco quindi che ottenere la sede di questa authority vuol dire assicurarsi una fetta di potere importante a livello continentale. E c’è da scommettere che, come accadde per l’Agenzia per la farmaceutica sfuggita a Milano nel 2017, gli Stati comunitari combatteranno a colpi di dossier per ottenerla.

L’Italia a partire proprio dalla vicenda del 2017 vanta un credito. La Penisola, infatti, per dimensioni è il terzo dei Paesi Ue dopo Francia e Germania. Può quindi legittimamente aspirare ad avere due agenzie, visto che i transalpini ne hanno ben quattro più un ramo dell’europarlamento a Strasburgo, e che la Germania ne ha due ma ha ospita anche la sede della Bce. Nel nostro Paese invece c’è solo la sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) assegnata nel 2003 a Parma.

Ovviamente l’assegnazione della Barda aprirebbe le porte allo sfruttamento del Mes, il prestito europeo con interessi modestissimi e senza condizionalità, destinato al finanziamento di strutture sanitarie. A questo si aggiungerebbe il prestigio di essere il luogo da cui si dovrebbero gestire, a livello centralizzato per tutta la comunità, le future eventuali pandemie. E chi può farlo meglio di un territorio che, attraverso il caso di Vo’, ha dimostrato di saper controllare un cluster e domare l’incendio prima che si propaghi?

La decisione sulla candidatura da avanzare a livello europeo spetta al governo. Ma il premier Giuseppe Conte, tirato per la giacchetta da Raggi e Zingaretti per un impegno sulla Capitale, ha preferito non sbilanciarsi: «Il presidente del consiglio non si sbilancerà prima di avere compiuto un’approfondita riflessione», hanno fatto sapere dalle stanze di Palazzo Chigi. È il segnale che i giochi non sono fatti.

E che quindi Padova e il Veneto possono giocarsela mettendo in campo una lobby di pressione non solo politica (anche se servirà l’impegno di tutti i parlamentari padovani) ma anche e soprattutto medico-scientifica.

Sul piano della ricerca biomedica il Bo può dire la sua a livello europeo ed è importante che a guidarlo ci sia un rettore che proprio in quel segmento non ha mai smesso di svolgere la sua ricerca. La decisione finale non arriverà in poche settimane. Ci sono tempi più lunghi e la sfida è appena iniziata. Padova è scesa in campo, ma si vedrà se sarà in grado di entrare davvero nella partita.

***

A Parma c’è l’Esfa

Nel dicembre 2003 è stata assegnata a Parma la sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Esfa) che gestisce fondi in media per 77 milioni di euro all’anno e ha il compito di fornire consulenze scientifiche sui rischi per la salute dei consumatori a livello alimentare. È stata fondamentale, ad esempio, per gestire i casi di “mucca pazza” o l’influenza aviaria. Oppure sul piano della comunicazione il difficile tema degli Ogm. Il direttore esecutivo è l’austriaco Bernhard Url.

Ema negata a Milano

La beffa brucia ancora perché alla terza votazione per ottenere l’agenzia europea del farmaco (Ema) Milano e Amsterdam avevano ottenuto lo stesso numero di voti. Un pareggio che ha costretto ad affidare la scelta al caso, con un sorteggio. Ha vinto la città olandese lasciando l’Italia con l’amaro in bocca e un credito enorme a livello continentale. L’importanza dell’assegnazione era stata valutata in migliaia di posti di lavoro e due miliardi di euro come indotto economico. Il direttore esecutivo è l’italiano Guido Rasi.dell’occidente».